Marialuisa Bianchi.
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Ekaterina. Una schiava russa nella Firenze dei Medici.
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Parte 1.
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2017. END Edizioni, AOSTA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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La presenza di giovani schiave nelle citt europee del Quattrocento  un fenomeno poco noto e per certi versi rimosso dall'immaginario collettivo che si riferisce a uno dei periodi pi affascinanti della Storia esaltandone in modo quasi esclusivo i risultati artistici e culturali. Eppure a partire dalla met del Trecento tante furono le ragazze russe, tartare, greche, turche, saracene strappate alle loro terre e condotte nelle case dei ricchi d'Italia
e non solo per svolgere i lavori domestici pi umili, accudire gli anziani e soddisfare i desideri sessuali dei padroni. Marialuisa Bianchi ci mostra senza infingimenti la quotidianit, fatta di violenze, soprusi, umiliazioni e rari momenti di serenit, di una giovane schiava russa che si trova a vivere nella turbolenta Firenze di Cosimo de' Medici. Pagina dopo pagina siamo guidati alla scoperta di una citt di antichi mercati, botteghe artigiane e viuzze mal frequentate, che caratterizzavano lo spazio urbano di allora tanto quanto i sontuosi palazzi, le chiese, gli ospedali che ancora oggi possiamo ammirare.
L'accurata ricostruzione storica  parte stessa di una narrazione appassionante in cui personaggi esistiti e vicende realmente accadute diventano un tutt'uno con l'invenzione letteraria a cui spetta il compito di dare voce a chi non l'ha avuta. La schiava Ekaterina, il garzone Francesco, la serva Ghita, la prostituta
Hysa intrecciano cos le loro storie con quelle del vescovo Antonino Pierozzi, di Giovanni della Casa e della bellissima Lusanna di Benedetto, di Alessandra Macinghi Strozzi, di mercanti e preti che hanno lasciato traccia di s nel Rinascimento fiorentino. Ne deriva un affresco mosso, sempre vivace della Firenze
quattrocentesca e il racconto coinvolgente del cammino rischioso e pieno di sorprese di una schiava alla ricerca ostinata della propria libert.
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L'AUTRICE.
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Marialuisa Bianchi - Molisana d'origine, si  laureata in storia medievale a Firenze, dove vive e insegna in una scuola superiore. Collabora con la storica associazione culturale Il giardino dei Ciliegi, presso cui conduce seminari di scrittura creativa e organizza incontri letterari, lavorando anche in ambito formativo. Ha scritto saggi sulla storia fiorentina, tra cui La grande storia dell'artigianato: il 400, edito da Giunti. Per l'opera Campobasso capoluogo del Molise, pubblicato dal Comune di Campobasso nel 2008, ha curato il saggio Andata e Ritorno, la descrizione degli intellettuali: uno spaccato sull'immagine della citt nei secoli attraverso lo sguardo di scrittori e scrittrici molisani, tra cui Francesco Jovine. Sempre per la Regione Molise ha ideato e organizzato La selvatica timidezza di Lina Pietravalle, un convegno di studi svoltosi presso l'Universit del Molise nel 2006. Ha scritto recensioni per riviste letterarie e racconti per raccolte antologiche fra cui Quel libro nel cammino della mia vita di Giuseppe Pontiggia. Ha pubblicato un libro di racconti Vie di Fuga. Storie di e per adolescenti (Franco Angeli, 2005) con prefazione di Dacia Maraini e nel 2009 il testo teatrale Apparizioni. Tre atti liberamente ispirati al romanzo Signora Ava di F. Jovine (Filopoli).
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Ekaterina. Una schiava russa nella Firenze dei Medici.
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Capitolo 1.
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Chiudo gli occhi forte forte, stringo i pugni. Mi concentro e trattengo il respiro. Provo a far tornare la faccia di babushka, le rughe sulla fronte incise come i solchi dell'aratro. Sento le sue mani calde e ruvide. Sono rosse di freddo e mi stringono facendomi male. Provo la magia che mi ha insegnato... La filastrocca del gatto nero che spos la gatta bianca e incontr la mano stanca che... ma, vedo solo i suoi occhi azzurri che mi fissano e si allontanano. Due farfalle che volano via alte lass fino al pennacchio del palazzo e poi le perdo.
Katinka, Katinka, mi sento chiamare.
Svegliati che fai? Vuoi farti picchiare dalla padrona, sai che non possiamo restare qui da sole!.
Non voglio aprire gli occhi, ce l'ho quasi fatta: sento i piedi formicolare che mi sollevano, le braccia sono leggere. Il fazzoletto  scivolato dalla testa...
Sei impazzita Katinka. Ti senti male?.
Vai via, vai via urlo dentro di me, non posso aprire la bocca, devo finire la filastrocca, devo, devo...
Buio.
Comincia il racconto da un paese che si chiama terra di Rus', rivestito di foreste di betulle e d'inverno avvolto sempre sotto un manto di neve candida. Una coperta soffice che protegge i semi dal freddo, mentre gli uomini si riparano con le pellicce. A volte il freddo era cos forte che lo sentivi pungere la faccia e se non correvi via in fretta rischiavi di rimanere congelata. Laggi gli inverni sono interminabili e le bambine con le lunghe trecce stanno in casa a cucire le strisce di stoffa al telaio e, intorno al fuoco, ascoltano le storie che babushka racconta. I grandi fanno i bagni di vapore e poi si buttano sulla neve, nel bosco. E il bosco  un luogo magico, anche se talvolta accadono cose impressionanti, ma a lei, Ekaterina, non faceva paura. Ben altre sono le angosce e i pericoli.
Non si devono lasciare i bambini soli, vero babushka?
Che succede? Tu vai a chiamare il cerusico.
Il barbiere  sull'uscio della bottega con un cliente elegante. Totto da Carmignano, pesante, strascicando i piedi si avvicina con il rasoio che pulisce al grembiule con gesto misurato. Si china a fatica e osserva il corpicino che sussulta con gli occhi riversi e i pugni chiusi. Poi lo solleva fra le braccia, come fosse un fuscello, lo stringe: la bocca  serrata ma con un movimento delicato ed esperto riesce ad aprirla. Si toglie il farsetto e lo mette sotto la testa della bambina. Le infila in bocca la cinghia di cuoio. Fra i denti bianchissimi, spunta una lingua rossa e spugnosa fortunatamente intatta. Mastro Totto sa che il rischio maggiore in questi casi  quello che l'infermo possa morderla e farla sanguinare. Si dice che qualcuno se la sia staccata addirittura, perdendo l'uso della parola. No, non pu far correre un rischio simile a monna Vaggia, con quel che l'ha pagata...
Nella bottega di mastro Totto, inciampando fra gli scranni, il giovanissimo garzone accorre in aiuto del barbiere. Risuona l'eco dei bacili di metallo che precipitano in terra fra ciuffi di capelli di varie sfumature. Conche per tenere l'acqua oscillano pericolosamente, schizzando sul pavimento il loro contenuto.
Dove sono, cosa mi  successo? farfuglia la schiavetta, risvegliata dal frastuono e accolta dal tepore della stanza.
Non preoccuparti, la rassicura il ragazzo Sei nella bottega di mastro Totto , hai avuto un malore.
Chi sei? Non ti ho mai incontrato.
Ti ho visto passare, quando conducevi in chiesa monna Vaggia, la mattina. Il biondo dei tuoi capelli risplende e....
Francesco, smettila di fare il cascamorto e aiuta la fanciulla a riprendersi, va' dallo speziale dell'Agnolo in Porta Rossa e chiedi un'oncia di foglie di peonie essiccate.
No, devo tornare a casa subito e poi lo speziale dell'Agnolo  amico di monna Vaggia. Lo interrompe
Ah capisco, non vuoi che lei sappia di questo dice mastro Totto accarezzandosi il mento.
Vi prego, non riferitele nulla, altrimenti suo marito mi vender. Ha gi minacciato di farlo e ho paura. Nella casa di via Porta Rossa sto bene, non voglio andare via adesso, vi prego, aiutatemi. Questo malore mi coglie di rado, nessuno si  mai accorto di nulla e lo guarda con occhioni supplici, tirandogli la manica del farsetto.
Mastro Totto, incantato, vorrebbe assecondarla, ma ha paura di essere coinvolto in una causa, come testimone.
Non angustiarti, la tua malattia  probabilmente della forma dei fanciulli e andr via presto. Non si manifester pi e monna Vaggia non si spaventer di....
Vi prego, aiutatemi. Non ricordo niente, sono svenuta. Di solito riesco ad accorgermene e mi nascondo. Non mi ha mai visto nessuno, solo oggi voi e... fa cenno al garzone dai ricci scuri e fitti come un nido di vespe. Si rende conto che la sta guardando, sembra quasi in contemplazione. Il ragazzo non riesce a distogliere gli occhi dai lineamenti perfetti, dalla carnagione diafana. Ha la pelle cos trasparente, pensa che pu contare le vene sotto gli zigomi. Non ha mai visto niente di simile e rimane con la bocca aperta. Erano i capel d'oro a l'aura sparsi riecheggiano i versi che ha sentito declamare dal suo padrone mentre era intento a rasare gote e menti.
Mastro Totto lo osserva stizzito e gli assesta un calcio negli stinchi per svegliarlo. Vai a pulire la bottega, non perdere altro tempo.
Dov' Lucia? Era con me in piazza de' Signori, non l'ho pi vista!.
 scappata,  tornata a casa da monna Orietta.  la sua schiava, vero?.
S,  qui da molti anni e mi aiuta a capire le cose del vostro paese.
Paese! Questa l' una citt, e che citt, Florenzia la bella! Come dicono tutti i forestieri. Codesto di fronte a noi  il palazzo dei Signori. Vedi quegli uomini eleganti sulla piazza? Stanno andando al Consiglio.
Quel palazzo, col pennacchio in cima?  l che mi sono sentita male, mentre tornavo dalla bottega dello speziale per la padrona. Lo osservavo dal basso ed era come se mi facesse girare la testa, mi sembrava di sollevarmi su, su....
S, in cielo fra i santi! Per parli bene la nostra lingua!.
Monna Vaggia mi istruisce ogni giorno e mi legge delle storie. Sono belle e vuole che impari anch'io ma, per ora ho tanto da fare in casa e lei  cos debole....
Del resto cosa se ne fa una schiava, come te, di leggere e scrivere, in vita tua non ne avrai bisogno e anche monna Vaggia cosa se n' fatta della sua cultura? Una gran donna come lei, servita e riverita, basta che vada in chiesa e poi al resto ci pensa il suo signore.
Per favore, mastro Totto non dite alla padrona che mi sono sentita male, oggi, vi prego, aiutatemi, era la prima volta che mi lasciava uscire da sola e io, guardate cosa ho combinato!.
Mastro Totto si pizzica il mento ben rasato e scuote la testa risoluto. La ragazza lo implora con lo sguardo: quegli occhi chiarissimi e vivi le ricordano proprio Diletta, la sua Diletta che se n' andata l'estate scorsa, trascinata dalla moria cos piccola e sola. Trattiene una lacrima e si solleva sullo scranno. Dopotutto chi l'ha vista? Solo il notaio che sta partendo per le Fiandre e chiss quando torner! E poi quel vecchio barbagianni, il marito di monna Vaggia, gli deve ancora un fiorino per i salassi dello scorso anno. Con la scusa che non  guarito non vuole pagare. Si sa i ricchi, pi sono danarosi pi sono pitocchi e mastro Totto non vuole andare di fronte al giudice per un fiorino, col rischio di perdere e rimetterci anche i clienti. Perch dirglielo? La ragazza sarebbe venduta e chiss in che mani finirebbe, come minimo al bordello del Frascato o peggio uccisa e fatta a pezzi sull'Arno, come la schiava dei Mozzi.
Vai, corri a casa. Non preoccuparti terr la bocca chiusa. Di' alla padrona che ti ho accolto in bottega perch hai avuto un colpo di calore e che non voglio nulla per l'incomodo, mi raccomando, parla con lei e non farne parola al marito.
 partito ieri per Napoli e non torner molto presto, grazie di cuore mastro Totto che Iddio ve ne renda merito.
Il garzone Francesco non osa avvicinarsi alla porta e, mentre spazza il pavimento, la saluta con la mano senza riuscire a staccarle gli occhi di dosso.
Grazie anche a voi, Francesco e corre fuori.
Il barbiere, che ama chiacchierare, racconta quello che gli ha riferito il notaio. Che  stata registrata col nome di Caterina, schiava russa di quattordici anni, bionda e senza segni sul viso, solo una piccola croce tatuata sul polso. Ma il mercante, da cui l'ha acquistata il marito, ha sottoscritto che la fanciulla non aveva magagne, tanto meno che fosse affetta da mal caduco. Uhm, deve essere  nata nella congiunzione della luna piena con Saturno, per questo li dicono lunatici.
Infatti  assai delicata, bianca come l'avorio... sospira Francesco.
Che vuoi, monna Vaggia si era intestardita. Le avevo consigliato una tartara, sono pi robuste e adatte alla fatica, ma lei diceva che quel colore ulivigno la infastidiva, non voleva vedersela girare attorno una cos. E poi, lui non c' mai, sempre in viaggio... e la schiavetta far compagnia a monna Vaggia....
Sar una pagana delle foreste del Caucaso, a cui i parenti hanno fatto la croce per proteggerla o forse un maleficio!.
A Caffa i genovesi hanno un mercato di schiavi e le bambine sono richieste, come vedi anche qui a Firenze le famiglie pi illustri ne hanno almeno una, e questa Caterina ti piace proprio, vero!.
Il ragazzo sente il rossore salirgli fin sopra le orecchie e arretra lievemente nel cono d'ombra della stanza, balbettando parole senza senso.


Capitolo 2.

Caterina, dove ti eri cacciata? Ho mandato Ughetto a cercarti, ti hanno visto in piazza de' Signori. Lui ha incontrato Lucia, che a stento, col fiato grosso, gli ha riferito che eri l e poi  scappata, urla dalla soglia una donna arcigna.
S, Ghita, lo dir io a monna Vaggia.
Eh gi, con monna Vaggia che ti tiene in palmo di mano, sembri tu la padrona, ma bada io c'ero prima di te e ti hanno presa per i lavori pesanti. Vai subito da lei e poi inizia a lavare il bucato grosso e ci sono le matasse di lino da imbiancare. Non credere sai, quando torna il padrone glielo dir io che non hai voglia di far nulla. Tutto a me tocca fare in questa casa, sparisci se non vuoi che ti dia le busse che meriti.
Caterina non risponde, non vuole fare infuriare Ghita che potrebbe scoprire il suo segreto e tradirla. Abbassa lo sguardo e ascolta tutti gli improperi. Ghita  vecchia, deve avere almeno trent'anni e da quando il padrone non la guarda pi  piena di rabbia e teme la nuova arrivata.
Schiava, non mi inganni. Sei un'approfittatrice e una ladra. E rivolgendosi a un'altra ragazza cenciosa che passa l davanti con enormi sacchi sulle spalle: Son tutte delle poco di buono queste straniere che i signori si mettono in casa e tolgono il lavoro a noi fiorentine, vero Nerina?.
Verissimo Ghita, guarda cosa mi tocca per quei due soldi che mi danno, ma almeno potr fare un pochino di dote a mia figlia, ch senza dote non vai sposa.
Caterina ne approfitta per rientrare. Si sente ancora intimorita in quel cortile imponente con le scale ripide e i suoi tre piani; il palazzo  uno dei pi belli di Firenze ma, come dice la padrona, ha conosciuto tempi migliori e ora i nuovi signori preferiscono costruzioni isolate, non vogliono avere intorno n poveri, n parenti. A Caterina sembra impossibile che esistano case pi belle di questa e non crede ci siano persone pi ricche dei suoi padroni. C' un gran silenzio nel cortile e gli stemmi sulle pareti raccontano storie che non conosce. Invece le testine sulla colonna assomigliano ai proprietari. Ghita le ha detto che sono gli antenati di messer Lapo, raffigurati nella pietra per sorvegliare i servi. Accarezza come sempre il leone del corrimano, il piccolo marzocco a guardia della casa. Sale le scale evitando di correre, come le hanno insegnato qui, e senza fermarsi arriva al secondo piano.
Monna Vaggia  a letto: un piumaccio di lana sopra le lenzuola candide fino a nasconderle il viso. Nonostante sia gi primavera il camino  acceso perch la signora ha sempre freddo. Caterina si avvicina a riattizzare il fuoco, silenziosa.
Dove sei stata tutto questo tempo? Ti abbiamo fatta cercare dallo speziale, ma non ti hanno vista!, la interroga con un filo di parole impastate.
Non c' aria di rimprovero nella voce, ma solo apprensione. Sa che non bisogna trattare i domestici con gentilezza, se ne approfittano, cos le ha insegnato sua suocera. Ora dovrebbe picchiarla, ma non ha le forze e se lo chiedesse a Ghita le lascerebbe i segni.
Mi sono persa, non conosco ancora bene queste viuzze....
Ti credo per questa volta, ma non uscirai pi da sola. E speriamo che non ti guasti, Caterina, tu sei semplice e aperta, devi stare attenta a chi ti lusinga o dice che  innamorato di te, e ne troverai tanti, bella come sei, ma non puoi legarti, sei nostra, poi ti sfrutterebbero pi di noi. Ricordati, se vivr abbastanza, far un atto dal notaio, allora sarai davvero libera e ti lascer anche una dote e.... La voce  diventata un soffio e Caterina sorride alla sua padrona affrettandosi a tirarla su. Le sistema, dietro la schiena, una spalliera in legno e cuoio che il mastro falegname ha appena consegnato, per permetterle di leggere a letto.
 una bella invenzione questo strumento, pesante da sollevare, ma un conforto per me, sto meglio adesso. E poi tu sei forte..., dice mentre la schiava le sistema con cura le lenzuola.
In effetti, nonostante la giovanissima et, Caterina  forte anche se esile d'aspetto; pi alta delle coetanee, dimostra qualche anno in pi.  stato questo, oltre ai lineamenti preziosi e all'oro dei capelli ad attrarre il padrone. Ser Lapo non lo si vede quasi mai, sempre fuori per affari. Napoli, Vinegia, Genova... Ripete i nomi di citt sconosciute, per non dimenticare che ci sono altri luoghi fuori da Firenze, luoghi che, quasi sicuramente, non visiter, ma  bello pensarci. Chiss che fine hanno fatto le compagne di viaggio! A Genova non c' stato il tempo di salutarle, nemmeno un abbraccio, una parola. Sparite. Ha capito che non le avrebbe mai pi riviste. Dopo due mesi di traversata in mare si erano legate come sorelle.
Caterina sei pensierosa, cosa ti affligge?.
Nulla, ragionavo sulle lenzuola, sono di molto stropicciate, dovrei lavarle.
Lavare? Il lino  cos ma aspettiamo a cambiarle, preferisco che tu mi tenga compagnia qui, raccontami....
Caterina non pu raccontarle delle altre donne, di come si abbracciavano la notte mentre i topi cercavano di morderle. Avevano provato tanti modi per scacciarli; non funzionavano. I loro occhietti rossi le osservavano al buio della stiva. Pronti a battere le zampe posteriori al primo movimento di difesa. Dove sar finita Ulinda? In questo paese cos grande e bello non l'ha mai incontrata. Ci sono tante citt, le ha detto monna Vaggia, ma non cos belle come la nostra.
Un giorno ti porter con me in viaggio, andremo a Roma dal Papa. Tutti i cristiani devono andarci. Ho sentito dire che fra due anni verr indetto il Giubileo e allora tu verrai con me, sempre che le gambe mi reggano.
S madonna, la porter sulle mie spalle se non dovesse farcela da sola e....
Ora per sali e aiuta Ghita in cucina, altrimenti quella si lamenter con il mio signor marito e lui dice sempre che ti tratto troppo bene e che con i servi bisogna essere padroni, altrimenti non obbediscono. Lo so, forse ha ragione, lui.
Le scale di legno risuonano di passi veloci.
L'ampia cucina all'ultimo piano  in ordine e pulita. Il grande camino, con le braci rossastre, la accoglie come un vecchio amico a cui rivolgere le proprie lagnanze, ma lei non si compiange, dopotutto la padrona  buona e il cibo non scarseggia. Non deve lamentarsi, non pu, ma un riflusso acido di sapori indistinti risale in gola a ricordarle la malattia, terrorizzata per ci che accadrebbe se lo sapessero.
Non pu parlare con nessuno nella sua lingua, che prima o poi dimenticher. Parole come suoni che si rincorrono e dalla nebbia emerge il villaggio, distaccato da un fondo bianco abbagliante. Tra le foreste d'abeti coperte di neve, nella pianura appaiono le capanne di legno: si pigiano, una sull'altra come se preferissero bruciare insieme piuttosto che separarsi. L'ultima estate il fuoco le aveva divorate in una notte e i campi senza siepi n recinti persi all'infinito erano stati avvolti dal fumo.
Era stato ricostruito in fretta, tutto come prima. Le risate e i balli sotto la luna, i monaci che camminano fra i villaggi e la sua chiesa annerita dalle mille candele accese. Una sola icona dietro l'altare, la Vergine nera. Vede la nonna inginocchiata. Forse le sue preghiere riusciranno a riportare a casa Ekaterina? No. Non  possibile, anche se Dio fa miracoli, non  mai successo che una schiava sia ricomparsa.


Capitolo 3.

Deve rassegnarsi e sperare che monna Vaggia viva abbastanza per proteggerla. Il chirurgo con i suoi salassi sar in grado di ridarle la salute? Pu il sangue rosso scacciato dal corpo far riapparire il roseo delle guance e la forza negli arti? Se le permettessero di uscire per i campi potrebbe cercare l'erba citronella, fare un decotto e ridare alla padrona il vigore dei suoi anni. Ma quel gonfiore che ha intravisto sull'addome, sotto la camicia, il grido che ha sentito quando il dottore l'ha visitata non suggeriscono niente di buono. Certo qui i medici hanno sicuramente un rimedio per tutto e anche senza la citronella, monna Vaggia guarir.
Nel frattempo  riuscita ad accendere il fuoco. Prende un pollastro spennato che se ne sta in un angolo, a testa in gi, con il collo piegato e gli occhi vitrei. Lo mette sul tagliere e lo squarta, infila le dita nel ventre e ne estrae le interiora. Un odore pungente si diffonde, l'odore di pollaio, che le ricorda la sua isba e la nonna con gli zoccoli che raccoglieva il letame. Rimesta in quel grumo caldo di umori e tessuti sfilacciati, finch non vede le uova, gialle, di varie dimensione. Le serber per la sera, per cuocerle insieme al brodo e portarle a monna Vaggia. Il dottore ha consigliato di nutrirla con brodo caldo e leggero. Del resto la padrona non riesce a mangiare e se non torna in fretta il marito forse non lo rivedr pi! La signora pensa spesso alla bambina tanto desiderata che non era sopravvissuta all'inverno del primo anno, ma non ne parla mai.  stata Ghita a dirle tutto e la culla ne  testimone con la sua presenza ingombrante in un angolo della stanza, con le bende di lino e copertine come se dovesse ancora servire.
L'acqua bolle e il pollo viene immerso con chiodi di garofano ed erbe selvatiche. Pepe e sale. Si siede accanto al camino e sistema le braci. In quell'istante la stanchezza della giornata le precipita addosso, lo sbigottimento dovuto alla crisi che l'ha assalita e lasciata stremata. Con in mano l'attizzatoio si accascia sulla sedia sprofondando nel sonno pi nero del nero del camino.
Un essere oscuro e coperto di peli  seduto su una sedia con alti braccioli; Caterina si avvicina e vede che ha piedi di capra, la coda e grandi ali ripiegate; la testa  inclinata verso il basso. All'improvviso si erge in tutta la persona e con il dito le fa cenno di avvicinarsi. Caterina non muove un muscolo, ma una forza misteriosa l'attrae verso quell'essere orribilmente nudo che la guarda con occhi infuocati e pronuncia una formula nella lingua della sua terra, intimandole di inginocchiarsi. Ora capisce:  lui che le ha trasmesso il male che l'attanaglia, quel male che le stravolge la mente. Deve lottare perch lui vuole possederla e cerca di richiamarla a s attraverso l'abisso di incoscienza.
Finora ce l'ha fatta a resistere, ma nel sonno vede cosa le sta accadendo e nessuno pu aiutarla. Prova a urlare. La sofferenza  nelle parole che non possono uscire. La bocca  impastata e farfuglia sibili e suoni rochi. Le braccia e il corpo sono inchiodati al terreno. Cerca di non guardare, ma gli occhi sono spalancati e sembrano uscirle dalle orbite. Ges aiutami, aiutami! Vergine Maria e tutti i Santi liberatemi! Se solo potesse urlare la formula sarebbe salva... La mano del diavolo  a pochi centimetri dalla sua faccia: le unghie ritorte e nere si contraggono e, nell'ansia di sottrarsi all'abbraccio, le tornano in mente le parole del ritornello del gatto nero. Quando si ritrova a quattro zampe davanti al mostro, riesce finalmente a urlare. La mano si allontana e la colpisce in pieno viso, con una forza che l'atterra.
Smettila di gridare, stupida, sveglierai monna Vaggia, non sei qui per dormire, ti  stato detto! Scansafatiche e miscredente. Ti ho sentita che invocavi il demonio. Ma ti aggiusto io, quando torna il marito... vedrai. Tanto, molto presto, la padrona morir e la batte con violenza fino a farla rotolare sul pavimento.
Ebbra gaglioffa, troia, bulivacca, beccati queste mazzate e stai zitta, se non ne vuoi delle altre. L'apostrofa Ghita ad alta voce.
Come avr fatto a indovinare che sognava il diavolo? Ma lei non ha colpa se il maligno viene nel sonno, specialmente da quando Lucia le ha raccontato di averlo visto in Battistero, dipinto sul soffitto, che sembrava vivo, s in quella chiesa tonda, proprio quella delle porte del Paradiso, tutte d'oro, ma cosa c'entra il Paradiso con la raffigurazione del demonio che ha un'infinit di serpenti intorno, alcuni escono dalla sua faccia e inghiottono corpi e in mezzo la bocca di Satana spalancata sulle gambe di un poveretto? Sembravano tante rane che schizzavano fuori dall'acqua bollente. Caterina non ci andr mai in quella chiesa, tanto  gi stata battezzata, almeno crede.
Oddio anche lei far quella fine, perch Ghita dice che  una miscredente. No, non pu raccontare a monna Vaggia che la serva la sta picchiando, che la odia, la padrona potrebbe credere alle parole di Ghita. O non sar vero? Proprio la sua malattia  il segno che lei Caterina ha un legame col diavolo. Come negarlo davanti ai giudici, sotto tortura. Inferno, inferno e tutto suona cos terribile.
Caterina, immobile, lascia che la furia di Ghita si scarichi su di lei, attenta a coprirsi il viso per non mostrarne i segni. Lo spavento  tale che non prova dolore, che saranno mai queste percosse in confronto a quelle che sentirebbe per l'eternit?
La ca-stel-lana di Vee-r-su, guardava fuori dalla torre... Caterina chiude le pagine e fa per alzarsi.
Vergy, si legge cos, ti ascolto perch le storie aiutano a sopportare il dolore, e questa pozione dello speziale dell'Agnolo  un balsamo per la mia gola riarsa. Continua... Non  molto che ti insegnavo le lettere intagliate sulla mela, come avevano fatto con me e i miei fratelli da bambina, per loro andarono a scuola di grammatica da maestro Caterino, io sono rimasta in casa, a palazzo Alberti, prima di sposare messer Lapo e venire qui. Fortuna volle che trovassi tanti libri nella biblioteca di mio marito.
S, monna Vaggia, anche a me piace imparare a leggere e mi esercito la sera sul libro delle preghiere, ad alta voce.
Caterina omette di dire che Ghita fa di tutto per ostacolarla, inventandosi lavori sempre pi complicati. Deve tacere, fingersi ottusa perch solo cos potr sopravvivere in quella casa, quando la padrona non ci sar pi a proteggerla.
Ti dar qualcos'altro, come le novelle o i poemi dei cavalieri. Sei davvero intelligente; hai imparato la nostra lingua in fretta e poi ora sai leggere quasi alla perfezione! Fra poco non avr pi niente da insegnarti.
Monna Vaggia tace pensando a quanto tempo le rester ancora da vivere, non crede a quello che dicono i dottori e farebbe risparmiare dei fiorini a ser Lapo, che di questi tempi ne ha un gran bisogno. E quando sar morta, il marito dovr pure restituire la dote ai suoi fratelli. Tanto cosa possono fare per lei medici e guaritori! Se non avesse la consolazione di Caterina avrebbe anche smesso di mangiare.
Caterina, china sul letto, l'aiuta a sorbire un brodo bollente, che il palato non riesce quasi a sopportare, ma il dottore ha insistito perch  di conforto agli ammalati, d forza e nutrimento. Allora monna Vaggia si affatica a buttare gi il liquido ambrato.  talmente speziato, pepe, coriandolo e noce moscata che non si distingue pi l'aroma del pollo. La carne non era freschissima e dopo qualche cucchiaiata, allontana la tazza e si allunga sul cuscino.  esausta e ha bisogno di starsene a occhi chiusi. Caterina, in attesa di ordini, osserva con attenzione il disco in bella mostra alla parete su cui sono raffigurati due puttini nudi nella lotta. Ride perch i fanciulli si tirano il pisello mentre due giovani ben vestiti giocano e sembrano schiaffeggiarsi.
Dietro le pesanti cortine del letto a baldacchino, la malata riprende con un filo di voce: Sai, Caterina, in questo letto  nata la mia bambina, la Ginevrina. Dopo quattro aborti finalmente  arrivata lei. Aveva occhioni azzurri, come quelli di mia madre. Messer Lapo ha ordinato allo Scheggia questo desco da parto con l'immagine del gioco del civettino. Lo fanno i maschi, si tiene un piede fermo sull'avversario e poi si colpisce con la mano aperta; l'altro deve riuscire a scansare il colpo senza liberarsi, anzi cercando di far cascare l'avversario. Un gioco di destrezza, lo facevo anch'io, ero molto agile e vincevo perch anticipavo le mosse dei miei fratelli che si adiravano con me. Poi mio padre me lo proib, non era adatto a una fanciulla nobile. Mio marito, sicuro della nascita di un maschio, commission il desco a Giovanni, il fratello di Masaccio, e lo pag tanti fiorini! E me li ha rinfacciati tutti, dopo.
La signora avverte un respiro lieve e ritmato e comprende che Caterina non ha ascoltato le sue parole. Meglio cos, conclude, sono ricordi privati e non bisogna condividerli, tantomeno con una fanciulla straniera che non capirebbe. Scosta la cortina e alla fiamma della candela vede la ragazza addormentata sul tappeto, con la mano appoggiata sotto la testa e le gambe rannicchiate, i capelli biondi sparsi intorno. Pensa che la Chiesa non dovrebbe permettere di vendere e comprare una creatura del Signore, come si fa con i muli e gli asini. Ma il signor marito dice che una donna non pu capire, che  scritto nella Bibbia e non bisogna interrogarsi sulle parole di Dio.
Eppure Caterina sembra proprio una Madonna, uguale a quella che ha visto sul tabernacolo dei Linaioli dipinto coi colori d'oro e azzurro e argento, dei migliori e pi fini che si fossero mai visti, diceva la gente che era accorsa ad ammirarlo. Vaggia osserva la ragazza, l'espressione placida e rilassata, la stessa che aveva lei quando arriv a palazzo. Aveva tredici anni e le donne ammiravano estasiate l'abito nuziale, mentre i musici accordavano gli strumenti... E lei immaginava gi di sentir risuonare per casa grida di fanciulli e scalpiccio di piedini.
Il dolore ha ricominciato e un lamento sveglia Caterina che si avvicina. Le tocca la fronte madida di sudore e corre a inzuppare le pezze nell'aceto per ristorarla. Bagna le labbra secche della padrona e sposta i radi capelli dalla faccia con un riserbo accentuato, quasi avesse paura di tenerezze. Allontana la mano con innata sapienza, indietreggia verso la nicchia nel muro a prendere un'ampolla verde.
Vedrete che con questa mistura starete meglio, il cardosanto messo in decozione nel vino bianco  miracoloso.
Che parole difficili, dove le hai udite?.
Dallo speziale dell'Agnolo Gabriello, ha una bellissima bottega con tanti fasci di erbe legati alle travi: mazzetti di fiori secchi, unguenti nei vasi decorati in bella mostra e lui alto sul bancone, fra le bilance, ha detto proprio cos, si  rivolto al suo socio che lo preparasse per voi, presto, perch ne avete bisogno estremo!.
Domattina, Caterina, andrai al Mercato Vecchio, ho tanto desiderio dei cicorini di campo. C' molta gente e se non darai retta a nessuno, non ti infastidiranno, sei la schiava di ser Lapo Davizzi e non oseranno. Soprattutto tieniti lontana dalla zona che chiamano il Frascato.
Rimasta sola, con le porte chiuse, Vaggia si lascia andare ai ricordi, rivede le scene del suo matrimonio. Sulle pareti a losanghe blu e bianche, proprio sotto la decorazione del ballatoio, si materializzano ombre che parlano, ridono e battono le mani, c' anche lei spaventata, o meglio una ragazzina che quasi non riconosce pi. La fanciulla guarda con fierezza i presenti. Una ghirlanda di fiori, arricchita di bandelle, le incornicia il volto imbronciato.
Era il giorno dell'accompagnatura nella casa di messer Lapo Davizzi. Vaggia usciva per la prima volta scortata dalla nutrice e da una fantesca. Una piccola folla la salutava festosa.
Fuori dal palazzo di suo padre, i parenti aspettavano mentre due suonatori di trombetta e un naccarino invadevano la strada con la musica. La sera prima, il futuro sposo le aveva inviato il cofanetto con le gioie. Suo padre l'aiutava a salire a cavallo, mentre sei uomini, con vesti luminose di seta e ricami d'oro, saltavano sugli alti cavalli per scortarla. Il corteo incedeva per via degli Alberti fra le grida e i motteggi di amici, che cercavano di impedire il passaggio. Uno si era disteso in terra, incurante di sciupare il prezioso abito pur di vederla sorridere.
In piazza del Grano la folla esultava, mentre un cavaliere lanciava monetine che non arrivavano neanche in terra, tanto fitti erano i ragazzi a raccattarle. Salute agli sposi gridarono pi volte. Viva la nostra Vaggia, la pi bella fanciulla del gonfalone del Leon d'Oro. Salute e denaro a messere Lorenzo, padre della sposa.
La ragazzina rimase seria a cavallo con lo strascico di taffett raccolto da un lato, non molto lungo, secondo le recenti disposizioni di legge. Il mantello bordato di vaio intonato alle scarpette intarsiate e i guanti ricamati con perle. Ma tutto quel lusso non sembrava interessarla, il suo sguardo si volt in direzione della chiesa di San Piero Scheraggio. Dietro la colonna qualcuno la osservava. Era in ombra, ma lei riusc a indovinare il contorno e distinse la chioma fulva e vaporosa che ricadeva impertinente. La vista del farsetto azzurro che tante volte l'aveva fatta sussultare, ora intristiva il suo sguardo. Nessuno se ne accorse, nessuno sapeva. Il suo cuore rimpicciol come se lo stringesse con forza nel pugno.
Il corteo proseguiva e si allarg in piazza de' Signori; risuonarono le campane di Santo Stefano al Ponte e i fiorentini uscirono dalle botteghe a vedere la sposa. Anche al Mercato Nuovo, urla di gioia; i cambiatori non si spostavano dai loro preziosi banchetti con i sacchetti di fiorini e altre monete correnti, eppure sollevavano lo sguardo oltre le teste e applaudivano in direzione di messer Lorenzo che era uno di loro e aveva fatto un buon parentado con i Davizzi, mercanti di lana da generazioni.
In via Porta Rossa, messer Lapo attendeva sulla soglia circondato dai fratelli. Vaggia aveva visto quell'uomo una sola volta e le apparve pi vecchio. I drappi, sulle aste di ferro, sbattevano al vento, invadendo l'aria di colori sgargianti, fra i quali spiccavano il blu, il bianco e il rosso dello stemma di famiglia. Questa sar la mia nuova casa! pens con tristezza. Altri festeggiamenti e applausi la distrassero mentre scese da cavallo ed entr nella loggia. Si intravedeva sul tavolo la sontuosa torta di pamparigi in bella mostra fra i confetti e le ghirlande.


Capitolo 4.

Il tempo  passato, denso di risentimenti, la bella loggia  stata chiusa e ora ci sono le botteghe dei lanaioli, che stentano nel commercio. Il palazzo ha perso il lustro; altre dimore e altre famiglie si preparano a sostituire le vecchie e a celebrare con il lusso e le opere d'arte casati non altrettanto antichi come il suo. Persino i Medici, in fondo, non sono che dei legnaioli del Mugello, inurbati e arricchiti con la mercatura e col prestito! A quel punto l'ammalata si appisola. Caterina la guarda ai piedi del letto;  rientrata perch ha sentito la sua padrona parlare e nonostante il divieto  rimasta l. Dalle parole confuse di Vaggia ha messo insieme frammenti del giorno del matrimonio. Anzi le  sembrato di vedere le ombre che si materializzavano sotto il verziere dipinto, come se le immagini accompagnassero gli affreschi della castellana. Certo, la padrona non  stata felice e deve avere amato qualcun altro.
Prima dell'alba Caterina  in piedi, eccitata per l'uscita, proprio in quel Mercato Vecchio, che tanta curiosit desta nei forestieri che vogliono acquistare mercanzie e stipulare buoni affari.  intimorita e vorrebbe camuffarsi per non essere notata, cos raccoglie i capelli, prende un asciugatoio bianco e se lo sistema in testa come un velo, in modo che il biondo dei capelli non trapeli. Nel silenzio avverte rumori provenire dall'alto. Fra lo sferragliare dei paioli e il secchio che sale dal pozzo, Ghita  in cucina, alle prese con l'accensione del fuoco. Decide di sgattaiolare.
Al rintocco delle campane della prima messa,  gi sull'uscio di via Porta Rossa. Le botteghe di lana sulla facciata sono aperte, i pesanti sporti reclinati al muro e Ughetto, il garzone, le fa un saluto, levandosi il berretto con ampio gesto della mano. Le botteghe sono state affittate, ma ha sentito dire che Michele di Zanobi non paga la pigione da mesi. Caterina risponde con un cenno del capo e prosegue fino all'incrocio con via dei Pellicciai. Camminando svelta, pensa che molte di quelle pellicce vengono proprio dalle foreste della Russia. Sulla nave c'erano tante balle ammonticchiate, da cui uscivano pidocchi e pulci a tormentare lei e le sue compagne. Certo a Florenzia non fa cos freddo, non capisce cosa se ne facciano i signori, ma molte sono le cose che non comprende di questo paese che le  toccato in sorte.
Per non pu far a meno di sorprendersi di fronte a tanta bellezza che vede sparsa ovunque, come polvere d'oro che decora gli oggetti. In questa parte della citt le torri e le case alte, i vicoli stretti e maleodoranti la fanno sentire pi riparata e protetta, pu camminare lungo i muri e non essere notata. Svoltando, fa appena in tempo a scansarsi che il contenuto del vaso, buttato dalla finestra, le schizza il vestito di urina. Si meraviglia che qui non mandino in giro i maiali per le strade, come nel suo villaggio, a ripulire le lordure dei cristiani e dei cani. Le vie sono lastricate. A casa sua Caterina ricorda solo la terra battuta che si trasformava in poltiglia quando pioveva o alzava una nuvola di polvere, d'estate.  incredibile come questi fiorentini sappiano fabbricare, devono avere un segreto per custodire la bellezza. Che sia stata la strega Baba Jaga ad aver fornito qualche acciarino magico?
Davvero un luogo incantato: con le strade coperte di tende, incerati gialli, pezzi di traliccio e stuoie, in una mescolanza stupefacente di colori, di forme e di toppe variopinte, code e fili oscillanti al vento, odori e profumi di ogni tipo. Mai visto nulla di paragonabile, si sente rapita e trasportata in un altro mondo. Ed  un altro mondo rispetto al suo villaggio di case di legno, costruite e ricostruite sempre uguali, dopo una tormenta o un incendio, semplici, squadrate, davanti alle quali si ferma il venditore ambulante con la sua sacca, poche mercanzie e sempre le stesse.
Dal vicolo ecco che la ragazza finisce nella piazza rettangolare, stipata di gente e merci di ogni tipo, mentre i cambiatori trattano gli affari seduti a una tavola verde. Risuonano le monete contate e ricontate, in pile di diversa forma e grandezza. I fiorini d'oro stanno nei sacchetti sigillati con la ceralacca e il giglio impresso.
Di lato si trovano i pollaioli con le loro bestie starnazzanti nelle gabbie di legno e le ceste per le uova ben disposte: Polli, pippioni, ova fresche, venite donne da Tommasino che arriva dalla Lastra ogni mattino.
O Tommasino, me l'hai portato il cappone?, echeggia una voce maschile con tono ironico e cantilenato.
Caterina  felice, affascinata dal vortice di suoni e colori, ma ha paura delle occhiate maschili che la soppesano anche se lei guarda in basso, ogni tanto non pu far a meno di alzare la testa, se non altro per cercare le treccone che vendono frutta e verdure. Eccone alcune accanto al pozzo a rinfrescare gli ortaggi. Una la tira per un braccio e le fa vedere mele e cavoli, insiste e chiede un prezzo inferiore, ma lei ha bisogno di insalata e passa oltre. Risuona una maledizione e le parole schiava e puttana, che la colpiscono fin nel profondo; vorrebbe scappare, comprare questa lattuga e tornare a casa. Non  ancora pronta per affrontare la folla e gli sguardi. Meglio sarebbe non avere occhi n orecchie.
Fra le urla dei venditori, le risate delle donne, rumore di carri e strascicare di passi affaticati dai pesi, si sofferma ad ascoltare una voce maschile pi forte delle altre. Sapete la storia di quel marito che  stato cinque anni lontano da Siena? Torna dalla moglie e scopre che ha un figlio, lei risponde che  stato perch ha mangiato della neve. Dopo un po' riparte e porta con s il bambino e poi lo vende come schiavo. Al ritorno si giustifica dicendo: Il sole laggi scottava e quello, nato nella neve, si liquefece. Capite che furbizia? La donna pensava d'averlo gabbato....
Grasse risate riecheggiano fra lo sciabordare dell'acqua nei secchi al pozzo e la castiga lui...la bagascia e il suo bastardo risuona una voce di vecchia.
Caterina si allontana, pensa che qualcuno l'abbia riconosciuta e continui le invettive. Schivando un carro, che l'ha quasi investita, perde l'equilibrio e atterra davanti a una bottega. Il cavallo, imbizzarrito, ha rovesciato il contenuto dei cesti. I passanti si precipitano a raccattare forme di pane fumanti e sacchi di farina. Il barrocciaio impreca e scaccia con la frusta chi si avvicina, minacciando di chiamare gli ufficiali di guardia. Ma la gente non si preoccupa, pensa a riempirsi le tasche e i cesti per scappare via, tanta grazia di Dio e quel bifolco che non ha saputo tenere il ronzino se lo  meritato!
Vi siete fatta male? Avete rischiato davvero di essere schiacciata dal cavallo.
Caterina rifiutando l'offerta della mano si rialza da sola, eppure quella voce le suona familiare: vede due gambe magre nelle braghe cortissime e sollevando lo sguardo ecco la testa ricciuta, chinata verso di lei con un sorriso stampato sulla bocca che la incanta all'istante e la rassicura.
Sono Francesco, ieri da mastro Totto quando vi siete sentita male....
Caterina arrossisce e abbassa lo sguardo. L'ultima cosa che vorrebbe ricordare ora  quel momento nella bottega.
Anche con l'asciugatoio in testa, vi ho riconosciuta subito.
E voi non dovreste essere dal barbiere?.
S, ma oggi sono venuto a trovare i miei fratelli che lavorano in questa bottega di linaioli e mentre attraversavo la piazza dei Signori ho visto il nostro Cosimo de' Medici, quel gran signore, con l'aria sempre triste.
Ah, ne ho sentito parlare da monna Vaggia.  lui che comanda a Firenze, vero,  il vostro zar o cesare come dite, ma non gira mai armato?.
No, anche se una volta hanno tentato di giustiziarlo, ma sono riusciti solo a mandarlo in esilio per un po' a Venezia. Deve la sua ricchezza al talento di far fruttare i fiorini, l'Arte del Cambio che lui ha reso grandissima con l'ingegno e la fortuna. Ma lui non comanda sui fiorentini perch abbiamo ancora la Signoria, un consiglio cittadino che elegge le cariche, solo che Cosimo  potente e fa eliminare dalle borse del sorteggio i nomi dei nemici, riempiendole di amici! Hai inteso? E poi c' il Gonfaloniere di giustizia, sopra di lui che governa con i priori, bench l'abbia scelto fra i suoi, ma queste cose non vi interessano, vero Caterina?.
Vi rammentate il mio nome. Per tutti sono solo la schiava di monna Vaggia degli Alberti, moglie di ser Lapo Davizzi. Va bene, ora devo andare.
Venite vi accompagno io, il Mercato Vecchio pu riservare sorprese e non tutte piacevoli, specie in alcune strade e per una fanciulla.
Caterina  turbata, nessuno le ha mai parlato con quel tono;  abituata agli insulti di Ghita, le parole imperiose dei mercanti e la voce flebile e stanca della padrona. Mai nessuno si  rivolto a lei con modi rispettosi e lusinghieri, Francesco la incanta con le sue espressioni. Monna Vaggia, per, le ha raccomandato di non dare confidenza a nessuno e poi sa che una schiava non pu coltivare sentimenti. Ma gli occhi di Francesco ridono e la mano si allunga a indicare la strada.
Su vieni, ti mostrer la meraviglia delle meraviglie. Non voltarti.
Caterina avverte un brivido alla nuca e il rossore le affiora sul viso. Il passaggio repentino dal voi al tu  come neve al sole: si sciolgono le paure e l'imperativo di ubbidire alla padrona cede all'et, al desiderio di divertirsi; in fondo Francesco non potr farle nulla di male, con quel sorriso sincero che le mette allegria.
 la prima volta che vengo al Mercato Vecchio e della vostra citt conosco pochissimo. Qualche volta ho accompagnato monna Vaggia alla chiesa di Santa Trinit, perch aveva bisogno di un dipintore: gli affreschi si erano sciupati per l'umidit e ho anche visto come lavorava bene e con che precisione tracciava i contorni, Neri di Bicci. Quando  venuto a riscuotere, denari per lui non ce n'erano. Allora voleva che la padrona mi affittasse per fargli da modella e aiutante. Lei si  rifiutata, offesa. E cos oggi  la seconda volta che esco da sola.
Meno male che monna Vaggia non lo ha permesso....
Mi piace trafficare con i colori e ho anche conosciuto un pittore in Russia. Era un monaco e mi ha fatto usare il pennello e diceva che avevo una mano felice....
Nessuna donna da noi si occupa della nobile arte del dipingere e tu saresti stata tenuta per altri scopi, credimi. Anch'io ho provato a stare a bottega per un po', ma non avevo alcun talento.
Che bello, raccontami tutto.
Un'altra volta. Adesso voglio mostrarti qualcosa che ti lascer senza fiato.
I due camminano. Lei in silenzio a testa bassa, tre passi indietro, come  abituata. Ritornano su via dei Pellicciai e imboccano una stradina che li porta diritti in piazza del Lino. Sotto il telone sulla panca sono esposte carni insaccate di vario tipo, fra i barili d'acciughe e sardelle, cacio in forma e parmigiano. Caterina sente un languore, non ha ancora mangiato e quei profumi penetranti la stuzzicano.
Hai fame? La tua magrezza, mi fa pensare che ti tengano a stecchetto in quella casa, poi messer Lapo ha reputazione di esser tirato.
Cosa vuol dire, tirato? Comunque per mangiare posso aspettare.
Mastro Totto dice che ha il braccino corto, cio non tira fuori denari, nemmeno per la moglie malata, figuriamoci per te che ti hanno comprato schiava.
Caterina inghiotte amaro.
Lasagne, fegatelli, trippa e altre specialit sono esposti sul banco della cuocheria all'incrocio col chiassetto. Si avvicinano ai fornelli su cui friggono le padelle esalando aromi invitanti. Il cuoco li guarda dubbioso grattandosi la testa, ma non appena Francesco tira fuori delle monete e le mette sul banco, si affretta a servirli, pulendosi le mani sul grembiule lercio.
Assaggiano la trippa, su una fetta di pane, condita con pepe e aceto. Il ragazzo la divora con gusto, chiudendo gli occhi, gustandola con sospiri e inalandone il profumo. Caterina mette in bocca quella strana carne bianca e molliccia, che sotto il palato sembra una spugna; non le ricorda niente, a casa sua non mangiava quasi mai carne, solo zuppe e verdure lesse, talvolta uova, ma negli ultimi tempi solo erbe amare e pane raffermo. Poi nemmeno pi un tozzo di pane, quando i suoi fratellini se ne andarono uno alla volta, con le pance gonfie e la bocca livida. Ora deve cacciare via quell'immagine, niente ricordi, solo gustare quest'insolita mattinata a zonzo con un garzone gentile che le offre da mangiare.
Buona! Un sapore strano, che cos'?.
Te lo dico un'altra volta, ora proseguiamo.
Vedi la torre dei Caponsacchi, accanto l'Arte dei Medici e Speziali, e qui intorno tanti laboratori di cimatori, che tagliano i fili alle pezze di lana.
Uomini con la veste rossa, guarnita di pelliccia e il vaso allungato per le urine, sostano sulla piazza accanto all'ingresso dell'edificio. Sono i dottori in medicina spiega Francesco, professionale. Poco oltre, di lato alla chiesa di Sant'Andrea, una bella costruzione con un rosone sulla facciata cattura l'attenzione di Caterina.
Quello dentro la lunetta, lo riconosco.  San Marco, bello!.
Siamo arrivati. La sede dell'Arte dei Linaioli.  proprio qui che volevo condurti, ma la porta  chiusa: c' una riunione probabilmente, mi dispiace: la sorpresa sar per un'altra volta.
Chi  quella donna bionda, alta, che cammina come se incedesse sull'altare? Una nobile, di certo.
Ma no,  Lusanna la dalmata, figlia di un sarto della Schiavonia, vedova di un linaiolo, si dice che sia l'amante di Giovanni della Casa, ricco e amico di Cosimo de' Medici, da cui pare abbia ricevuto favori in cambio della fedelt politica. Lei sar qui per definire la successione del marito, tra l'altro qualcuno sostiene che l'abbia avvelenato per sposare Giovanni. Sono voci, io non ci credo, ad ogni modo Cosimo la protegger da un eventuale processo. Lui  abile nel concedere favori di ogni tipo anche giudiziari, ma in particolare negli affari politici e finanziari, come Giovanni. Del resto chi non  con lui rimane escluso dalle cariche, non  un mistero.
Caterina appare delusa e vorrebbe saperne di pi, visto che la donna ha acceso la sua curiosit, ma Francesco sorvola sulle spiegazioni.
Peccato non possiamo entrare nell'edificio esclama, ma in fondo  contento lo stesso. Almeno non mancher l'occasione di rivederti, aggiunge strizzando l'occhio.
Proseguono su via dei Rigattieri.
Donne, vo' ferrovecchiando col sacco, venite, venite!, grida un uomo corpulento col berretto di sghimbescio e le brache rotte, ma quando li vede passare si ferma e fa un inchino alla ragazza, togliendosi il cappello e disegnando un'ampia voluta col braccio.
Segue una grassa risata e borbottii di altri uomini accorsi dalle botteghe. Dalla vicina chiesa di San Tommaso si odono due rintocchi di campana.
Senti,  entrata in agonia una donna: due tocchi di campane, tre per un uomo e molti per un chierico....
Caterina  sicura che non  previsto alcun rintocco per una schiava.
Ora stanno percorrendo una zona oscura e maleodorante, tracce di mattoni sbriciolati e calcina fresca, terra battuta per appoggiare le suole. Un'aria di desolazione nelle facce dei pochi che si accalcano agli incroci. Soldati, qualche garzone e bambini cenciosi. Tra via dei Rigattieri e la Macciana entrano nella zona pi degradata dove si capisce subito che a impartire ordini sono la miseria e la fame. Le ricorda quando dal villaggio  arrivata al mare schiava. Il porto di Caffa durante la pestilenza. Francesco accelera il passo e le si pone pi vicino, a volerla scortare.
Meretrici, taverne con pochi piatti cucinati e vecchi di giorni.  Chiasso Malacucina, fino a qualche anno fa conosciuto in tutto il mondo. Ora come vedi diruto e dimenticato. Molte di queste case sono di propriet della famiglia Medici.
Caterina rimane perplessa e silenziosa.
No, non quella di Cosimo, ma di un cugino, che si lamenta dell'albergo perch gli osti forestieri ci restano poco e quando se ne fugge l'uno e quando l'altro, e vanno via con tutte le masserizie, senza pagare la pigione, conclude cambiando la voce e imitandone i gesti.
E tu come fai a sapere queste cose?.
Alla bottega di mastro Totto ci passano tutti, come ti dicevo, signori e mercanti, cos io ascolto le loro chiacchiere, ci sto per questo! e ride, strappando una risata anche a lei.
Non aver paura, conosco queste strade e so come schivare i pericoli. Ma ci tengo a portarti in un luogo speciale, vorrei farti salire su una torre per mostrarti dall'alto la cupola di mastro Brunellesco, come non la vedrai mai, cos perfetta e solida, a proteggerci intorno! Uno scorcio di Firenze che vale il Paradiso, credimi!.
Proseguono, incontrando facce gialle: gente che divora aria pestilenziale e che soppesa Caterina con sguardi di libidine. Francesco la prende, deciso, per il braccio a dimostrarne il diritto di propriet. Si vedono fanciulle scalze, ulivigne, tutte arruffate come pulcini bagnati, coi capelli scurissimi e fitti, che rivelano la loro origine straniera. Fra una poltiglia nera alta tre dita di mota e di letame, donne pi vecchie, sedute sulle scale con aria spavalda, adorne di quelli che un tempo erano abiti lussuosi. Da una finestra all'altra sventolano calze, camicie, lenzuoli rattoppati, ma tutto cinereo e quasi sudicio, che si confonde nel bigio delle case.
Ecco l'albergo del Frascato: un tempo aveva una sala affrescata dove si giocava d'azzardo e la taverna per consumare vino: casette con la bottega a pianterreno, tutte unite fra loro. Ma adesso persino le meretrici disdegnano e si sono trasferite altrove, come alla Stufa di San Michele Berteldi e o a quella dei Tedeschi in San Lorenzo. Le stufe sono posti dove la gente va a lavarsi e ripulirsi, ideali per incontri galanti o per adescare clienti.
Caterina  stanca di camminare per quelle strade, un tappeto dal quale emergono solo assi verticali e non si vede n il sole, n una faccia allegra. Perch mai Francesco l'ha portata l dentro, forse il sorriso di lui l'ha ingannata.  stata ingenua.
Un uomo corpulento li affianca, prende Francesco sotto braccio e gli sussurra qualcosa all'orecchio, poi si allontana, ma prima fa brillare al sole la lama di un coltello e tintinnare una borsetta con del denaro. Caterina nota una cicatrice sottile che gli attraversa met faccia e il labbro conferendogli un'aria truce e spaventosa.
Sono perduta!. Sente vacillare la terra sotto i piedi, come se ci fosse il terremoto. Dovevo dare retta a monna Vaggia!. Ormai  troppo tardi e il cuore comincia a batterle cos forte che non riesce a decidere cosa fare. Lucia le ha raccontato di quel garzone che  scappato con la schiava o forse l'ha rapita. Le si spalanca la voragine con l'immagine dei tormenti a cui sarebbe sottoposta, fustigazione, taglio del naso. La paura  tanta che senza riflettere, alla prima svolta comincia a correre, volando sulle gambe lunghe e agili.
Dove scappi? Non sei una cerva! sente Francesco urlare.
Caterina si avventura dentro quel dedalo di vie. Non vede e non sente pi niente. Corre, corre, finch una mano l'afferra davanti a un portoncino e la trascina dentro il cortile scuro. Shhhh - sussurra una voce -, non parlare, seguimi!.
Il timbro femminile  rassicurante e la ragazza segue docile la sconosciuta. L'istinto le dice di fidarsi. Sale scalini umidi e bui, inalando l'acre odore di piscio e scansando qualche ratto lungo i muri; intravede, dietro le porte, vecchie seminude e ragazzini cenciosi. In cima alle scale si apre una terrazza; la sconosciuta la spinge fuori senza che abbia fatto in tempo a vederla in faccia. Riesce solo a scorgere un corbello di capelli fitti e udire il tintinnio al polso di un braccialetto di ferro.
Iddio di male ti guardi, vai sorella.
Ma chi sei? Chi devo ringraziare, almeno un nome?.
Hysa dell'isola del Sale. Sono schiava come te.
Caterina  ora in cima al tetto di un piccolo edificio unito ad altre case per mezzo di ponti in muratura o in legno. Attraverso labirinti di scale e terrazzi passa da una costruzione all'altra senza scendere al piano terreno. Un posto ideale per nascondersi. No, non pu rimanere, deve venir fuori da quel dedalo di strade.
Ecco emergere fra gli edifici alta e magnifica la cupola, la gigantesca mammella che domina le torri erta sopra i cieli e si libra tra i tetti e il sole. Uno sgomento profondo l'assale, tutto, tutto quello che ha visto oggi non vale una pietra di questa magnificenza. La cupola, dalla foggia di un mantello rosso con le guarnizioni di ermellino, si illumina di riflessi come fosse ricamata d'oro e di perle opalescenti. Rimane qualche secondo a bocca aperta. Non  certo il momento per riflettere sull'accaduto, ora deve solo seguire la direzione indicata dalla lanterna e poi scendere gi in strada, si sente pi tranquilla e sa che torner molto presto a casa. Quale casa? si domanda.
Pu fuggire, certo, e chi l'aiuterebbe? Scappare da una padrona per trovare di sicuro un altro proprietario, che non avrebbe nessuna piet. Ha imparato a sue spese che la libert  un bene prezioso, e occorrono pazienza e intelligenza per conquistarla e soprattutto evitare gesti precipitosi. Del resto libera non  mai stata, se nel suo villaggio qualcuno ha potuto venderla senza farsi scrupolo di una bambina. Trattiene lacrime di rabbia e decide di tuffarsi di nuovo fra la gente.
Scende in una specie d'androne che conduce in via dei Pecori. Davanti alla chiesa di San Salvadore continua la fitta successione di botteghe e fondaci di merciai, da quelli che vendono all'ingrosso a quelli minuti, dove intravede corone, crocifissi, saponi, e un'infinit d'altre cose. Ma non ha voglia n tempo di osservare, occupata com' ad allontanarsi in fretta, camminando sempre a testa bassa, lungo via Calimala, fino al Mercato Nuovo. L svolta in via Porta Rossa e riconosce subito il palazzo di monna Vaggia con i panni ad asciugare sulla stanga e la gatta affacciata al davanzale. Tira un sospiro di sollievo e mentre rimugina una scusa, vede una treccona allontanarsi, con le sue mercanzie. La raggiunge di corsa e riesce ad acquistare una bella quantit di cicorini.
La vecchia ghigna con la bocca sdentata e le regala una mela succosa che Caterina divora subito contenta.


Capitolo 5.

Mio cugino s' invaghito d'una cervellina, tanto le si attacc che ne caus vergogna a entrambi. Non vorrei che si comportasse come Giovanni della Casa con quella dalmata, la figlia del sarto, Lusanna. E dire che ne parlano tutti in citt, pare che lei l'abbia stregato e vuole farsi sposare.
Lusanna  bella, non credo che abbia usato incantesimi per sedurlo e poi conosco Giovanni, socio in affari di mio marito e immagino che col tempo si stancher e incontrer una moglie degna di lui, come far tuo cugino.
Caterina entra nella stanza da letto, silenziosa, lungo il muro come un gatto, ma lo sguardo della signora accanto al letto  una pioggia di spilli, la sta osservando quasi a spogliarla e poi dice:
Vaggia,  codesta la schiava di cui parlano tutti, l'hai tenuta nascosta per non fartela portar via?.
S,  Caterina, viene dalla Russia. Arriv con la galea degli Antinori a Pisa, l'anno scorso, ma l'ho tenuta in casa che non conosceva ancora la lingua e affinch mi aiutasse nel malanno che m' toccato in sorte.
S, la Ghita  una gran lavoratrice,  una mula, ma in camera ho piacere di avere la fanciulla.  delicata, premurosa ed  giovane, quasi una bambina!.
Una bambina! Non penserai mica di sostituire la Ginevrina, pace all'anima sua. Loro non sono come noi. Senza nemmeno voltarsi parla ad alta voce e prosegue con cipiglio: Non ti affezionare, bella  bella! Ma avresti dovuto prendere una tartara, son pi robuste e poi con ser Lapo... meglio non correre rischi.
Lapo  via da mesi e chiss quando torner. La Caterina mi tiene compagnia,  intelligente e pronta, e sta imparando a leggere, e quando i miei occhi non vedranno pi far affidamento sui suoi. Che male c' ? conclude con voce incrinata.
Monna Alessandra continua a sproloquiare ignorando la ragazza. Forse non la considera un essere umano dotato di occhi e orecchie e di un cuore, pensa Caterina. Cerca di istruire l'amica su come comportarsi con la schiava, di batterla per ogni magagna altrimenti finir lei a essere la padrona e viceversa, come a casa sua dove, a suo dire, comanda la vecchia schiava che non si decide a cacciare per via dell'et avanzata e lei  una buona cristiana.
Devi essere dura, non dare confidenza, non lasciarla a briglia sciolta e poi queste donne cercano solo di ingraziarsi i nostri uomini, come per la Giovanna Amieri, che si deve tenere il bastardo in casa. Io, se fosse stato vivo il mio povero Matteo, che Dio l'abbia in gloria, il bastardo l'avrei messo all'ospizio e la serva affittata come balia, una buona rendita quella. Hai visto il nuovo Spedale degli Innocenti, costruito da messer Filippo Brunelleschi?.
Non ancora... andr prima o poi, sospira. Alessandra, sei diventata mercantessa e sai fare i tuoi interessi, si dice questo di te, vedo che non errano, ma io non ce la faccio a ragionare cos, sbaglio di sicuro, perch anche qui le cose non vanno benissimo. Abbiamo dovuto affittare il terzo piano agli uffici del Catasto per le gravezze e siamo sempre circondati di gente, a tutte le ore. Non ho pi la mia libert. Mi fa cent'anni che Lapo torni, credo di essere alla fine, si lascia sfuggire.
Che dici, ti rimetterai alla svelta e forse, hai ragione, la ragazza pu alleviare la convalescenza, non hai mica contratto il morbo della peste, solo a quello non c' rimedio, il resto con la grazia di Dio e le buone pietanze, le visite dello speziale, tutto si aggiusta Vaggia cara. Eh s Lapo torner presto... invece i miei figli....
Il tono si abbassa, la voce cambia come sciogliendosi in pioggia ed erompe in singhiozzo: Filippo e Lorenzo, chiss se riuscir a fargli levare il bando, sai che non possono tornare a Firenze, come il mio povero Matteo quando ce ne andammo a Pesaro, esiliati da Cosimo. E Matteo mi si ammal e mor di peste e io me ne tornai con loro piccoli a Firenze. E ora chiss quando potr riabbracciarli.
Cara Alessandra, io penso che Iddio ti aiuter e tu, che sei una donna saggia e prudente, riuscirai ad averla vinta del bando. Vedrai, Cosimo cambier opinione, all'inizio ha dovuto mostrarsi duro con chi lo aveva ostacolato, la vostra famiglia Strozzi e gli Albizzi, ma ora  molto amato dal popolo e vorr apparire clemente e perdoner i tuoi figli. Non ti crucciare, non hai sempre il pi piccolo con te?.
S e nel pronunciarne il nome, le brillano gli occhi e un sorriso si stampa sulla faccia arcigna, poi il tono ritorna dolente. Ancora per poco, i fratelli vogliono che lo mandi a Napoli a impratichirsi della mercatura dai miei cognati. Alessandra si rabbuia, scende il silenzio.
Caterina guarda fuori dalla finestra il cielo azzurro, senza curarsi della bella signora e della conversazione. Non ode pi nulla, cos le parole non la feriscono. Ha imparato a vivere senza rispetto, a non considerarsi pi una persona, anche se ogni tanto si risveglia in lei l'orgoglio ed  punta da quell'antico bisogno di tornare a sentirsi una creatura umana, come Ges ci ha insegnato, pensa, uguale a tutte le altre creature vive dell'universo, quali Vaggia, Alessandra e Francesco; e anche messer Cosimo de' Medici, grande e ricco qual , in fondo soffre e morir come tutti.
Mentre attizza il fuoco, sposta lo sguardo e si incanta a osservare le pareti, quegli affreschi che tanto le piacciono, la storia della bella castellana di Vergy che monna Vaggia leggeva.  rimasta a bocca aperta quando  entrata in quella stanza per la prima volta e si girava e rigirava su se stessa finch  quasi scivolata a terra.
La bella castellana dentro la torre cos grande che sembrava un castello, in basso il cavaliere, piccolo piccolo. Tutt'intorno rosseggiare di alberi con i frutti e uccelli colorati e poi i due a letto e il cagnolino. Del resto gli alberi non sono che uomini trasformati in piante, come le raccontava la nonna, quando ascoltava d'inverno le storie del suo villaggio, tanto tempo fa. Fra questi alberi le facce degli innamorati appaiono tristi. Le rime amorose non terminano mai bene... D'altronde Francesco? Sembrava cos buono e invece non aveva intenzione di venderla al mercato? Meno male che  riuscita a scappare districandosi in quella matassa di strade a ritrovare la via di casa.
Dio volesse illuminare Cosimo e fargli cambiare opinione ma io temo che succeda qualcosa di brutto. Chi tempo ha e tempo aspetta, tempo perde.
Alessandra, il tempo mio  breve e il vostro deve esser lungo.
Se Iddio vorr! Ti saluto, sei in buone mani, la tua schiava attende ordini. Non temere, Dio ti conserver, Vaggia, il tono suona un po' artefatto. Alessandra ha intuito che la sua amica li lascer presto, non le  sfuggito il gonfiore sotto le coperte, all'altezza della pancia e il colorito opaco e giallastro, le occhiaie, poi! Di sicuro non arriver all'estate. Avranno avvertito messer Lapo? Non sta certo a lei, non sono neppure parenti alla lontana, solo vicine. Poi ha gi tanti problemi e non pu accollarsi quelli dell'amica, pensa Alessandra mentre si congeda.


Capitolo 6.

Il silenzio allaga la stanza. Nel momento in cui Alessandra ha richiuso la porta, Caterina ha avvertito un brivido. Quanto desidererebbe uscire, se solo potesse andare a prendere l'acqua potrebbe fare due chiacchiere! Magari con Lucia, la schiava di cui  diventata amica, che le insegna tante cose e le riporta sempre le notizie della citt. Quando si ferma al pozzo o al forno viene a conoscenza di tanti fatti, anche scabrosi, che dalla mattina presto circolano di bocca in bocca, come le vicende di Lusanna, la donna da cui  rimasta affascinata o meglio, forse Lucia potrebbe sapere qualcosa di Francesco!
Francesco, pronuncia chiudendo gli occhi per riaprirli immediatamente come fosse punta da uno spillo. Chi? Quel traditore che voleva venderla in chiasso Malacucina, quel ladro di serve, l'impostore. Meno male che ha imparato a non fidarsi di nessuno, purtroppo solo dopo che  arrivato lo straniero nel suo villaggio.
Caterina ripensa alla terra di Russia dove le betulle e i pioppi proseguono per distese infinite, dove non c' traccia di monumenti e costruzioni, i contadini diffidano del signore, gli lanciano sguardi cupi. Non lo temono perch lo credono superiore, ma solo per il potere che esercita.  l'abitudine a stare con i suoi contadini che l'ha reso gioviale, aperto, eppure non ti puoi mai fidare di lui. Popolo libero, dicevano i mercatanti genovesi sulla nave, libero di che? Di fare la fame e vendere le figlie pi belle, ma i suoi genitori non l'hanno fatto. No,  stato quello straniero a incantarla con le bambole di legno, vestite di stoffe meravigliose. E lei non aveva mai visto niente di cos bello. Caterina l'ha seguito.
Era in chiesa. La chiesa greca aveva mandato i suoi monaci per convertire, come se non fossero gi cristiani. E quei monaci neri con la barba giravano nei villaggi e ordinavano di non fare pi gli antichi giochi come l'inseguimento delle donne e quei balli al raccolto e soprattutto di non mostrarsi nudi, perch  un grave peccato. Era comparso lui, di cui non ricorda il nome, uno che veniva a casa sua, vivace, con lo sguardo penetrante. Se fosse stato presente quel pomeriggio l'avrebbe aiutata, ma quel giorno erano tutti in processione, solo lei era rimasta a guardare le bestie e chiss perch aveva deciso di entrare in chiesa. Un senso di pace, e poi aveva visto quel forestiero, gran signore, quelle bambole, Dio mio, come aveva fatto a cascarci... Dov'erano i monaci neri, dov'era lui, Andrej, s Andrej il pittore di icone?
Un raggio di sole filtra dalle impannate e colpisce Vaggia sul viso. Una smorfia si imprime sulla faccia dai tratti ancora belli.
Mi sono stancata, le visite ormai mi affaticano, comunque mi ha fatto piacere rivedere Alessandra, per troppo favellare! Un po' di tregua adesso.
Il sole  ancora alto e voi dovete nutrirvi, vi ho portato l'insalata che mi avete ordinato, cos vi rinfrescher.
No, aspetta. Leggimi ancora della castellana, non mi stanco mai di ascoltarla. Gli affreschi in questa stanza, li fece dipingere messer Lapo, quando ci siamo sposati, per le nostre nozze... anni e anni fa. Ero giovane e impaurita, ma la mia famiglia era importante e antica e il padre di messer Lapo voleva stringere questo parentado.
Siete andati in chiesa a celebrarlo? La chiesa di Santa Trinit, vero! Dove vi accompagnavo alla prima messa?.
S, ma quello  successo dopo due settimane. Per prima cosa era stato firmato un atto alla presenza del notaro e l davanti, mio padre aveva sborsato 750 fiorini. Il mio signore e marito mi aveva donato un anello d'oro con lapislazzuli e perle del valore di otto fiorini, precis a mio padre. Al momento del dono ci siamo appena sfiorati la mano... vedi lass.... E prova ad alzare il dito per indicare un riquadro sulla sinistra. La mano ricade pesante sul letto.
Non sforzatevi, dovete riposarvi signora, prendo il libro e leggo....
S, la storia inizia da quel riquadro, da quei due che con il braccio proteso indicano oltre. Il seguito non  per niente felice, sai. Quella  la castellana di Vergy e lui il cavaliere Guglielmo, si amano e grazie a una cagnolina possono scambiarsi segnali e darsi convegno nel virziere, insomma nel giardino.
Caterina osserva incantata gli alberi con frutti e fiori enormi; nel rosseggiare dei colori, spiccano gli uccelli, tanti e di tutte le fogge, lunghe code aperte e ali grandi, per spiccare il volo, pensa ed emette un leggero sospiro.
Quelli sono i pavoni di cui mi parlavate? Non ne ho mai visto uno, sono davvero cos belli come dite e fanno un mantello con le penne?.
S, i maschi! Li vedrai in villa quest'estate, al nostro podere dell'Antella, ma sta' attenta, sono stupidissimi e poi beccano. Al banchetto nuziale tutti applaudirono quando portarono un vassoio enorme col pavone.
Un animale cos bello servito da mangiare. Un sacrificio, vero?.
No, una benedizione per festeggiare. E con tutte le penne ma prima era stato lessato e poi stufato per via della carne coriacea, un sorriso le increspa la bocca.
Quei due che giocano a dama, chi sono?.
Leggi Caterina e capirai, se chiudo le palpebre continua pure, non dormo, ascolto. L'amore e la tosse non si possono celare mai sospira l'ammalata.
Caterina prende il libricino dalla nicchia nel muro, accanto alla statua lignea della Madonna, lo stringe fra le mani per sentire la morbidezza del cuoio e se lo porta alle narici, un odore misto di cenere e aromi dolciastri.  il profumo delle storie, chiss quante altre vicende ci sono nei libri, ma questa le  particolarmente cara.
Chi ha raccontato questa storia, perch di sicuro  vera, tutte le storie sono vere, c' solo qualcuno che le afferra come per catturare farfalle e poi le infilza, a quel punto la storia  cos, bella per sempre, ma non si pu pi cambiare, purtroppo, e Caterina ha notato il sangue sul petto della bella castellana e la spada e...
Vi sono persone che fingono di essere leali / e di custodire un segreto s da meritare fiducia, e invece ne parlano ovunque con scherno e dileggio... - declama pianissimo la voce - Per dare esempio a chi intende d'amare, d'un cavaliere et d'una damigella / siccome per amore ognun ne more... . Scandisce appena le sillabe. E per darsi a quest'amore convennero di incontrarsi in un giardino verdissimo tutti i giorni all'ora stabilita. Ma il cavaliere non si sarebbe mosso fino all'arrivo della cagnetta, segnale che la dama era sola. Cos fecero a lungo e l'amore fu dolce e cos segreto che, eccetto loro due, nessuno ne seppe nulla.
Caterina legge con grazia, un lieve accento straniero conferisce ai versi un fascino esotico, tanto che a monna Vaggia la storia appare pi misteriosa ed  come se la udisse per la prima volta. Ad occhi chiusi sorride e ascolta inebriata. Ma ecco che l'amore non  eterno perch del cavaliere Guglielmo s'era invaghita la moglie del duca. A quel punto il sorriso si spegne. E lo sguardo si posa sul riquadro che raffigura la scacchiera della dama, dietro la quale si trovano i due personaggi. E la duchessa offr il suo amore a Guglielmo, certa di essere ricambiata. - Si ferma un attimo su quella bella frase che l'ha colpita - E nell'abbraccio gli diceva: Amor mio perch mi resistete?.
Come poteva la duchessa comportarsi in modo cos sleale... nemmeno una contadina della sua terra avrebbe mai osato tanto. S l'amore al suo villaggio  pi naturale e le donne a volte si offrono, come nella notte di San Giovanni, ma qui Caterina ha imparato a conoscere il timor di Dio e la paura dell'Inferno  cos forte che non riesce a spiegarsi come mai la duchessa non lo tema. Caterina arrossisce mentre pronuncia le parole infuocate, la voce si incrina, poi riprende calma quando la duchessa fu rifiutata da Guglielmo. Assume un tono indignato mentre legge che per vendicarsi dell'umiliazione e del rifiuto racconta al marito di essere stata lei importunata dal cavaliere!
Ah, la gelosia e il rifiuto a cosa portano una donna! Una tempesta d'odio, commenta Vaggia, che ogni tanto si riprende dal sonno, dove forse si  rifugiata a confondere la storia della castellana con le sue vicende personali. Chiss... pensa Caterina.
Caterina tu sei giovane e straniera: non conosci la vita, il parentado si fa fra pari e Guglielmo non pu aspirare alla nipote del duca, per questo debbono vedersi in segreto. E il segreto sai  l'ingrediente dell'amore fino, senza il segreto l'amor si consuma, spiega Vaggia intuendo i dubbi di Caterina.
Appunto e il matrimonio  altro, un amore diverso. Perch quanto pi  grande l'amore, tanto pi soffrono i perfetti amanti.
Oh Dio, Amore duro  rinunciare / Al dolce piacere e alla presenza di colei che per me era signora, compagna e amica. Duro  rinunciare, ripete sillabando monna Vaggia, poi fa un cenno con la mano verso la porta per dire che vuole restare sola.


Capitolo 7.

La fatica  aumentata perch Ghita scarica su di lei le faccende pi dure. Strofinare i pavimenti, lavare i panni, tagliare la legna per il fuoco e trasportarla su e gi per le scale, caricarsi di pesi e provviste dalle cantine del palazzo alla cucina che per l'appunto  all'ultimo piano. Ma perch mai metteranno la cucina proprio in cima alle scale? si domanda Caterina, prima di capirne a sue spese la ragione.
Un giorno, per un colpo di vento, le braci del camino sono volate su una matassa di lino e in un attimo le fiamme si sono propagate intorno. Sveltissima ha gettato un secchio d'acqua e ne ha tirati altri dal pozzo, riuscendo a spengere l'incendio prima che raggiungesse la paglia accantonata di lato. Ha avuto poi un bel da fare a ripulire, a togliere il nero dai pavimenti e dalle pentole. Con la spazzola dura ha strofinato e strofinato fino ad avere le mani rosse e cotte come due barbabietole. Ghita l'ha picchiata e le ha sputato addosso chiamandola sporca puttana russa.
Anche tu devi avere la tua parte di busse, ne hanno date tante a me da piccola e anche qui quando sono finita in questa casa.
Ghita aveva ragione, poteva mandare a fuoco la casa, non deve distrarsi, ma monna Vaggia l'aveva chiamata e lei era corsa, come al solito.
Tu brutta straniera chi credi d'essere, te ne vai piena di boria con la faccia che sembra lavata con l'allume, bianca, io te la fo diventare nera di lividi... dannata miscredente! E non dirlo a monna Vaggia che quella fra poco crepa e se ne torna da Domeneddio continuava, con la faccia trasfigurata, tanto da assomigliare a un grosso fegato con occhietti strabuzzanti.
Caterina non  pi uscita; le provviste sono nelle celle in cantina, olio, farina per il pane, carne secca e salsicce. Ogni tanto arriva qualche contadina dal podere dell'Antella con le uova e primizie per la padrona: le insalatine fresche, mele e le prime nespole di buon augurio. Queste donne sembrano molto affezionate a monna Vaggia. Una santa - ripetono, e le spiegano che ha mostrato un gran cuore anche con Ghita, accettando di prendersela in casa da bambina per farle la dote - e cos fra un po' trover un bravo ragazzo che se la sposer, anche se ha un brutto carattere, e quella faccia piena di bitorzoli. Ma  forte e poi la dote prima di tutto.
Le contadine sono rimaste impressionate dalla bellezza di Caterina e una fanciulla si  fatta il segno della croce, pensando fosse la statua della Madonna, poi quando ha visto che la statua si muoveva ha avuto un soprassalto. Per niente convinta della spiegazione di Ghita, che l'ha definita la schiava sozza e infedele della padrona,  tornata all'Antella dicendo a tutti di avere visto la madre di Dio. Nessuno le avr creduto perch dicono che la ragazza sia dura come le pine, una creatura semplice.
Caterina sorride e pensa che se fosse davvero una santa aiuterebbe di certo monna Vaggia. E se anche avesse ereditato i poteri della babushka, nulla potrebbe contro questo male crudele che le si  insinuato nelle viscere, abbarbicato come un granchio agli intestini e succhia tutta la linfa vitale, si espande e corrode, fra sofferenze atroci. Povera padrona! E il suo cuore  appesantito e chiuso.
L'ammalata ormai mostra evidenti i segni della fine. Lei ha imparato a riconoscerli sin da piccolissima, quando la mamma mor e subito la seguirono i suoi fratellini. Il colore livido e la pelle tesa sopra le ossa. Gli occhi infossati, circondati da un'aureola blu. Quando la sveste ha notato il gonfiore sulla pancia che si  trasformato in un melone e il dottore incide con le lancette per far uscire il veleno, ma quello ricresce e monna Vaggia chiede solo di essere lasciata in pace e invoca la morte. Non ha mai domandato di ser Lapo. Ghita dice che presto torner per rivedere la moglie ma soprattutto per curare i suoi interessi con la famiglia Alberti, che reclamer, di certo, il denaro della dote.
Gli affari di ser Lapo non vanno bene e la moglie non ha pi ricevuto denaro dal banco dei Medici, presso cui il marito depositava le lettere di cambio, che puntualmente si trasformavano in fiorini d'oro. Una volta monna Vaggia le ha permesso di toccarli e sentire fra le dita il peso. Caterina ogni tanto, quando monna Vaggia dorme, si affaccia alla finestra della sala e guarda di sotto l'andirivieni di mercanti e contadini che lungo via Porta Rossa si dirigono al Mercato Vecchio. Dall'alto si snoda lunghissima la scia luccicante in una miriade di colori. Spuntano cappelli sontuosi e berrette unte, strisce di panno rosso pendenti sul tabarro, che annunciano l'arrivo del dottore. Ma soprattutto sono i copricapi delle dame ad attrarre la sua attenzione, turbanti di seta e mantelli fruscianti, alcuni somigliano a una sella col velo ondeggiante e devono essere la moda delle ricche fiorentine, decorati con le perle e ricamati d'oro. Non avrebbe mai immaginato di essere circondata da tanto oro. Anche se non pu toccarlo con le dita, la vista le riempie gli occhi e fa sfavillare l'aria circostante. Oro, argento e luccichio di smeraldi e rubini. Ma in cuor suo Caterina sa che non  per quello che si affaccia.
Mentre sulla stanga le tele stanno ad asciugare, sbattendo contro il muro, dispone con cura vasetti e ampolle di vetro alla finestra, osserva il gatto dei vicini che si spenzola in gi, con la coda ritta a far da timone: vede il pennacchio del palazzo de' Signori e vorrebbe essere l, nella bottega di mastro Totto, dove Francesco sta sistemando il panno caldo sulla faccia di qualcuno mentre il suo padrone discorre coi clienti o recita terzine dell'Alighieri, come le hanno raccontato.
Vorrebbe essere l, ma anche lontana. In fondo osservare la citt dall'alto la fa sentire protetta. La casa  un universo di tesori da scoprire, soprattutto di notte, quando tutti dormono e lei si nasconde nello studio di ser Lapo. Fra quei mobili scuri e profumati che Ghita spolvera e lucida con la cera d'api. Di giorno solo Ghita ha il permesso di entrare e lei sta alla larga. Ma di notte s'infila dentro e poi, seduta sulla cassapanca, resta ad aspettare senza muovere un muscolo, pronta a nascondersi al primo rumore. Quando i suoi occhi si sono abituati al buio e nelle stanze tutto tace, un raggio di luna s'infila fra i pesanti arazzi e Caterina si avvicina allo scaffale.
Sfiora con dita leggere i volumi rilegati in cuoio, allineati e mai aperti da altri, all'infuori del padrone. Se lui la vedesse l, accanto ai suoi preziosi libri, la picchierebbe di certo e chiuderebbe la stanza a chiave, ma ser Lapo  lontano e ha inviato una lettera per dire che si tratterr ancora, nessuno gli ha detto che Vaggia sta morendo? Forse teme il contagio, ma non sa che altro male ha colpito la sua donna, finge di ignorare che lei vorrebbe rivederlo prima di morire.
Quando  sicura che nessuno si sveglier, Caterina accende una candela. Ghita russa nel suo stanzino, la sera sorseggia qualche boccale di vino del podere e un bicchiere tira l'altro, nessuno si accorger domani che ha bevuto. Ghita sogna e nel sonno rumoreggia affannosa; sogna di un marito che la porter via da quella casa, della dote che le ha promesso ser Lapo, ma ignora che il marito la picchier come ha fatto suo padre e poi ser Lapo, che nasceranno figli morti e figli vivi che non sopravviveranno, che dovr sudare e lavorare sempre. Stasera Ghita sogna e non sa.
Monna Vaggia ha bevuto la pozione del dottore, la teriaca, che fa dimenticare, forse stasera il dolore tace e lei finalmente riposa senza sentire freddo e sogna della castellana di Vergy o di quel giovane che scorgeva da ragazza e le sorrideva fiero, quel giovane nascosto il giorno delle sue nozze, mentre sfilava il corteo e lei a cavallo si recava a casa dello sposo.
Lei, Ekaterina schiava, cosa sar di lei fra poco? Questo non pu vederlo, pu leggere il futuro di coloro che le stanno accanto, almeno cos diceva babushka, ma il suo no. Forse l'unica salvezza sarebbe buttarsi gi dalla finestra. Il palazzo  alto e di sicuro morirebbe. L'ha visto, una volta, un signore che  scivolato avanti come un'ombra, dietro l'impannata della sala grande. Ha sentito un tonfo e poi in tanti si sono precipitati a vedere. Ghita le ha poi riferito che quell'uomo era un famoso mercante con botteghe d'arte di lana in Porta Rossa. Ma i debiti e la cattiva sorte l'avevano spinto a quel gesto.
Basta, stasera si sta facendo tardi e lei perde minuti preziosi. Sullo scrittoio di ser Lapo la pesante clessidra d'ottone fa scivolare lenti i granelli di sabbia dorata ma inesorabile, il misterioso strumento scandisce lo scorrere delle ore, prima che Ghita si svegli. Deve guadagnare tempo per sfogliare i volumi. Ecco, la Commedia di messere Alighieri! No, troppi diavoli e pene cos orribili che poi non riuscirebbe a dormire, salvo la storia di Paolo e Francesca che le ha letto la signora. Amor ch'a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer s forte, che, come vedi, ancor non m'abbandona, le viene la pelle d'oca solo a sentirlo. Ma che fine terribile: i due amanti travolti per l'eternit da una tempesta che non cessa mai, e non  delle peggiori pene. Caterina sicuramente finirebbe laggi fra le fiamme, anche se non ha ancora capito quale sar la condanna per una schiava miscredente e strega, come dice Ghita. Minosse orribilmente girer la sua coda tante volte quanti saranno i gironi da attraversare, prima di giungere al castigo eterno. Un brivido scende lungo la schiena.
Poi scorre nuove costole e legge: Tertulliano, Cicerone, Sant'Agostino, scritti in quella strana lingua che non conosce, anche se alcune parole somigliano al fiorentino ma sempre con delle S o M finali. Troppo difficile e poi forse neanche interessanti, guerre, leggi, preghiere a Dio. No, le occorre qualcos'altro. S forse, forse questo: Del Trecento novelle composte da Franco Sacchetti. Novelle? Sono storie, dunque, favole e accadimenti a Firenze e non sembra troppo antico. Caterina sfoglia e scandisce dentro di s, come ha imparato per non farsi udire  ... e non  da meravigliare se la maggior parte sono fiorentine e in esse si tratter di diverse condizioni di gente... per lo migliore li nomi loro si taceranno... Allora non sapr di chi si parla, dunque, vediamo: Un cavaliero di Francia, essendo piccolo e grasso, andando per ambasciadore, innanzi a papa Bonifazio, nell'inginocchiarsi, gli vien fatto un peto, e col bel motto emenda il difetto. Il titolo le strappa un sorriso, ma non  ci che cerca. Alla fioca luce osserva se trova rime d'amore o storie di cavalieri, e prende un pesante volume, in caratteri d'oro e chiuso da lacci di cuoio, lo apre ed ecco cascare in terra un quaderno. Lo raccoglie e in prima pagina appare una calligrafia oblunga e svelta, chiarissima nelle sue forme.

Questo quaderno  di me Lapo di Domenico Davizzi, nel quale si conterr tutto quello mi occorrer ogni giorno incominciando da oggi 30 settembre 1425.
Ricordo come a d 4 di ottobre mi recai ai Bagni di Lucca, perch la Vaggia bisognava di acque per rimanere incinta. A d 8 di luglio, domenica, circa alle ore tre di notte mi nacque la figliola in una nostra villa all'Antella, dove eravamo fuggiti per la moria e a poi la feci battezzare nella chiesa dell'Assunta da frate Tommaso, cappellano e battezziere nella pieve, col nome di Ginevra, per secondo Caterina.

Caterina si sorprende della coincidenza e legge con avidit altre pagine, in cui Lapo parla di asciugatoi e fazzoletti dati in pegno a Emanuello ebreo e poi riavuti e di libri prestati o comprati e della bambina Ginevra allevata in Mugello e dagli la poppa la Tita, donna di Puccio per lire quattro di piccioli al mese. Poi fa l'elenco dei debiti con Giovanni della Casa. Non doveva essere un grande mercatante se aveva dovuto impegnare asciugatoi e fazzoletti per avere un po' di contante. E i gioielli di monna Vaggia? Scorrendo le pagine scopre essere stati impegnati e mai ripresi e cos la dote volatilizzata e spesa per i suoi traffici e compagnie al banco de' Medici.
Parla di una serva di Niccol Tornaquinci che sembra gravida e poi fra lusinghe e minacce si scopre essere incinta proprio di messer Lapo. Era passata dalla finestrella sul tetto e poi dalla finestra di detto Niccol. La serva era stata cacciata via. Monna Vaggia non ha mai detto niente eppure da qualche parte deve trovarsi il bambino, a meno che non sia stato esposto agli Innocenti.
Oh, ecco che si parla di lei, Ekaterina schiava, ma la clessidra ha gi finito di far scorrere tutta la sabbia e lei non pu trattenersi ancora. Oh no! Deve tornare su in cucina prima che si svegli Ghita, accendere subito il fuoco e scaldare l'acqua.
Torner un'altra notte, ora rimette tutto a posto e scivola via dallo studio, leggera, a dispetto del carico di interrogativi.


Capitolo 8.

Oggi Caterina non riesce a stare in piedi. Le palpebre si abbassano e gli occhi le bruciano. Si  gi scottata con l'acqua calda e deve fare attenzione soprattutto a monna Vaggia. Da quando ha visitato la citt, con i suoi colori e lo splendore dei monumenti, il palazzo  davvero lugubre; sar per l'odore di morte che vi aleggia, sar per i toni scuri dell'angusto cortile, anche le stanze nonostante siano affrescate con pappagalli e losanghe variegate infondono un senso di tristezza e austerit.
Se solo potesse uscire! Osserva dalla finestra le case con gli sporti, gettate sui vicoli come ponti sospesi. In alto, sopra i tetti, nel blu spiccano i merli di palazzo Spini, come i ricami delle stoffe di Russia. Cos affascinante e diversa la decorazione nel palazzo della Luna in via dei Ferrivecchi, con le figure di uomini e donne che danzano, un po' anneriti e forse stanchi di non dover mai smettere. Le sembra di sentire gli accordi degli strumenti, le note allegre che le tamburellano le orecchie, quando finalmente lo vede. Si ritrae immediatamente e chiude l'impannata, il cuore le batte fortissimo, e stava guardando in su, all'angolo. Francesco, ripete quel nome quasi una formula che allevi il dolore, al capezzale di monna Vaggia.
Francesco ora  l, sotto la sua finestra e Caterina avrebbe tanta voglia di parlare con lui... lui che voleva venderla? Ma forse  solo una sua paura, un'invenzione partorita dalla mente malata di una schiava, perch, non deve dimenticarlo, lei  affetta da mal caduco, come ha detto mastro Totto, il barbiere.
Appena lei lo scorse, usc svelta di camera e lo abbracci e come cento volte lo baci. Mio dolce signore, mio dolce amico, mio dolce amore.
Ha imparato a memoria i versi del poema di Vergy, ma non ha pi avuto occasione di leggerlo a monna Vaggia. La padrona, svuotata di ogni volont, non riesce quasi a parlare, anche se una volta le ha promesso che lo leggeranno ancora prima di morire e Caterina non vuole augurarsi che quel giorno arrivi presto perch conoscer la fine della storia. La fine della sua signora che smetter di soffrire. Ripete ad alta voce: Che, se una notte diventasse una settimana / E una settimana un mese / E un mese un anno e un anno tre / e venti cento. Una volta che questa notte giungesse / alla fine, invece del giorno / vorrebbe la notte di nuovo.
La notte.
Non pu aspettare. Deve rischiarare. In questa notte che non finisce mai, lunga tutta la sua vita, deve trovare il modo di incontrare Francesco, deve capire dallo sguardo se il suo cuore  sincero.
Si affaccia, Francesco  sempre l, col berretto in mano, la guarda e fa un cenno col palmo aperto, piccoli movimenti avanti e indietro, per dire di aspettare.
Un tramestio lungo le scale, scende furtiva al primo piano, dove le  proibito andare e nascosta dietro una porta osserva la gente: uomini d'affari eleganti e sussiegosi e artigiani in abiti da lavoro. Sono i fiorentini che attendono il loro turno per parlare con gli ufficiali del Catasto. Subito incrocia la faccia sorridente di mastro Totto intento a discutere con un uomo dalla veste e le mani sporche di colori.
Quest'anno le gravezze mi stanno divorando, per un poco di bottega che tengo in piazza de' Signori. Senza contare che la casa di via San Lorenzo  tutta rotta e mi tocca racconciarla per affittarla al fratello di Francesco, il mio garzone.
Ah, voi conoscete i parenti di Francesco? dice l'altro mentre si terge il sudore con la mano, sporcandosi con un baffo azzurro la fronte.
Certo Giovanni, altrimenti non l'avrei preso a lavorare con me, bravo giovane, lavoratore e timorato di Dio, se non fosse stato per lui, forse avrei gi lasciato la bottega, per quello che mi rende, non vale la pena, e il Catasto, come vedete ci mangia vivi. Volevo tornarmene al poderetto di Santa Brigida, da quando la moria si  portata via la povera Diletta, mia moglie non s' pi acquietata e passa tutto il tempo in chiesa, come se Domineddio le potesse riportare in vita la fanciulla.
Di questi tempi mastro Totto, chi non ha avuto lutti in famiglia? Anch'io come sapete non ho pi nessuno al mondo e Lionardo il mio garzone bravo, estroso che prometteva di riuscire bene nell'arte nostra, ebbene anche lui si  ammalato e poi morto in tre giorni e ora non ne trovo uno che l'eguagli e tira un sospiro.
Scheggia, datemi retta, dovete ammogliarvi, almeno avrete qualcuna che vi scaldi la minestra e se non vorrete scaldarle il letto, la donna se ne far una ragione. Siete un dipintore stimato in citt e tanti padri sarebbero contenti del parentado.
Che dite barbiere, non sapete che chi piglia moglie piglia danno? Me ne sto bene cos e faccio i fatti miei, senza nessuno che venga a brigare in casa mia. E intanto getta l'occhio alle figure disegnate sul muro. Date e nomi si susseguono, mentre un ragazzotto biondo si esercita in un profilo maschile col cappello allungato.
Niente male, Scheggia... che dite, ha talento?.
Senza nemmeno curarsi di una risposta, il dipintore attratto dalle belle chiome del ragazzo si  gi allontanato, congedandosi con un saluto frettoloso.
Caterina che ha assistito non vista, si accosta al barbiere e lo richiama con un tocco alla spalla.
O Caterina, che ci fai qui? Gi questa  la dimora dei Davizzi, dimenticavo che abiti al piano superiore. Non t'ho pi vista in giro. E monna Vaggia come sta?.
Caterina scuote la testa.
Una santa! Non avr certo bisogno delle nostre preghiere per andare in Paradiso, e tu come ti senti? Hai avuto pi quei mancamenti? Perch ti potrebbe giovare un salasso!.
No, grazie sto bene, ma voi per l'amor di Dio non dite nulla a nessuno, lo sapete solo voi e Francesco, nel pronunciarne il nome arrossisce.
Ho promesso e Dio sa quanto mi costa, ma sull'anima della mia Diletta non mancher, in quanto a Francesco non temere  un bravo giovine e... a proposito ho saputo che ti sei persa al Frascato qualche mese fa. Forse hai avuto paura di Averardo Tedesco, il Manigoldo. Beh capisco c' da rimanere di sasso a incontrarlo all'improvviso, facendo il mestiere di boia si  incattivito, brutto  brutto nella persona e nell'animo, ma tu non devi temere da lui, un'altra volta per sta' attenta a non frequentare certi posti, sei troppo bella e la bellezza ha un prezzo alto da pagare.
Caterina annuisce, vorrebbe notizie di Francesco ma non osa domandare, quando a un tratto se lo vede davanti, bello e radioso come il dipinto nella cappella di Santa Trinita. San Michele Arcangiolo, senza le ali per e con in mano un rasoio al posto della spada.
Mastro Totto, chiedono di voi in bottega,  urgente, ser Tano di Montedomini, il notaro, ha un mal di denti che non l'ha fatto dormire per tre giorni, mi ha dato questi per voi e aprendo la mano mostra due denari d'argento luccicanti.
Francesco, o che ti sei portato dietro il rasoio, vuoi forse spaventare le donne? Dovevi lasciarlo in bottega!.
Scusate mastro Totto, nell'urgenza di venire da voi me ne sono dimenticato e poi non credevo di trovar donne qui!.
Come non sai che questa  la dimora dei Davizzi o forse speravi proprio di incontrare Caterina?. E gli strizza l'occhio.
Francesco accenna un sorriso, ma si schermisce negando.
Allora resta tu, qui, a tenere il posto e gli lascia un foglio arrotolato.
Caterina perch sei fuggita? Non sono pi stato capace di ritrovarti. E dire che ti ho cercata a lungo. Mi ero spaventato, quel posto  pericoloso, sono stato in ansia. Poi mi hanno riferito che eri tornata a casa e da allora ho sempre sperato di rincontrarti e ti ho cercata ogni giorno al Mercato Vecchio. Non vedendoti, ho temuto che ti fossi ammalata, come quella volta in piazza de' Signori... e la trattiene per le braccia, mentre lei cerca di andarsene, perch la voce di Ghita risuona del suo nome.
Francesco, ti devo parlare, ma non ora, devo scappare, monna Vaggia ha bisogno di me, credo che ne abbia per poco, Ghita mi tiene gli occhi addosso, deve aver saputo qualcosa e non appena arriver ser Lapo riferir tutto e io ho paura, potrebbe vendermi non appena monna Vaggia morir.
Non preoccuparti, ti aiuter io, cerca di venire dal barbiere con una scusa, non ti sar difficile, oppure ti far un cenno sotto la finestra. Fuggiremo insieme.
Fuggire! E dove andremo, con quali denari? Ci riprenderebbero subito e poi sarei... oddio sarei sfregiata, come hanno fatto con la schiava dei Medici.
Conosco qualcuno che potrebbe aiutarci e poi ti travestirai, cos non ti riconoscer nessuno.
Francesco, ora devo stare vicina a monna Vaggia, non voglio lasciarla, le sono affezionata, ha bisogno di me, mi ha aiutata, e poi mi ha insegnato a leggere.
Leggere! E cosa te ne fai, dove troverai i libri? Leggere non ti aiuter a liberarti dalla schiavit, tu hai bisogno di denaro e di un uomo che ti sposi....
Caterinaaa! compare la faccia rossa di Ghita con gli occhi fuori dalle orbite per la rabbia e lo spiedo in mano, Monna Vaggia ti vuole!.
Con la testa bassa si allontana e sale le scale. Ghita la strattona e la spinge. Prima di voltare verso la camera, Caterina lancia un ultimo sguardo a Francesco e lui sembra rassicurarla, accennando in direzione della finestra. Fa un movimento con la mano. Caterina capisce: Al tocco della campana fatti trovare pronta, ti aspetter.
Deve escogitare un modo per allontanarsi.
Ghita se ne sta con le mani in mano e spedisce spesso Caterina negli scantinati a tagliare la legna e ripulire attrezzi arrugginiti che reclama di continuo. In realt cerca ogni scusa per stare accanto a monna Vaggia, spera forse che la padrona le lasci qualcosa, una gamurra nuova, una camicia e, Iddio volesse, qualche fiorino per la dote.
Rimugina continuamente che non si sa mai, quello che ha promesso quel porco di ser Lapo magari se lo rimangia e non le d pi nulla, come quando la stringeva per i fianchi e la rivoltava sul tavolo per possederla alla maniera delle bestie e lei resisteva e piangeva, perch se lui la spulzellava, non avrebbe trovato neanche uno disposto a maritarla. Questo pensava Ghita ma non sapeva che di fronte al denaro non conta la purezza, quello che vale  la dote. E la dote fa passare su tutto, onore e bellezza, anche se quella, Ghita non l'aveva mai avuta.
Comunque ser Lapo era stato attento e non l'aveva spulzellata. Aveva s abusato del suo corpo, ma nel modo condannato dalla Madre Chiesa. E quando Ghita l'aveva raccontato in confessione a padre Anselmo, lui non si era scomposto e aveva detto di lasciar perdere, che i signori comandano e le serve ubbidiscono, tanto se non lo faceva lui, l'avrebbe fatto qualcun altro e poi almeno era rimasta vergine, cosa voleva di pi. Poi nell'altro mondo ci avrebbe pensato Domineddio a punire ser Lapo. Ora doveva stare zitta e ubbidire e poi il confessore era sicuro che sotto sotto le era piaciuto e aveva goduto. E incalzava con le domande, chiedeva particolari, con una voce sottile e inquietante. Poi, tornando al tono imperioso, aggiungeva che non pensasse nemmeno lontanamente di andare a riferirlo ai giudici, tanto non le avrebbero creduto e lei sarebbe finita alle Stinche o peggio impiccata.
Ghita sapeva che il peccato di sodomia era in effetti uno dei pi terribili per la Chiesa e la legge fiorentina lo puniva con pene severissime. Da poco c'era una nuova magistratura che doveva vigilare e bastava mettere un biglietto in uno dei sei tamburi disseminati in citt per accogliere le denunce anonime. Gli Ufficiali della Notte ogni tanto arrestavano qualcuno, per sodomia, ma poi se si trattava di uomini li rilasciavano dietro il pagamento di una penale e questo era capitato al giovane Leonardo, apprendista dello Scheggia.
Almeno se fosse rimasta incinta avrebbe potuto far allevare il bastardo in casa e chiss che prima o poi ser Lapo non lo avrebbe riconosciuto, lasciandogli il palazzo, come era successo al figlio della serva di Antonio dei Ricci. Se ricordava bene la madre fu cacciata via di casa, ma Ghita avrebbe lottato con ogni mezzo, anche a costo di mettere la denuncia nel tamburo. Certo i parenti avrebbero reclamato, a ogni modo qualcosa sarebbe toccato anche a lei, madre di Giovanni di Lapo Davizzi. Giovanni che non era mai stato nemmeno concepito e gi si immaginava a dirigere la casa, lei la brutta Ghita dalla pelle ulcerata che tutti disprezzavano: signora in casa Davizzi!
Caterina non vede nessun figlio nel futuro di Ghita, quello che scorge  solo il ripetersi di giornate di lavoro e di busse, continuando a fare la serva a qualcuno, che sia marito o padrone  uguale.
Comunque non  questo che la preoccupa. Ora deve escogitare il modo per uscire inosservata. Mentre si trova nelle cantine, scorge dei panni in una vecchia cassa: calze con la suola di cuoio, molto consunte a dire la verit, un farsetto verde e un berretto di lana dello stesso colore. Sono probabilmente gli abiti del garzone che ha lasciato la casa, visto che non ha pi ricevuto il salario perch ser Lapo non invia pi denaro e i conti del medico e dello speziale stanno lievitando.
Caterina li indossa e calca il cappello a nascondere la biondissima chioma e parte del viso. Scorge anche un coltellino arrugginito e se lo caccia in tasca, non si sa mai chi si pu incontrare per le strade del Mercato Vecchio. Risale le scale a passettini e, appiattendosi, scivola dal portone ancora socchiuso.
Ecco, la luce la coglie di sorpresa e le offusca la vista, stringe gli occhi per abituarsi al sole che invade la via Porta Rossa. Nessuno ha notato la sua uscita e Ghita non scender a cercarla. Almeno due ore di giostra in questa citt sorprendente che sta per accoglierla con le sue grida e le facce diverse e misteriose, attraenti e repulsive, ma vive, rispetto alla tetraggine e alla desolazione del palazzo dove si attende solo che scocchi l'ultima ora della padrona. E solo per mettere le mani sull'eredit e spartirsi mobilia e suppellettili. I parenti non aspettano altro e qualcuno ha gi messo gli occhi su di lei. Sul Libro dei Ricordi ha letto la cifra che ha pagato ser Lapo. Cento fiorini. I creditori, come Giovanni della Casa, verranno a reclamare la loro parte, compresi i fratelli di monna Vaggia che aspettano di riavere la dote perduta nel fallimento della compagnia.
Caterina passa accanto a Francesco che attende con le braccia incrociate e guarda in alto in direzione della finestra. Ha un'aria spavalda e sicura e non si accorge di lei che arriva quasi a sfiorarlo. La tentazione di lasciarlo l ad aspettare  troppo forte, dopotutto l'idea che lui voglia ingannarla  un'ombra persistente; ha imparato a non fidarsi di nessuno e il suo cuore  diviso fra il desiderio e l'impulso di chiudersi alle lusinghe. Va avanti senza fermarsi verso il chiasso che separa il palazzo dalle altre case. Un vicolo chiuso e strettissimo come un budello che puzza di orina e sterco, dove non arriva mai il sole. I contrafforti che legano i due edifici le appaiono come catene di mattoni e pietra.
Non arriva neanche in fondo quando un berroviere le taglia la strada facendo un cenno del capo, un chiaro invito a seguirlo. Eppure i panni maschili non dovrebbero tradire il suo sesso, dunque quella guardia la desidera in quanto giovane dai lineamenti femminili! Questo  l'amore alla fiorentina di cui parlavano sulla nave a Genova? Meglio non rischiare, cos torna indietro. Francesco  ancora l ad aspettare, fermo come l'aveva lasciato, il viso imbronciato, quasi temesse di non vederla arrivare. Lei cammina di buon passo, lo sfiora col braccio, lui lancia uno sguardo distratto, senza dire nulla e di nuovo torna a fissare la finestra.
Quel tocco fugace, come una vampata, provoca in Caterina un turbamento, qualcosa che parte dal basso e risale su di colpo alla maniera di un sussulto, ma pi forte, un formicolio, l sotto, in quella parte che non ha mai sentito nominare a Firenze, non sa come si chiama nella loro lingua. Forse non ricorda nemmeno il termine russo, ma sa benissimo che  la vita stessa,  da l che prende via il tutto.
Nonostante le vicende tristi della sua breve esistenza, il distacco brusco dall'infanzia, sente fortissimo il richiamo della vita. La separazione, la vendita come fosse un'asina. Il mare lungo da attraversare e poi un paese nuovo, voci e suoni sconosciuti. Proprio la fortuna di aver incontrato in monna Vaggia, pi che una padrona quasi una babushka gentile, e la necessit di accudirla nei suoi bisogni pi intimi hanno reso Caterina sensibile a seguire gli impulsi della giovinezza.
Francesco chiama, ma lui non sente. Francesco! ripete pi forte, col leggero accento straniero finch il ragazzo abbassa la testa e posa lo sguardo su di lei. Rimane perplesso, poi al suono della voce, spalanca le braccia e solleva gli angoli della bocca in un sorriso che si apre in una risata sonora.
In nome di Dio! Non ti avrei mai riconosciuta se non avessi parlato. Il modo inconfondibile di pronunciare il mio nome mi ha rischiarato il cervello; certo Caterina ne sai una pi del diavolo.
Francesco non dire queste cose e sembra scuotersi di dosso un parassita, mi  sembrata la soluzione pi semplice per uscire, cos nessuno ci infastidir, siamo due garzoni che vanno a giro per Firenze, ma ho poco tempo e tanto desiderio di aria e luce. Oggi monna Vaggia sta un pochino meglio, respira con meno affanno, ma ho paura che non le resti molto da vivere. Ghita  al suo capezzale da ieri.
Gi quell'avvoltoio, allora ci siamo, lo sanno tutti che aspetta la fine della padrona per recuperare qualche fiorino della dote, ma di ser Lapo dicono sia sulla paglia e avr speso anche quei pochi denari che spettavano a Ghita.
Ser Lapo non si  visto, monna Vaggia non domanda pi di lui ma, a ogni rumore insolito, solleva la testa per guardare verso la porta.
Ser Lapo  atteso da creditori e non pu farsi vedere a Firenze. Il cruccio di non avere avuto figlioli lo attanaglia. Non ha nessuno, ha litigato con i suoi fratelli per via del palazzo, lasciato indiviso fra lui e Tommaso, ha una sorella monaca alle Murate e pare un figlio bastardo avuto da una serva.
Ma tu come fai a sapere tutte queste cose?.
Firenze mormora e la bottega di mastro Totto raccoglie le voci. Io ascolto e sto in silenzio. Quando le dicerie si fanno insistenti di solito si rivelano veritiere.
Chiss se ha serbato il segreto della sua malattia, pensa Caterina disegnando un piccolo broncio sul viso. Francesco intuisce e la rassicura con un sorriso che dice tutto: Fidati di me, sono talmente innamorato che non ti tradirei mai.
La prende per un braccio e la trascina a s in uno slancio, ma deve frenarsi. Si trovano in pieno centro e la gente mormora, anzi urla la verit. Cosa direbbero del garzone di mastro Totto che desidera l'amore dei fanciulli? Nessuno si meraviglierebbe, ma gli Ufficiali della Notte farebbero il proprio lavoro e finirebbe in prigione o costretto a una multa salata, che non potrebbe pagare. E chi non ha denari non lallera! Conclude le sue riflessioni.
 Caterina stessa a frenare il suo impeto, si libera e comincia a correre. Lui la segue e urtando passanti e schivando carri, si ritrovano in via Calimala.
Ah finalmente ti ho raggiunta, dove volevi scappare, non ti mangio mica!.
Beh in un certo senso s, volevi mangiare la mia bocca, forse? ride Caterina con una civetteria insolita, risvegliata dall'aria fresca.
Francesco, ancora pi turbato, sente le gambe tremargli.
Fermati voglio guardare come sono belli gli oggetti esposti e indica una borsetta di seta ricamata d'oro e impreziosita di perle.
Queste sono le botteghe eleganti di Firenze dice tanto per smorzare la tensione, ma la voce gli trema per la corsa. Qui c'era l'arte di Calimala, i fiorentini hanno iniziato cos, compravano le pezze di lana da altri paesi e le rifinivano per rivenderle dappertutto, vieni - la prende per mano -. Ora dobbiamo andare di qua e imbocca una stradina stretta e scura.
Dai fondaci profondi e alti entrano ed escono persone con fagotti che si mischiano a un andirivieni di muli caricati con balle di lana. Nel palchi interni, operai chini armeggiano senza sosta con pettini sulle nuvole di lana.
Siamo nel convento di San Martino, dove si producono le pezze; qui hanno sede le principali compagnie di lanaioli, anche il tuo padrone era socio di una di queste, mi sembra proprio l davanti, vedi  chiusa, evidente, i debitori sono tanti e la crisi non accenna a scemare.
Caterina ascolta ma non sembra molto interessata. La crisi del commercio, i fallimenti, botteghe chiuse, quale pu essere la differenza per lei, se non cambiare padrone e diventare propriet di altri? Un nuovo contratto di vendita dal notaio, alla presenza di due testimoni, una riga in pi da annoverare fra i beni al Catasto. Una cifra su cui calcolare l'imposta, detratte le spese. Almeno cos, le ha spiegato monna Vaggia, funzionano le tasse a Firenze, da tutti odiate e temute.
Non ti imbronciare, Caterina, guarda quel vetturale a cui  scappata la cavalla, come corre a perdifiato per riacciuffarla.
La risata allegra e prolungata di Francesco inonda l'aria e fa alzare in volo come una frotta di tortore i pensieri neri e vischiosi.
Ma guarda come si affanna a starle dietro, devono avergli fatto uno scherzo, lo vedi  uno del contado. Vedrai quando gli rimetteranno il conto della roba sciupata. Ah ah....
Questa volta Caterina ride, ride senza riuscire a fermarsi, piegata in due.


Capitolo 9.

Proseguono allegri, scambiandosi informazioni e aneddoti mentre lei vorrebbe raccontare del suo villaggio, ma ha ben poco da dire; allora diventa protagonista di una fiaba: fa sua la storia della principessa Vassilissa. Una sera la matrigna sped Caterina nel bosco a cercare il fuoco e lei fin nella casa di Baba Jaga. La strega la trattava male, facendole fare tanti lavori pesanti ma la bambolina che le aveva dato sua mamma, prima di morire, l'aiutava nelle faccende e riusciva a fare tutto... A questo punto si interrompe fermandosi.
Guarda, l dentro stanno giocando ai dadi? e indica l'interno buio di una bottega in cui dei signori riccamente vestiti assumono pose da villani e imprecano.
S, il gioco d'azzardo  proibito, ma nessuno se ne preoccupa, pensa che tempo fa nella panca di mastro Totto giocavano un Guicciardini e un Soderini. E tutto mentre il vescovo tuonava contro le botteghe dei barbieri dove si tiene il gioco.
E non gli fecero niente?.
Macch, una multa e tutti tornarono a casa, eran signori e pagarono, cos in certe botteghe ci si gioca le forme di cacio e marzolino. Ma continua la storia che hai interrotta. Cosa successe dopo a Caterina?.
Niente, non me ne ricordo pi.
Certo ti farebbe comodo la bambolina per i lavori in casa di monna Vaggia!.
Eh s! sospira la ragazza, ma non racconta il finale del matrimonio col re di Vassilissa, che tenne la vecchina con s e la bambola sempre in tasca.
Le favole son favole, devo stare coi piedi per terra e aspettare che arrivi il peggio!, sospira sollevando le spalle.
No. Se decidi di scappare! Ce ne andremo lontani, a Siena, dove vanno i ribelli fiorentini e ci accoglieranno perch io so fare il mio mestiere di linaiolo, come i miei fratelli e ho anche imparato a tagliare le barbe, e ride.
Caterina tace, vuole solo godersi queste ore di libert e divertirsi un po'.
Andiamo, voglio vedere quelle botteghette sotto la badia, tutte uguali.
Sono i cartolai... fanno i libri, li copiano e poi cuciono i fogli e li rilegano, con le stecche e le bullette. Mettono in oro le iscrizioni Qui ci trovi sempre i signori colti e raffinati che comprano i libri, poi discutono di arte e filosofia.
Caterina si illumina a sentir parlare di libri e le torna in mente proprio un certo Matteo cartolaio da cui il suo padrone aveva comprato carta di bambagia.
Proseguono con una certa baldanza e giungono proprio alle case degli Alberti, l Francesco fa notare il palazzo dove abitava monna Vaggia.
Ma quante botteghe ci sono in questa vostra Fiorenza, non avrei mai creduto di contarne cos tante e dappertutto, sotto le chiese, sotto i palazzi, persino sul Ponte Vecchio, le ho viste, io che prima di giungere qui avevo conosciuto solo qualche rigattiere di passaggio e una volta mi hanno portato alla fiera. A me sembrava una giostra ma erano pochi rivenditori, qualche roncola e zappe. E molte donne che da noi vendono i loro ricami.
Vedi noi siamo nella citt magnifica, pi bella e grande della nostra, forse solo Roma, dove vive il Papa, e dove  andato anche ser Brunellesco, ma loro una cupola come quella che hai visto qui se la sognano. Ora manca soltanto la lucerna in alto,  finita e hanno fatto alla svelta e senza interrompere le funzioni.
Camminando ancora giungono in piazza Santa Croce, immensa e aperta come un campo di grano, pensa Caterina frastornata. Una distesa davanti alla facciata in pietra grezza color nocciola. Che tinta smorta! esclama Caterina. Come quella del Duomo aggiunge Francesco, sollevando un po' il sopracciglio, stupito. Un odore acre li coglie mentre attraversano. Il tanfo si fa sempre pi forte, proviene dall'Arno, in fondo su dei tavolacci ci sono pelli stese ad asciugare.
Oggi il puzzo  assai forte, perch tira il vento; la Signoria proibisce l'attivit dei conciatori qui, ma loro se ne infischiano e continuano, ogni tanto arrivano gli ufficiali dell'Arte e li cacciano, facendo pagare pesanti multe. Per un po' non si vede nessuno, poi piano piano ricompaiono.
 contenta Caterina, Francesco le piace perch sa tante cose, soprattutto sui dipinti, ma  anche giocoso e un po' fanciullesco per la sua et.  proprio bello, anzi bellissimo! Deve essersi sbagliata quel giorno al Frascato... Entriamo, si sta facendo tardi lo sollecita, salendo i gradini.
Varcata la soglia, il portone enorme si apre per farli passare e poi si richiude con un tonfo che rimbomba nel silenzio, alle loro spalle. La chiesa, in penombra,  deserta. Solo una figuretta nera incappucciata si allontana a passi veloci, dopo un accenno di genuflessione davanti all'altare. I due si avvicinano lentamente verso il fondo. Caterina cammina con cautela sul pavimento di marmo lucido fra le grandi lapidi che custodiscono le spoglie di antiche famiglie, alcune ormai estinte, come spiega Francesco stringendole la mano.
L'interno appare spaventoso e a un tempo familiare come una foresta, dove colonne alte e slanciate simili a grandi alberi svettano e si richiudono in archi appuntiti. A met scorrono linee che arrivano in alto al soffitto di legno, colorato, come un cesello. La sensazione  di essere sollevata insieme al garzone verso il cielo. Ma nel contempo sono proiettati sul fondo, dove rifulgono le vetrate colorate e l'abside racchiude l'altare in uno scrigno prezioso. I colori tenui, rosa, ocra, giallo, verdino, sembrano figure e paesaggi immobili, molto simili gli uni agli altri.
I due non fiatano e Caterina teme che possa esser sorpresa di nuovo dal male che l'ha colpita davanti al palazzo dei Signori, cos gli si accosta e ne avverte il calore. Lui le afferra l'avanbraccio: Vedi, questi a destra sono gli affreschi di Giotto, il maestro dipintore pi grande che sia mai vissuto.
Caterina si calma e comincia a guardare le pareti della cappella. Raccontano storie di un santo. All'inizio l'uomo si sta spogliando di fronte a tanti spettatori, poi lo si vede con il saio ricevere con le braccia aperte qualcosa da un angelo e infine nel letto a occhi chiusi. Morto. Caterina non ha mai visto quadri cos grandi e intuisce che gli affreschi di Giotto sono diversi. Le figure racchiuse dai contorni del paesaggio quasi a proteggere i personaggi.
Sono le storie di Santo Francesco che fond l'ordine e non si era mai visto un uomo cos singolare da lasciare tutte le ricchezze ai poveri e vivere di carit.
E tu porti il suo nome! esclama la schiava.
S e il tuo  il nome di un'altra santa, che nacque a Siena, figlia di un tintore!.
Oddio due santi, allora non potremo mai sposarci... sorride compiaciuta.
Vado a cercare una candela, abbiamo una grazia da chiedere io e te, s proprio noi due, abbiamo bisogno davvero di accendere un lume.
Mentre il garzone si allontana, Caterina pensa che ha visto qualcosa in patria, qualcosa che ora le torna in mente. Ma s, ora che vede il grande crocifisso di legno posto nel coro si ricorda di quel monaco nero che pass dal suo villaggio e sua madre lo invit a mangiare, dividendo la zuppa e il pane scuro. Portava con s un grosso fagotto avvolto in un panno e lo appoggi con cautela al muro. Mangi e li benedisse. Prima di andare via riprese il fagotto, il panno scivol a terra e loro, rimasti a bocca aperta, contemplarono un'icona meravigliosa. Ritraeva, spieg il frate che era anche pittore, l'ascensione di Ges. Una figura sinuosa della Vergine con gli apostoli intorno e in alto. Erano rimasti impressionati, per questo Caterina lo ricordava alla perfezione. Proprio quel crocifisso aveva qualcosa in comune con l'icona. Non gli affreschi di Giotto, cos vivi e animati, ma c'era in quel crocifisso, nella immobilit del volto, proprio lo stesso sentimento dell'icona.
Questo  opera di Cimabue, il maestro di Giotto, ma come spesso succede l'allievo super il maestro e ora nessuno dipinge pi alla maniera di Cimabue.
Dunque noi dobbiamo rimanere sbalorditi, come se fossimo in Paradiso?.
Le cose nuove all'inizio fanno sempre un effetto strano, poi imparerai ad apprezzarle, sai prima di andare da mastro Totto ho provato in una bottega di dipintore, ma la sua arte era vecchia e io non avevo talento, cos facevo sempre decorazioni di stelle e gigli e non progredivo. I miei fratelli mi misero da mastro Totto e sono contento.
Francesco accende la candela che ha trovato e le sussurra: Per noi due, per la nostra allegrezza.
Per la mia libert, aggiunge Caterina.
E mentre se ne stanno in preghiera, Caterina vede una gran profusione d'acqua sommergere la Chiesa e coprire il bel crocifisso e i dipinti delle cappelle; non sa quando, ma intuisce che ci sar una grande alluvione e il fango ricoprir le case e uomini e cose saranno sommersi e libri e carcasse di animali scenderanno con i tronchi lungo il fiume grosso e adirato come un demone che ingoier ogni cosa. Forse ha gi visto tutto questo al suo villaggio, quando era molto piccola, pensa.
Ora andiamo, devo essere a casa. Addio, scappo, spero di rivederti!.
Francesco si avvicina per baciarla, ma lei si ritrae e schizza veloce in avanti.
Caterina cammina fra le viuzze e arriva sull'Arno, dove sono le tintorie e il puzzo l'assale cos forte da stordirla. Si ferma e guardando verso l'alto scorge le torri che si innalzano: sulla collina spiccano le mura possenti che danno un senso di protezione. C' l'immagine di San Giorgio per sostenere i viandanti che incorrono in pericoli. Come potrebbe scappare, si domanda, alla porta sarebbe notata dai gabellieri. Forse lasciandosi scivolare sull'Arno, un corpo inerte e abbandonato simile a una foglia che si sposta con la corrente, ma la vedrebbero alla pescaia i renaioli che lavorano sulle barche. No. Riprende a correre in via dei Saponai e poi a perdifiato raggiunge Borgo Santi Apostoli, la strada dei pittori. In un attimo  in Porta Rossa al palazzo, dove s'intrufola come una faina e scende a cambiarsi.
Ghita la accoglie mentre esce dalle cantine. Dentro il cortile le fa salire a calci le scale fino alla camera da letto: Dopo faremo i conti col bastone, puttana di una russa che hai fatto un incantamento alla padrona. Lo so che la notte resti sveglia e ti ho vista preparare misture del diavolo.
Hei Curilo Plenkovic / da me ci sono tavole imbandite / Bevande versate / cibi preparati non ancora mangiati / Da molto attendo mio caro. Non brucia il tuo cuore dal desiderio?
All'improvviso il canto risuona nella sua mente, cos forte che diventa sorda agli insulti e alle calunnie. Solo chiudendosi in s stessa potr sopravvivere per rivolgere al ragazzo la bylina dell'amore. Quel canto che intonavano nei boschi, mentre gli uomini tagliavano con le scuri tronchi enormi. Gli alberi cadevano al suolo con tonfi rassicuranti, come fossero fuscelli nelle mani di giganti e lei e le sue sorelle trasportavano i rami pi piccoli.  bello ricordarsi questa storia proprio ora che Francesco le ha dichiarato il suo amore. Potrebbe cantarla per non dimenticare la melodia; fra un po' avr scordato il suo villaggio, i boschi e forse anche le facce di sua madre e suo padre. Due puntini gialli che si allontanano nel mare. Ora li vede a tratti, scompaiono e ricompaiono. L'immenso mare che ha attraversato per arrivare qui, un viaggio lungo che non potr ripercorrere indietro, un viaggio di sofferenza che la separa da ci che  stata fino a ieri. E non sono trascorsi nemmeno due anni.
L'unica salvezza  dimenticare. Solo cos potr sopravvivere in questa terra straniera e ostile, fra persone diverse, che l'hanno legata con le catene della schiavit. Dimenticare e chiudere occhi e orecchi, serrare il cuore in un forziere. La bellezza della citt non potr cancellare lo strazio, la bellezza  altera e non si cura dei calpestati, eleva chi si sente sereno, chi  libero, non lei.


Capitolo 10.

L'ammalata muovendo appena le labbra, mentre Caterina le sistema il coltrone, sussurra qualcosa a proposito del notaio e di ser Lapo che sta arrivando.
Caterina le porge la medicina, che rifiuta. L'ultimo salasso, somministrato il giorno prima, l'ha prostrata, lasciandola senza nemmeno la forza di sollevare un braccio. La schiava avrebbe voluto gridare che l'intervento era inutile e monna Vaggia non ce la faceva pi, ma con le lacrime agli occhi ha anche dovuto aiutare il cerusico a raccogliere il sangue dalle incisioni. Zampillava vivo nelle bacinelle di stagno: che orrore quel corpo scheletrico nudo, sulle lenzuola macchiate di rosso scarlatto come papaveri appena recisi. Monna Vaggia non mangia da giorni e beve solo un sorso d'acqua che inghiotte con difficolt. I dolori la tormentano, eppure non si lamenta e accetta con rassegnazione la fine.  venuto anche il prete che le ha fatto la croce con l'olio e ha impartito la benedizione, dopo averla confessata. Ma che peccati avr la padrona da sussurrare a quel tetro pipistrello con le bende viola! Il prete pronuncia preghiere in una lingua antica, il latino le ha detto Ghita, quello che aveva ascoltato in chiesa quando accompagnava la padrona, lingua dura e breve, non come il volgare fiorentino che  dolce e rassicurante.
Prova a intonare la bylina di Curilo Plenkovic. La voce risuona nella stanza, leggera come un profumo che aleggia. Ora Caterina sta cantando la sua canzone a una bambina nata tanto tempo fa, ma la padrona nasconde dietro i segni della malattia una pelle ancora liscia e vellutata e l'odore che emana dal ventre disfatto non la turba affatto ed  mescolato a un unguento alla zagara e vaniglia che tutte le mattine le friziona sulle braccia. Oggi non l'ha fatto, dopo il salasso la padrona non avrebbe retto nemmeno il tocco pi leggero, ora  lei, Vaggia, che sposta le dita e le afferra la mano, piano ma in maniera sufficiente a farsi intendere, poi con lo sguardo indica gli affreschi al soffitto e sorride.  arrivato il momento di concludere la storia della castellana; Caterina prende il libro e ricomincia. Vaggia conosce il finale, lei no.
Inizia piano, mentre con gli occhi segue le scene del dipinto che il pittore ha saputo raffigurare cos bene in ogni dettaglio. Il volto schivo e triste della castellana e l'ira sulla faccia del duca, mentre intorno a loro il giardino lussureggiante non cesser mai di fiorire e gli uccelli canteranno per sempre. E la duchessa offesa del rifiuto dice al cavaliere: Malvagio traditore, /dunque m'avete voi d'amor tradita, fattomi s gran disonore? / Per certo io vi far torre la vita / facendovi morir con gran dolore.
Per vendetta confessa al marito di essere stata infastidita da messer Guglielmo. Piangendo e graffiandosi il volto dice: Fammi giustizia, che a tale offesa egli non scampi la vita.
Il duca lo fa chiamare: Messere, di voi mi dolgo e racconta, ma il cavaliere dice che il suo amore  per un'altra donna, e gli mostrer la verit. Insieme si recano al giardino e mentre il duca attende, lui e la sua amata, ignara, si dilettano. La sera la duchessa chiede ancor vendetta. Tu menti - risponde il duca -, ch lui ha giurato il suo amore ad altra dama, pi bella di te che splende pi del sole e delle stelle.
La duchessa promette vendetta e durante un ballo fa sapere alla bella di conoscere il suo segreto: la cagnetta  il messaggero degli amanti! La giovane, credendosi tradita, perch solo Guglielmo pu sapere, si chiude in una stanza e stringendosi alla bestiolina, poggia la spada al petto e la spinge sul cuore. Accorre messer Guglielmo e vede morta in terra l'innocente. E allora grida: Spada prima che sia forbita a me, misero, a me torrai la vita!
Il duca nel vederli a terra, fuori di s, con la spada taglia la testa alla duchessa, per far de' corpi nobile vendetta. Giustizia fece.
Monna Vaggia ha il respiro corto, stringe la mano di Caterina, che si avvicina per ascoltare, ma la bocca  serrata in una smorfia. Solo le dita sembrano dire qualcosa che per sfugge. Avrebbe dovuto parlare di pi con lei, ora  tardi per sapere. Poi monna Vaggia non le avrebbe confidato il segreto taciuto per tutta la vita, un segreto o solo un sogno di piacere, mai avuto, mai nemmeno desiderato. E ora la padrona riabbraccer la sua bambina lass.
Caterina non crede nel Paradiso, forse esiste per i fiorentini, per le nobildonne, le bambine appena nate e battezzate, ma per le schiave? Per le schiave non c' Paradiso. No. L'ha detto anche il vescovo Antonino, l'ha ribadito il prete che  venuto a confessare monna Vaggia, lo dice Ghita, mentre le sputa addosso la sua rabbia. A che serve continuare a vivere? Morire non sar diverso, dopotutto. Ora che la padrona sta lasciando questo mondo che importa pi continuare. Il prete, che le ha dato l'assoluzione, forse ha saputo, una storia d'amore fino, come quella della castellana? Chi ha amato la sua padrona, chi le ha trafitto il cuore?
Monna Vaggia apre gli occhi; solo un rantolo. Il dolore si  fatto sordo, una lama affilata, che penetra sempre pi, come la spada che ha ucciso prima la castellana e poi Guglielmo, la stessa arma per morire. Questo  l'amore fino, l'amore puro che finisce se qualcuno lo tocca. L'amore vero non pu essere contaminato.
S, ora ricorda della cerva che aveva ucciso il cerbiattino perch sua sorella l'aveva accarezzato. Lei gliel'aveva detto Non toccarlo: la sua mamma lo ripudier. E invece la piccola l'aveva sfiorato, morbido e pungente, aveva un odore acre, ma il suo fiato sapeva di latte. Immobile, se ne stava ritto sulle zampette incerte e poi aveva iniziato a tremare. Sua sorella voleva portarlo via, ma lei glielo aveva impedito, in lontananza si vedeva la cerva con la testa sollevata che emetteva un suono lungo e straziante.
Via. Andiamo via, Irina. I nostri genitori si arrabbieranno. Appartiene al bosco e alla sua mamma, faremmo una cattiveria e lo spirito del bosco si vendicher.
Poi aveva strattonato la sorella ed erano scappate, con Irina che piangeva tutte le sue lacrime e puntava i piedi per non camminare, le graffiava la mano per far s che mollasse la presa, ma Caterina aveva resistito.
Il giorno dopo il babbo aveva raccontato che il cerbiattino, rannicchiato accanto a un grosso albero, era stato trovato morto di freddo, forse di paura. La mamma l'aveva abbandonato?, aveva chiesto Caterina con un fil di voce. Sicuramente, qualcuno lo aveva avvicinato e il suo odore non era pi lo stesso, le avevano spiegato, ma Irina insisteva a dire che forse la mamma era morta, ed era rimasto solo. No, la mamma era stata vista nei paraggi; l'avevano riconosciuta per le mammelle gonfie che pendevano e piangeva dal dolore.
Forse piangeva per il cerbiatto morto.
No, gli animali non si commuovono per queste cose, gli animali non si commuovono e basta.
Caterina si accorge che sta parlando ad alta voce, ma dal fiorentino  passata al russo, i ricordi di sua sorella e di suo padre non possono essere in altra lingua. Sono questi e li rammenta ancora con le parole esatte, come erano state pronunciate e coi suoni accartocciati dell'infanzia. Poi aggiunge in italiano affinch la padrona possa capire. Per giorni Irina non voleva farsi avvicinare da nessuno e si teneva lontana da carezze e sfioramenti. Scappava via appena qualcuno la guardava. Non c'era bisogno di dirlo ma aveva paura di essere abbandonata dalla mamma. Non aveva dovuto penare troppo perch era stata la prima a morire con la bocca piena d'erba.
Una lacrima appare sul viso di Vaggia, non sa se di dolore o commozione. Allora Caterina riprende a leggere: Ma la fine  gi detta, questo  in pi. Poi il duca si dispose a combatter saraceni e l mor al servizio di Dio. Compiuto  il cantar mio. Finita  la storia del Vergy.
Tutto finito. Sono trascorsi i mesi e di ser Lapo ancora nessuna traccia. Monna Vaggia  stata tumulata nella chiesa di Santa Trinita e ora riposa accanto alla Ginevrina. I fratelli di lei accorsi alla notizia hanno fatto un gran baccano, eppure da viva non si erano mai presentati a farle un saluto, che tanto avrebbe sollevato il morale della signora, alle prese con un dolore senza requie, pensa Caterina con dispiacere. Uno a Barcellona, l'altro forse troppo occupato negli affari. E dire che i banchieri stanno in Mercato Nuovo, all'incrocio di Porta Rossa, a pochi passi dal palazzo. Dunque pi semplicemente la paura del contagio della malattia lo teneva lontano. Ma il male della padrona la rodeva da dentro, non poteva corrompere che il suo corpo, questo Caterina lo sapeva bene, perch n lei n Ghita si erano ammalate.
Al funerale gli Alberti sussiegosi e alteri, con il mento pizzicato come un vezzo di famiglia, dalle lunga dita affusolate, che le ricordavano quelle di monna Vaggia, erano venuti a reclamare i diritti della dote e ad accusare ser Lapo di aver trascurato la moglie, di avere omesso i pagamenti del cerusico e dello speziale; insomma di aver lasciato debiti e problemi da risolvere e soprattutto di non essere accorso al capezzale. E che avevano fatto loro stessi, del resto? Ma si sa l'uomo nota la pagliuzza nell'occhio del vicino e non vede la trave nel suo, pensava Caterina, spaventata della sua sorte, e triste per aver perduto la padrona.
Il corpo, a parer loro, andava seppellito nella cappella degli Alberti in Santa Croce, ma il notaio era riuscito a convincerli che una simile condotta avrebbe dato scandalo, quindi alla fine si erano persuasi e quando arrivarono gli altri parenti sembrava tutto a posto. Il notaio conferm che le ultime disposizioni dell'ammalata facevano riferimento alla tomba dei Davizzi, accanto alla figlia. Il testamento sarebbe stato pubblicato di l a qualche giorno e non si poteva aspettare. Del resto le giornate piuttosto calde non incoraggiavano a ritardare la sepoltura.
Nessuno aveva fiatato e gli uomini si erano avviati a seguire il corteo, forse ser Lapo sarebbe giunto in chiesa per la funzione. Chi diceva fosse ammalato a Napoli per la moria che avanzava con la bella stagione, chi sussurrava preferisse non farsi vivo per i debiti. La settimana prima era partito un corriere per Napoli, a cavallo ci volevano dieci giornate al massimo, poi erano giunte voci che si fosse rifugiato a Siena e sarebbe arrivato in tempo.
Al funerale, oltre ai parenti in nero, si videro tante persone semplici e le contadine dell'Antella con il capo coperto che gridavano e lamentavano la perdita della loro cara padrona, dietro il feretro rivestito da un bel drappo in damaschino con lo stemma dei Davizzi, ricamato in oro. Le signore, come Alessandra Strozzi e le figlie erano rimaste a casa a far compagnia alle cognate. Alle donne non era permesso seguire il corteo; per il decoro della famiglia bisognava trattenere il dolore, ma le persone semplici, invece, era bene che piangessero e pregassero ad alta voce. In questo caso non c'era stato bisogno di pagare nessuno perch il dispiacere era sentito davvero. Chiunque avesse conosciuto monna Vaggia degli Alberti non poteva che lodarne la generosit in vita e aspettarsi che anche da morta avrebbe vegliato.
A Caterina, che era rimasta per confortare con bevande le parenti, ogni tanto sembrava di vederne spuntare il viso smunto dietro le cortine del letto, come era solita fare, quando la sentiva arrivare. Per quanto preannunciata, non si era abituata all'idea della morte. Le pareva impossibile che il suo corpo non ci fosse pi, quel corpo che aveva curato e accudito. Le sembrava di sentirlo sotto le mani ormai esperte muoverlo e frizionarlo, imboccarlo, proprio come era stato per la sua povera mamma. Ma i due volti si sovrapponevano. Confondeva i lineamenti, non ricordava cosa fosse accaduto, allora al villaggio, dove una nebbia sembrava avvolgere la piccola isba di legno, e lei invano tentava di fendere quel vapore inconsistente, che pi passavano i mesi, pi si infittiva. Poi sarebbe diventato tutto grigio, una specie di Purgatorio delle anime. Sospeso nell'immobilit.


Capitolo 11.

Per le strade di Firenze l'atmosfera era mutata con l'arrivo della bella stagione e dei venticelli; lo si percepiva anche dai suoni e dai canti che arrivavano fin lass all'ultimo piano del palazzo, in cucina, dove ormai Caterina trascorreva la maggior parte delle ore. Le camere da letto e lo studiolo di ser Lapo erano stati chiusi a chiave dai fratelli, per paura; il portone, la sera veniva serrato dall'esterno con lo scopo di impedire a chiunque di entrare e uscire liberamente. Ancora di pi la schiavetta si sentiva prigioniera alla merc delle angherie di Ghita che la batteva rabbiosa, disperando ormai per i fiorini che le erano stati promessi da ser Lapo.
Durante il giorno giungeva, dagli uffici del Catasto, il rumoreggiare dei visitatori, al primo piano, che parlavano ad alta voce. Suoni confusi e monotoni, da cui ogni tanto arrivava fino alla cucina qualche parola pi alta. Caterina aveva udito bene il suono mora, cui era seguito un gran silenzio e di certo qualche morte sospetta doveva essersi verificata proprio al Frascato, localit colpita senza ombra di dubbio; la schiava ricordava il maleodorante dedalo di strade dove le persone si assiepavano numerose e le prostitute si vendevano. La parola mora veniva pronunziata a bassa voce, ma era chiaro che alludeva alla peste.
In casa erano rimaste scarse provviste e olio e vino in cantina chiusi a chiave. La schiava e la serva, per ironia della sorte insieme, custodi di un palazzo, che era stato il primo di Firenze, ora in disfacimento. E si dovevano accontentare di un po' di farinate cotte sul fuoco, ceci e qualche frutto seccato dall'estate. Una volta finiti cosa sarebbe successo, le avrebbero lasciate morire di fame? Ghita poteva spostarsi, ma dove mai sarebbe andata, senza i fiorini promessi per il suo matrimonio o qualche oggetto da portare ai suoi parenti in campagna. I panni di lana della padrona o la giornea che di solito veniva lasciata alle serve. I suoi non la volevano pi in casa, un'altra bocca da sfamare, questo lo sapeva, e ormai che era stata con monna Vaggia, nessuno l'avrebbe presa come serva, in quel periodo di paura del contagio.
Senza la consolazione dei libri, per Caterina le giornate non passavano mai e Ghita le impediva persino di affacciarsi e incontrare con lo sguardo Francesco. Una volta con le finestre aperte le era sembrato di sentirlo fischiettare, ma come riconoscere da un fischio il timbro della persona cara? Spesso ripeteva fra s e s i versi della castellana di Vergy e ancora si commuoveva nel ricordo dei due amanti.
Ogni tanto comparivano i parenti di ser Lapo. Si limitavano a fare un giro della casa, frugare fra le sue carte e poi controllare che le serrature fossero chiuse.
Fanno come i cani, vengono a segnare il territorio, cani rognosi aggiungeva Ghita a bassa voce.
C' il testamento...troveranno un accordo, ribatteva.
Ma quale accordo, aspetta che si sbraneranno da soli e non rester nemmeno un osso da rosicchiare e verranno a sbranare anche te, cosa credi. Pensi di nasconderti con quell'asciugatoio in testa, faranno a pezzi le tue cosce, si prenderanno il tuo culo, come hanno fatto con me e poi ti venderanno al miglior offerente. Finirai al bordello a soddisfare le voglie dei maschi di infima specie, mica ci vanno i signori al bordello, cosa credi!.
A quelle parole la schiava si sentiva gelare ma cercava di mostrarsi forte, tratteneva il respiro e contava dentro di s fino a cento.
Ghita replicava al silenzio dell'altra, aggiungendo particolari raccapriccianti e scabrosi, sfogandosi della rabbia e alimentando la dose di sadismo che di giorno in giorno le cresceva dentro.
Cosa credi, io me ne andr al momento giusto, non sono schiava e nessuno pu vendermi o comprarmi, mentre tu devi restare e allora sarai anche da sola.
Caterina ripensava al libro segreto del padrone, ma si era ben guardata dal rivelare il nascondiglio, sapeva che il fratello, Tommaso, confidava di rientrare in possesso del palazzo ed era in attesa di notizie. Sperava proprio nella morte di ser Lapo, in modo da sbrigare meglio le sue faccende. Intanto gettava delle occhiate a Caterina che non lasciavano dubbi e una volta le si era avventato contro, incapace di trattenersi e lei, pietrificata, aveva avvertito la lingua viscida del vecchio infilarsi nelle orecchie e nella bocca. La mano sotto la gonna, pronta a ghermire, quando per le scale si erano udite le voci dei parenti e il vecchio si era ricomposto in fretta, spingendo in un angolo la ragazza come fosse stato un fagotto inutile.
Li aveva sentiti discutere del testamento che sarebbe stato pubblicato dal notaro e dei parenti che avevano scelto come arbitri della lite. Dopotutto ser Lapo sarebbe tornato a reclamare i suoi diritti e indicavano la schiava raggomitolata.
Caterina in quei giorni sembrava essersi fatta pi piccola, la pelle grigia e gli occhi infossati non oscuravano tanto la sua bellezza, la rendevano solo pi fragile, come i cuccioli che vogliono impietosire col loro aspetto i predatori. Ricordava qualche mese prima, quando la padrona era ancora in grado di parlare, l'arrivo di quell'uomo buffo, vestito di nero, con il cappello tenuto di sghimbescio sulla testa a coprire la calvizie, un librone sotto il braccio. Dall'espressione aveva capito che si trattava di una visita importante e che l'uomo non era parente, n amico. Dopo poco erano saliti anche due artigiani del quartiere, con le vesti da lavoro, ma ossequiosi nei confronti dell'ammalata che riverirono con un inchino.
Ecco i testimoni, sono Pagolo, tessitore e Ardinguccio, calderaio, e aveva inforcato due vetri rotondi sul naso, mai visti.
Bene ser Tano, procediamo, lasciateli entrare e chiudete l'uscio della camera.
Caterina aveva sentito gli oh di meraviglia dei due uomini e il commento del notaio alla vista degli affreschi, poi la voce della padrona si era fatta flebile e sentiva solo il fruscio della penna sul foglio.
Dopo un tempo che la curiosit aveva reso infinito, ser Tano era uscito con la faccia sorridente. Si era tolto gli occhiali e aveva congedato i due testimoni dando a ciascuno una moneta, mentre con la sinistra continuava a far svolazzare il foglio su cui aveva deposto la sabbia per asciugare l'inchiostro.
Avranno di che litigare i parenti, io ho fatto il meglio per monna Vaggia, lo strumento  pronto, poi sar pubblicato alla morte. Tu puoi ringraziare Iddio della fortuna che t' toccata, la generosit della tua padrona  sconfinata e anche per te Ghita ci sar qualcosa, ma tutto a suo tempo, ora vi saluto, non prima di aver bevuto del buon vino della vigna dell'Antella.
Il notaro sorseggi diversi bicchieri e nell'uscire si dimentic dell'ampolla d'inchiostro, che Caterina mise sul ripiano del muro in camera da letto.
Che dolce suono quel fruscio, anche Caterina avrebbe potuto scribacchiare qualcosa, visto che la padrona le aveva insegnato un po' a scrivere, ma occorreva recuperare la boccettina, al di l della porta chiusa.
Ghita, che ha ottenuto il permesso di uscire, riporta le notizie dal Mercato. C' chi dice il padrone sia morto di peste a Siena e ne abbiano occultato il cadavere, chi sostiene sia stato catturato dai pirati barbareschi su una galea genovese diretta a Tangeri, e che il fratello si rifiuti di pagare il riscatto. Chi accusa il fratello stesso di averlo avvelenato appena giunto a Firenze. Caterina non sa cosa pensare e attende fiduciosa la pubblicazione del testamento.
Un giorno arriva Alessandra Strozzi per incontrare il fratello di ser Lapo, che pu avvicinare Cosimo de' Medici e intercedere sull'esilio dei figli. Mentre attende nella sala la sente riferire, piano, alla figlia sposata che secondo lei il Davizzi aveva deciso di entrare nell'eremo di Camaldoli e, senza dire niente a nessuno, aveva lasciato i parenti ad azzuffarsi, sapendo che c'eran solo debiti a suo nome al banco degli Strozzi a Napoli. Suo figlio Filippo le aveva confermato che le lettere di cambio non venivano pi pagate da mesi e ser Lapo era stato dichiarato insolvente. Aveva cercato allora di formare una nuova compagnia d'arte di seta con Giovanni della Casa, ma non aveva funzionato. Dunque voleva garantirsi un posto in Paradiso, visto che non poteva lasciare niente alla Chiesa e ai poveri.
Ma soprattutto avrebbe gabbato i creditori, che erano tanti e agguerriti, aggiunge con espressione sorniona. A stento un mercante sar esente da colpe, un rivenditore non sar immune dal peccato... Tra la compera e la vendita si insinua il peccato.  scritto nella Bibbia.
Caterina ricorda le parole del prete a monna Vaggia, prima dell'estrema unzione e prova a chiedere delucidazioni ad Alessandra, ma questa la osserva con aria sprezzante, poi per riguardo all'amica deceduta risponde: Non hai visto, Caterina, quante chiese e conventi e ospedali ci sono a Firenze e come appaiono ricche e meravigliose le nostre costruzioni? Prendi la fabbrica del Duomo! Ecco sono state edificate grazie ai fiorini dei mercanti per riscattare il peccato di usura, di cui molti si sono macchiati.
Capisco replica la schiava, ma ser Lapo non era proprio amante della religione... dice abbassando la testa e accennando un inchino.
Lo so, infatti tutti pensano che sia stato ucciso, sei molto arguta, me lo diceva sempre la mia Vaggia; penso ti mancher, come a noi del resto e trae un sospiro.
Perdonate monna Alessandra, ma ci vuol dire che se messer Lapo  morto, e non aveva nulla da lasciare, sar finito all'Inferno?.
Queste non son cose che riguardano noi, ci penser Domeneddio, ma se lui fosse in convento potrebbe riscattare le sue colpe.
Caterina vorrebbe domandare se una schiava  comunque destinata all'Inferno, ma non osa, anche perch la signora ha ripreso fitta fitta la conversazione.


Capitolo 12.

In attesa di notizie, le cose vanno per le lunghe e gli eredi sono costretti a rivolgersi a due esperti in diritto ereditario. Vaggia ha abbondantemente superato la quota legale di cui poteva disporre, ma la pignoleria legale dei due sar garanzia per i parenti che non a caso li hanno scelti.
Il testamento, non ancora pubblicato, riportava:
Dispongo e voglio che Caterina stia dopo la morte mia due anni al servigio di ser Lapo, mio consorte o che gli eredi suoi la debbano fare libera a ogni sua volont e se essa, da poi che sar libera, vorr maritarsi, le lascio cinquanta fiorini. Item lascio a Caterina per amore di Dio i panni che sono addosso della sua persona e tutti i suoi asciugatoi e cuffie e pi braccia sedici di pannolino che ho in casa, perch se ne faccia quattro camicie.
Si era gridato allo scandalo per la liberazione della schiava, cos giovane, non sarebbe stata in grado di badare a se stessa e sicuramente qualche poco di buono l'avrebbe raggirata per la dote e poi costretta a prostituirsi. Bisognava proteggere la schiavetta, urlavano le cognate tutte d'accordo su quel punto, ma i panni no, i panni della morta tornavano alla famiglia Alberti che ne avrebbe disposto come pi aggradava, tranne quelli che Caterina aveva indosso al momento della vendita. Monna Vaggia si era ricordata anche di Ghita con i fiorini della dote promessa, pi alcune lenzuola di lino e due camicie. Per i ceri e il lutto raccomandava di non spendere troppo e lasciare ai trovatelli degli Innocenti 300 fiorini. Voleva essere sepolta in Santa Trinita nella cappella di famiglia, accanto alla Ginevrina.
Dopo poco entra la moglie di Tommaso, accompagnata da un'anziana serva e da una schiava tartara piuttosto nerboruta e piccola di statura. Mentre le domestiche sono in cucina, sotto lo sguardo bieco di Ghita che si affretta a far sparire dal tavolo gli avanzi, le signore si chiudono in camera da letto e le si sente discutere a lungo, sedute sul grande letto a baldacchino. Dopo poco Caterina ode trafficare e spostare suppellettili, forse stanno cercando qualcosa sotto il materasso o dentro il cassone.
Uscendo non sembrano soddisfatte, anzi Tessa, piuttosto contrariata richiudendo la porta, trascura i consueti giri di chiave alla serratura.
Se ne accorge Caterina e la sera stessa entra silenziosa, sollevando la veste per non far trapelare il pi piccolo fruscio. Dall'impannata filtra un raggio di luna che delimita un cono luminoso per terra. Il letto della padrona  stato sollevato e la coperta pende scomposta. Povera monna Vaggia, che ha trascorso da sola gli ultimi mesi di vita, la culla sotto la finestra a ricordarle i pochi giorni felici. La seggiola bassa  sempre l, e nella penombra Caterina immagina la giovane padrona che cercava di allattare la sua bambina, ma dal seno non scaturiva niente e la piccola piangeva. La signora la stringeva a s e la dondolava cantando una nenia che le ricorda i sussurri della sua mamma. Possibile che fosse proprio la stessa musica! Una musica che viene da lontano, oltre il mare grande che ha attraversato, oltre la pianura e le foreste di abeti, fino alla sua isba, in quell'angolo di mondo chiuso in se stesso, come nel guscio di una noce.
Ma ecco che Caterina, attratta dagli oggetti sulla mensola, dimentica le sue visioni. Il libro della castellana  l, potrebbe nasconderlo nella veste e portarlo via per rileggerlo ancora e ancora. Lo prende in mano e le sembra di sentire l'odore di vaniglia con cui frizionava la malata, lo apre e ne scorre le pagine. La polvere che si  depositata in questi mesi la fa starnutire.  un oggetto troppo prezioso per portarlo via, se ne accorgerebbero e lei sarebbe punita duramente. Ha un sussulto, il libro finisce in terra con un tonfo. Resta qualche minuto col fiato sospeso. Nessuno ha udito, del resto Ghita dorme come un sasso. Nel prenderlo in mano nota un foglio e avvicinandosi alla finestra prova a sfilarlo dal libro.  di carta sottile, piegato, spunta fra due pagine che sembrano cucite. Nessuno deve esserne a conoscenza e prender quella che sembra una lettera.
Mette a posto il libro e nota alcuni fogli bianchi che le donne avevano lasciato sul ripiano e poi la boccettina di vetro dimenticata dal notaio, dietro la statua della Madonna. Nessuno pi ha cambiato la veste alla Vergine, che appare ancora col mantello nero dei giorni della quaresima, ora dovrebbe indossare la veste preziosa ricamata d'oro dell'ascesa in cielo di suo figlio. Dov' finita? Sul ripiano non c'. Gli eredi hanno portato via anche quella. Certo, con i preziosi ricami che aveva, doveva valere un bel po' e qualcuno l'avr fatta sparire. A ogni modo la boccetta e i fogli li prender lo stesso a costo di essere scoperta.
Esce. Armeggia con uno spillo e in breve riesce a dare un altro scatto alla serratura. Dopotutto non  stato difficile, questi ricchi credono di preservare i loro beni, poi basta un ferretto per aprire una porta. Perch non provare con la serratura del palazzo?  un congegno pi complicato ma tentar non nuoce! Prima, per, deve accordarsi con Francesco, sapere dove nascondersi. Si sente spaurita, una beccaccia destinata a esser inseguita dai cani. Per finire infilzata allo spiedo.
Sale in cucina e alla luce fioca di una lucerna, accanto alle braci, osserva i fogli che ha tra le mani e la boccettina di liquido nero. Qualche penna  rimasta sul ripiano. Ne raccoglie una, la pi bella che aveva conservata, bianca con sfumature marroni; l'appunta, tagliandola a met di sbieco ed ecco un perfetto strumento scrittorio.
Emozionata, intinge la penna nella boccettina e inizia a scrivere il suo nome, Ekaterina Ivanofna di Russia, schiava, cancella con un fregio la parola schiava. Poi provveder a raschiarla con una lama come ha visto fare a ser Domenico. Oddio un rumore, Ghita si  svegliata, chiude, nascondendo tutto sotto la veste. Soffia sul lume, rannicchiandosi in terra. Nella pressione del corpo sul pavimento avverte la presenza della lettera di monna Vaggia. Ora non pu soddisfare la sua curiosit, deve attendere domani e sperare che nessuno si accorga del furto.
Ghita si  svegliata, la sente orinare nel vaso con un suono lungo e tintinnante, poi cammina strascicando i piedi e ode fruscii e sibili strani. Anche lei cerca qualcosa, forse solo la malvasia per dimenticare i suoi guai. Tutti in questa casa frugano e vogliono dimenticare, tutti hanno qualcosa da nascondere, tutti vorrebbero fuggire al pi presto, come ha fatto ser Lapo e poi la padrona stessa, attraverso la malattia  riuscita ad andarsene via. Fra poco anche Caterina lascer la casa, conclude cos i suoi pensieri con una nota di volatile allegria.
La mattina seguente, alle campane della prima messa, Ghita  pronta per uscire, dopo aver strattonato Caterina perch non ha ancora acceso il fuoco. Divora con avidit il tozzo di pane con la cipolla mentre sbraita contro i Davizzi che la lasciano senza n cibo n legna, con questa puttana slava dal viso di biacca che non fa niente e non pulisce e dorme sempre. Cos'altro dovrebbe fare, pensa Caterina, dal momento che la casa  vuota e non ricevono pi ordini dai parenti!
E poi Ghita, con la faccia sempre stravolta, non trascura di ripetere l'episodio di violenza tra due stranieri che si erano accoltellati proprio sotto il palazzo de' Signori, davanti ai suoi occhi, e aggiunge che sono stati portati alle Stinche e che spera siano giustiziati perch: La mala razza degli slavi  nata per versare il sangue. E vivono nella violenza e rubano alla gente onesta, non hanno n casa n beni e si azzuffano, ma quel che  peggio  che aggrediscono vagabondi e gente per bene, sviano le serve e rapiscono i bambini.
Caterina sa che quelle parole sono rivolte a lei e che Ghita riporta fedelmente quello che in citt si pensa degli stranieri, specie se slavi, ed  anche a conoscenza che per loro sono previste pene pi dure.
Finalmente la casa rimane vuota e lei si affretta a leggere la lettera che ha trovato nel libro. Le tremano le mani per cui prende il foglio con la punta delle dita, come se potesse sbriciolarsi.  piegato in quattro parti e lo apre. Alla finestra, sotto la tenue luce dell'alba, sembra colorarsi di rosa.

Vaggia carissima et adorata,
come  scritto prima che accadesse a noi, cos penso che nei medesimi casi avverrebbe ai pi che sono presi da passione e ardono d'amore, come la Francesca e Paolo del sommo poeta. Tu, Vaggia, che vidi giocare nella casa di tuo padre, vai sposa a un uomo che ti merita e che ha sostanza per renderti felice, io sono un garzone e mai i tuoi permetterebbero, ma ti dico, Vaggia, che imbiondivi le chiome alla luna sulla terrazza, come ti vidi quel giorno che ero pei tetti e insieme ci giacemmo viso contro viso, bocca contro bocca e io baciai quel riso: conserva il ricordo e non raccontare ad alcuno perch l'amore fino si insudicia.
Oggi parto e mi allontano sulle galee pisane per non vederti accanto ad altro uomo, ma tu dimentica il tuo Iacopo e sii felice, questo ti dico e questo ti auguro, che Iddio di male ti guardi. Addio amica trovata e perduta.
Tuo Iacopo di Bernardo

Caterina sente di aver violato l'intimit della padrona; ci che non aveva mai rivelato ecco che compariva sotto i suoi occhi, nero su bianco. Potenza delle lettere che preservano i ricordi anche dopo la morte, un filo con l'aldil, ma forse la padrona sar dispiaciuta di questa intrusione. I morti non possono difendersi, in balia dei vivi che decidono cosa fare di ci che resta, il corpo, gli oggetti cari, i segreti. In fondo ora che  morta monna Vaggia le assomiglia. E la schiava ha svelato il mistero di quell'amore giovanile. Ecco questo Iacopo che aveva appreso i versi dell'Alighieri e li ricalcava, ma non conosceva abbastanza la sua padrona per sapere che mai lo avrebbe dimenticato! Aveva legato con un fiocco una ciocchetta di capelli rossi.
Sul retro del foglio, in basso a lettere ancor pi piccole, in rosso, il nome della figlia su una ghirlanda di rose e la parola amor a unire le lettere. Forse il legame verso la figlia era stato pi forte di quello giovanile, forse la padrona intendeva ribadire che il sacrificio aveva avuto un senso. Cosa voleva dire la padrona? Ormai...
Chiss dov'era finito Iacopo, si era sposato, aveva trovato in fondo alle traversate un porto dove riparare e una sposa da amare? Forse proprio monna Vaggia aveva guidato la sua mano nel libro per svelare quel segreto che il pudore le aveva impedito di raccontare. Anche l'amore fino deve essere rivelato a qualcuno e la padrona si fidava di lei, la schiava russa, pi vicina al suo animo di chiunque altro.
Anche Caterina desidera scrivere, ma come pu far giungere le missive. E se qualcuno le scoprisse e se...Prende la boccetta d'inchiostro, la apre, intinge la penna e lascia cadere una goccia nera e lucida che si spande sul foglio.

Babushka cara,
fai qualcosa per me, sono lontana in una citt, pi grande di mille villaggi, pi splendente di quanto voi tutti potreste immaginare. Mai avrei fantasticato nulla di simile. Sono oltre le foreste e oltre il mare e ancora terra da attraversare e un fiume come un serpente immobile e non lontana dal fiume la casa di monna Vaggia, che mi ha accolto, anche se io sono solo schiava in questo paese, ora lei  morta e non ho nessuno al mondo che mi possa aiutare, tranne un garzone che dice d'amarmi, dice, ma non sono certa, forse vuole solo vendermi, s, qui il mio valore  cento fiorini, e se non mi salva lui, devi salvarmi tu con i tuoi incantesimi.
Tu sai che sono ammalata, ma per te il mio  un dono degli antichi spiriti del bosco.  come se morissi per un tempo indefinito, poi rinasco e sono di nuovo in me, mutata ogni volta in qualcos'altro. Qui nessuno deve saperlo, ho il mal caduco. Tu sapresti guarirmi, eppure il male  anche la mia salvezza, hai detto un giorno.
 stato lo straniero in chiesa il giorno della processione, lo straniero con le bambole, dov'eravate voi tutti? Ho urlato, ho pianto, scalciato, ma lui rideva e mi ha dato uno schiaffo cos forte e non ricordo pi nulla. Il babbo non sa che mi hanno messa sul carro e per giorni ho viaggiato sotto le pellicce, che a stento potevo respirare....
Con uno scatto fa volare penna e foglio, non vuole ricordare, la paura l'assale di nuovo. Non deve scrivere alla nonna quelle cose, la rattrister e la nonna  vecchia e la sta aspettando insieme al babbo, e si sono messi in viaggio per ritrovarla. Ma troppo lungo  il cammino e poi non ha pensato che sua nonna non sa leggere e se anche ci fosse qualche scrivano disposto ad aiutarla, non capirebbe niente della lingua. Caterina non sa scrivere in russo, le lettere sono diverse e allora cosa se ne fa di una lingua che non  la sua, non pu scrivere a Francesco, non pu scrivere alla nonna...
Mentre pensa a una possibilit per uscire, ecco Ghita che rientra. Pesante sulle scale e imprecando contro il mondo intero, raggiunge a fatica la cucina e abbandona con un tonfo un fagotto sul tavolo.
Prendi queste provviste. Sono per noi, ti dar qualcosa, ma non credere che potrai ingozzarti, sono mie, me le ha date mastro Totto, il barbiere. Rammenti, era al funerale della padrona insieme al suo garzone, quel Francesco con cui ti ho vista parlare gi al Catasto.
Caterina prova un tuffo al cuore nell'udire il nome del ragazzo.
Lo hai visto, ti ha parlato, dov'era? chiede concitata.
Allora non sei muta, ti interessa sapere di lui, dunque  vero quel che dicono!.
Cosa dicono, chi?.
Che ti hanno vista con lui al Frascato, certo proprio il posto adatto a te, ma cosa credi che lui lo faccia per la tua bella faccia, con te vuole solo trovare un guadagno. Comunque non c'era, se  questo che ti interessa. Bada, non saresti n la prima n l'ultima a farsi intrappolare con parole d'amore, l'amore, come in quello stupido poema che leggeva la padrona, ma lui lo sa che sei di propriet di ser Lapo!.
Ma ser Lapo non si trova, forse  morto.
Allora ci penseranno i creditori a riscattarti. Ah, ah, stolta, vedrai cosa ti accadr fra breve....
Hai avuto notizie di ser Lapo, del testamento?.
Oggi al mercato c'era poca gente, si mormora che abbiano trovato altri casi di pestilenza, nei palazzi di signori questa volta! A casa Macinghi, in due giorni  morto il padre, Iddio gli abbia fatto perdono.
Ma tu non temi il morbo, Ghita, andando fuori al mercato, fra la gente?.
Se potessi anderei dai miei parenti all'Antella, ma devo restare qui, devo aspettare, e poi ora la Signoria ci dar dei polli cotti, dicono che il brodo aiuta, domani toccheranno anche a noi.
Ora abbiamo questa insalata di scalogni e carote col lesso di mastro Totto,  meglio se domani resti in casa.
Mastro Totto  preso a fare salassi e altri medicamenti e i dottori se ne vanno a giro con le ampolle da una casa all'altra, ma sono case di ricchi che possono pagare per la visita e vogliono l suonanti i fiorini, altrimenti non iniziano neppure.
Io non ho mai visto un malato di questo morbo, al mio villaggio di solito si muore per fame col freddo e coll'inverno cattivo.
Se  per questo, lo si capisce subito, perch spuntano certi rigonfi sotto le ascelle o fra le cosce, neri e grossi come un uovo o anche di pi e poi sale la temperatura e i malati hanno una gran sete e sudano e il corpo si ricopre di macchie scure, come l'inchiostro, e in capo a due o tre giorni se ne vanno all'Inferno e allora portano via da casa anche i parenti. Per questo i medici cercano di nascondere gli infermi al Tribunale della Sanit, e prendono denaro e regali. Pochi sopravvivono, ma quelli di complessione robusta di solito non si ammalano e io non mi ammaler, magari tu che sei delicata... e ride sguaiatamente.  Non vai bene per i lavori pesanti e non ti accompagna la salute, ah, ah, maledetta!.
Non c' alcuno che possa aiutarci, un santo, una Madonna in particolare!.
S, la Madonna dell'Impruneta, l'anno passato portarono in processione la statua, ma ora aspettano, forse si tratta di pochi casi, chi pu va via: per ora mandano in villa i pi giovani, anche monna Alessandra vuole allontanare il figlio piccolo, ma i fratelli lo reclamano a Napoli e lei cerca di rinviare la partenza.  pazza se lo fa partire di questi tempi, un ragazzo gracile e poi  l'unico che le  rimasto, a parte le femmine, ma quelle non contano. Intanto non gli levano il bando, per farli rientrare a Firenze: monna Alessandra  piena di boria, ma  donna e nessuno la prende in considerazione, crede di fare al posto del marito, morto di peste, in esilio a Pesaro. Chi la fa l'aspetti e Cosimo volle ricambiare il favore.
Ho sentito dire che questa pestilenza viene per i mali influssi degli astri, ricorda le parole del barbiere a proposito della sua malattia.
S, gli astri! Viene per punire i peccatori delle loro malefatte e qui a Firenze ce ne sono tanti, anche fra i preti e le monache poi, in convento ne combinano di tremende; ci fu addirittura un processo contro due che avevano partorito un bambino e il convento di Cafaggiolo fu chiuso per buona grazia del nostro vescovo Antonino.
Ma i medici non possono nulla?.
Possono, possono se li paghi bene, ora hanno preso a cauterizzare i bubboni con ferro caldo o con la calcina. E poi sopra si mette un cataplasma di cipolle e teriaca, l'ho sentito dire dalla serva dei Macinghi.
Noi quando qualcuno stava molto male cercavamo di stare lontani, solo i parenti stretti che non potevano farne a meno, specie le mamme dei bambini.
 solo l'aria di campagna che ti aiuta perch pi fina e ti salvi con erbe profumate sotto al naso. Si ragiona che la vernaccia faccia bene al morbo, cos almeno dicono i vecchi scampati al contagio precedente.
Caterina tace e pensa ai mali dell'umanit che causano la peste, forse anche i suoi, che sogna il diavolo perch ha il mal caduco. Ha paura che prima o poi comparir in carne e ossa a reclamare i suoi diritti.
In silenzio consumano l'insalata di mastro Totto, dopo qualche boccone Ghita gliela toglie e la ripone per la sera, mentre continua a ingozzarsi e a ruttare.
Suona l'ora nona e gli artigiani e i bottegai riprendono il lavoro, si sente l'eco del trambusto al Mercato Vecchio, carri che cigolano, voci che si sovrappongono alle campane, urla dei venditori e bestie trascinate al macello. Ghita si stringe nelle spalle e continua a sentenziare, come i salmi in chiesa.


Capitolo 13.

 notte, da un pezzo ha suonato il terzo tocco della campana del Duomo che intima il silenzio. La maggioranza dei fiorentini dorme sonni profondi nel buio delle camere da letto, i garzoni nelle botteghe dei padroni, frati e monaci, protetti dalle alte mura dei conventi, si abbandonano chi alla preghiera chi al peccato con la compagna o il compagno di cella. Qualcuna pi temeraria del convento di Santa Maria Maddalena ha aperto la finestra sull'orto per fare entrare uno sconosciuto, intravisto dietro l'impannata, con cui si erano scambiati gesti d'intesa la sera prima.
I conventi confinano con le case e non  difficile, attraverso i tetti, accedere agli edifici e stare allegri. Talvolta i giovani di famiglie altolocate o anche operai, desiderosi di avventure e violenze maschili, entrano esponendosi a pene salate. Salvo che poi i ricchi riescono quasi sempre a commutarle in multe o a evitarle del tutto.
Dove si trovano donne sole  ancor pi facile tentare le scorribande e vincere le paure in una giostra di sfide a chi  pi sprezzante del pericolo o a chi salta pi lontano. Ogni tanto qualcuno casca di sotto, rompendosi il collo o semplicemente una gamba, sufficiente per per destare l'attenzione degli Ufficiali della Notte, che vegliano sulla moralit dei cittadini. Durante le ore notturne nessuno pu uscire di casa, a meno di avere un lasciapassare. Chi si  attardato, resta fuori nelle taverne o nei bordelli fino al suono della prima campana delle Lodi.
Caterina al lume di una lucerna, in cucina, sta scrivendo alla nonna. Sa che questi messaggi non arriveranno mai per vie consuete, ma la nonna ha il dono della chiaroveggenza e forse riuscir a mettersi in contatto con lei. Di Francesco non si fida del tutto per aprire completamente il suo cuore, quello che dice Ghita  pur vero, anche la sua amica Lucia si  fatta sviare da un tessitore di lana, un tedesco che l'ha sedotta e poi, dopo averla convinta a rubare i gioielli della padrona, si  defilato.
Ora sono entrambi alle Stinche in attesa del processo, con conseguenze gravi; povera Lucia, l'unica amica in questa citt straniera. Le aveva spiegato tante cose sui fiorentini e l'aveva persino ragguagliata sui pericoli che si corrono a disubbidire ai padroni. Sembrava cos saggia ed era cascata in pieno nella trappola d'amore.
Non lei, lei non far quella fine. L'amore si pu sognare, ma solo leggendo i romanzi di cavalieri e castellane. L'amore  roba per ricchi e forse nemmeno per loro, pensando alla povera monna Vaggia, chiusa al buio nella cappella, dietro il marmo della famiglia, su cui ancora non  stato inciso il nome con le date di nascita e morte. E una ciocca di capelli rossi di troppo.

Babushka cara,
mi  di grande conforto rivolgermi a te con questo strumento della scrittura per raccontarti quello che mi accade. Da giorni non esco di casa e Ghita, la serva di monna Vaggia, riporta notizie della citt. Il mio padrone non  ancora tornato e forse non torner. Ad ogni modo la peste avanza e ieri hanno trovato una famiglia di signori presi dal morbo. Una malattia terribile che non lascia speranza se ti colpisce...

Oddio cosa sono questi rumori sulla testa! I topi. Quanto frastuono, sento anche delle risate. Cosa sta succedendo?
Caterina ripone in fretta carta e calamaio nell'abito e si appiattisce dietro il muro del camino, spegnendo la lucerna con il dito inumidito.
Subito dopo il tramestio cessa e si ode un rumore metallico che stride e attraversa l'aria: arnesi colpiscono con forza le tegole, ferri e martelli sono all'opera. Ladri? si domanda Caterina. Tutti sanno che ci sono due donne sole e ne approfittano, mio Dio. Sarebbe prudente avvertire Ghita e scappare, oppure scendere a pian terreno, ma come potrebbe avvisare del pericolo. La casa  chiusa dall'esterno e chi accorrer per difenderle?
Caterina guarda il soffitto, una fessura si allarga fino a scoprire uno spicchio di cielo: lo spicchio rosicchiato si ingrandisce e spunta la luna a illuminare la stanza. Un faccione, con la barba lunga, coperto a met da un cappuccio si insinua nel buco sul tetto. Getta una corda e si cala. Dietro l'uomo ne compare un altro, pi piccolo. Agilissimi atterrano davanti a lei. Caterina, trattenendo il respiro, si appiattisce per sottrarsi alla vista dentro il camino, terrorizzata, non riesce a guardarli in faccia.
Scendiamo di sotto, le donne saranno coricate insieme, sar facilissimo sorprenderle nel sonno e ... poi ce ne andremo da dove siamo venuti. Ah, ah!.
Gi e ci porteremo con noi la russa, tanta merce sprecata, qui tutta sola e noi invece la faremmo divertire e poi ci guadagneremo pure!.
Tu prendi la vecchia e io per primo la bella schiava di messer Davizzi.
Che ciance sono queste. L'idea l'ho avuta io, dunque io scelgo per primo!.
Ma se non era per me, non saresti arrivato quass, passando dai tetti e corrompendo il famiglio dei vicini che ci ha fatto entrare e raggiungere le soffitte e poi da l un bel salto sulla terrazza di questo bel palazzo che fra un po' sar venduto.
I soldi ce li ho messi io... e io decido alza la voce e mostra i pugni.
Zitto vuoi farti sentire. Sorprendiamole nel sonno, cos non grideranno.
L'altro, pi lesto, tira fuori il coltello e minaccia il compare. Caterina vede la lama luccicare e non riesce a trattenere un grido.
Intanto il pi vecchio gli si  lanciato contro per disarmarlo. La lucerna cade nell'angolo dove  radunata legna, insieme a foglie secche e paglia. I due sono in terra e con i corpi spostano la fiamma per la stanza. Prendono fuoco le matasse di lino accanto all'almatta, il vecchio armadio per le provviste, che si trasforma in fal. I due, furiosi, non si curano dei danni e continuano a colpirsi. Caterina approfitta del trambusto per scappare da Ghita, scuoterla, aprire la finestra e iniziare a gridare.
Accor'uomo, al fuoco, al fuoco!.
Nessuno risponde al grido, che lacera come una saetta il silenzio della strada. Con tutto il fiato che ha in gola urla pi forte, mentre Ghita la guarda esterrefatta, stropicciandosi gli occhi per vederci meglio.
Che gridi schiava, che ti dice la testa a quest'ora di notte?.
Sta andando a fuoco la cucina, ci sono due uomini di sopra, vieni qui e chiedi aiuto, piuttosto.
Insieme le due voci rimbombano nel vicolo, ma gi qualcuno con le brache in mano sta raggiungendo il portone.  sbarrato dall'esterno, occorre la chiave. Arrivano altri due vicini che notano il fumo dalla finestra in alto e le fiamme che riverberano nel buio.
Chiamate le Guardie del Fuoco... svelti, andate mentre noi proviamo ad aprire il portone.
La pesante sbarra conficcata negli anelli  chiusa da una serratura difficilissima da scardinare e i tentativi di forzarla con asce e martelli risultano vani, ma gli uomini non desistono e continuano ad armeggiare. Alla finestra Ghita e Caterina guardano terrorizzate le fiamme che si allargano e il capannello di gente radunato di sotto. Terrorizzate di fare la fine del topo vanno a caccia di corde con cui calarsi, ma ormai in preda al panico non sanno bene dove guardare, anche perch il fumo ha invaso le scale. Intanto qualcuno ha appoggiato una scala alla facciata. Sfortunatamente la scala risulta troppo bassa e le due donne cominciano a tossire e avvertono, oltre che in gola, un forte bruciore agli occhi.
Mio Dio, non pu finire cos, non pu essere giunta la mia ora, ancora no,  troppo presto, devo rivedere la nonna, devo dire a lei e al babbo che sono viva, che abito lontana e schiava, ma sono viva o forse, che dico, fra un po' sar morta. Finita, per sempre all'Inferno a bruciare in eterno farfuglia Caterina.
Arrivano le Guardie del Fuoco. Per fortuna la sede  l vicina, nella torre di fronte a Santa Maria in Campidoglio. Si riconoscono dalle sopravvesti di cuoio, per proteggersi dalle fiamme. Trasportano bigonce, orcioli pieni d'acqua, mezzane per attingere ai pozzi.  tutto un correre, strepitare, spingersi. Secchi d'acqua che cadono in terra, scale sotto le finestre. Sembra impossibile far uscire le due donne che guardano con terrore le fiamme sprigionarsi in alto, mentre il portone non cede sotto i colpi di martello sul catenaccio. Intanto sono sopraggiunti anche fabbri esperti che cercano di forzare la serratura. Niente. Minuti preziosissimi si sprecano nel tentativo di salire con una corda agganciata alle aste. Sembra non ci sia nulla da fare e le vittime assistono inermi, ma come resistere al fuoco? Come sopportare il dolore che sopraggiunger inevitabile? Ghita si arrampica sul davanzale e inizia a gridare, dice che vuole buttarsi di sotto, allarga le braccia quasi a spiccare un volo disperato.
Una voce tuonante avverte: Ferme, non muovetevi, sta arrivando messer Tommaso con la chiave, scendete di sotto in cortile.
Caterina la riconosce,  la voce di Francesco. Trattiene Ghita per la veste e l'aiuta a scendere. L'abbraccia e insieme fanno le scale che conducono al cortile. Un cencio in testa per proteggersi, cercando di non respirare il fumo. Sono arrivate, ormai hanno raggiunto il portone, e appoggiano la bocca a cercare un refolo d'aria da qualche spiraglio. Ser Tommaso arriver in tempo? L'unica  sperare, l'unica  avere fede e aspettare. Non c' pi nulla in loro potere che possano fare. Ghita strepita e scalcia contro la porta, Caterina  ferma immobile con le braccia appoggiate, quasi a voler attraversare il legno e sconfiggere la morte.
Minuti che sembrano non finire mai, voci e suoni confusi, l'odore del fumo  troppo forte. Si volta a cercare per l'ennesima volta una via d'uscita, quando davanti a s compaiono i due uomini e il pi grosso, corpulento, si sta avvicinando e cos non pu far a meno di guardarlo in viso. Occhi neri come il carbone, la stanno fissando e una lunga cicatrice gli attraversa la faccia e il labbro: Averardo il Manigoldo. Mio Dio, aiutami!.
Caterina si accascia.
Un secchio d'acqua gelata sul viso e apre gli occhi: quanti volti si accalcano intorno. Qualcuno grida  viva,  viva, ce l'ha fatta!.
Ma  la schiava russa di messer Lapo, non l'hai mai vista?.
Anche sotto il nero del fumo si vede quanto  bella!.
E che capelli, ora che le hai tolto l'asciugatoio, guarda che meraviglia!.
Ci vorrebbe il pennello di fra Giovanni di San Marco. Somiglia proprio alla Madonna dei Linaioli!.
E chi l'ha mai vista? Qui da noi, non mancano i maestri dipintori pronti ad affrescare tanta grazia.
Per monna Vaggia  morta e ser Lapo pare l'abbiano assassinato; dopo l'incendio, la venderanno di certo. Ci pagheranno un po' di debiti!.
In casa c'era la serva, Ghita, anche lei si  salvata dalle fiamme. Abbiamo provato in tutti i modi a scassinare la serratura, poi Dio ha voluto che arrivasse l'affittuario della bottega, e hanno aperto il portone.
 stato Francesco, il garzone del barbiere a correre a casa sua ad avvertirlo. Sembrava volasse: ci avr impiegato un tiro di balestra e poi con le chiavi di corsa  tornato, che Dio l'abbia in gloria, il fumo stava per soffocarle.
E quei due che sono scappati!.
Pare fossero entrati per rapire la schiava. Li stanno cercando, uno  stato riconosciuto, Averardo Tedesco.
Chi, il Manigoldo?.
Proprio lui, quel diavolaccio infame d'un boia, magari le ha gi fatto il servizio, povera schiavetta.
E d che le  piaciuto anche....
Ma che ciance son queste, non vedete che ha bisogno di qualcosa per riprendersi grida Francesco.
E tu, che ne sai, non sarai mica invaghito della Caterina?.
No, no si affretta a rispondere imbarazzato. Su, portate del vino, ecco un bicchiere di malvasia per rincuorarla.
Caterina continua a tossire e chiede acqua e guarda compiaciuta Francesco, il suo Francesco che l'ha salvata dal fuoco. Intanto una pioggerellina fine sta iniziando a velare i contorni del suo sguardo e le lacrime si confondono sul viso. Le guardie del fuoco proseguono ritte sulle scale l'opera di spegnimento delle fiamme. Un'impresa disperata perch le forze non sono adeguate, e l'acqua del pozzo risulta insufficiente, quando, dopo poco, la pioggerellina si trasforma in uno scroscio provvidenziale che si scatenata fra lampi e fulmini sulla citt e sul palazzo, proprio mentre giunge il presunto erede. Ser Tommaso arriva trafelato imprecando contro l'inferno che si  abbattuto e valutando i danni alle sua propriet.
Non vi lamentate, ser Tommaso, che avete salvato il palazzo, se non veniva tutta quest'acqua era che bell'e perduto e bruciato! dice il capo delle guardie.
Eh gi, ma ci vorranno almeno ottocento fiorini per ripristinare i danni, e i creditori aumenteranno, ora che non ci si potr rifare nemmeno della mobilia in cucina.
Le altre stanze son salve e potrete vender la schiava per ricavare del vostro.
Non posso, Tano, voi sapete che il notaio aspetta l'ingiunzione per la vendita e la causa durer anni, sempre che mio fratello sia morto, quel gaglioffo, pace all'anima sua, pare si sia giocato una forte somma che apparteneva alla compagnia di cui era socio.
Giustamente muore chi muore quando vuole! Cos se ha deciso di morire ne trarrete voi i frutti e, se avrete pazienza d'aspettare, rientrerete in possesso dei vostri averi.
Non sarei cos certo, la famiglia di Vaggia  potente e hanno relazioni con Cosimo in persona, che l'anno scorso battezz il nipote. Son pronti a reclamare i diritti sulla dote e altro. Hanno fiorini e tanti per corrompere i giudici.
La maggioranza per non pagare dilunga la questione. E alla fine solo i poveruomini e i tapini patiscono la giustizia.
Giacch i potenti non la vogliono, mi pare ovvio!.
E allora portate via gli arredi buoni dalla casa, traendo profitto dall'incendio, poi saranno gli altri a reclamare i loro diritti e vi sarete tolto dagli impicci, giacch alla fortuna si conosce il buon marinaio!.
Ho inteso ser Tano, avete ragione da vendere, rifletter sulle vostre parole, per ora, mi sembra che l'acqua abbia fatto il suo mestiere, cosicch il temporale ha domato l'incendio, a giorno si vedr chiaro come stanno le cose l dentro. Grazie.
Non avete da ringraziarmi perch le buone parole non cuociono la bocca, piuttosto guardate la Caterina che s' ripresa e ha rifatto i colori. Uhm... mi sembra troppo in intimit con quel Francesco, quello che  volato in san Lorenzo a casa del lanaiolo, se non era per lui le due donne a quest'ora sarebbero morte soffocate dal fumo e anche il vostro palazzo... Addio!.
Iddio di male vi guardi, ser Tano, tornate pure a letto, ma io rester qui.
Tommaso osserva con attenzione i due ragazzi che chiacchierano animatamente; dovrebbe ringraziare Francesco ma la superbia gli impedisce di farlo, dopotutto  solo un garzone di barbiere, ha fatto il suo dovere, non mancheranno occasioni per mostrare generosit, magari gli far recapitare qualche provvista e un orcio di vino, be' forse basteranno delle uova e un po' di farina! Piuttosto  l'ora di por fine alla conversazione fra i due, potrebbero nascere strani sentimenti.
Caterina si  appena riavuta dallo spavento e le attenzioni di Francesco contribuiscono a tranquillizzarla; non ha nemmeno salutato Ghita, dopotutto nella sventura erano state cos vicine, ma Ghita ha avuto fretta di raggiungere la casa di una filatrice dell'Antella, il cui marito fra le Guardie del Fuoco, riconoscendola, le ha offerto ospitalit. Per ora c' Francesco e questo pu bastare a riscaldare la solitudine. Lo guarda e nota un silenzio sospetto.
Francesco perch taci, non sei felice? Devo a te la mia vita, ti ringrazio, ma dimmi cosa ti tormenta, ora che tutto  risolto?.
Sono solo stanco, non crucciarti e non ringraziarmi,  stata la volont di Dio.
Francesco, fra poco mi condurranno a casa di monna Alessandra e non so quando potr rivederti, forse mi faranno uscire per la processione che il vescovo sta organizzando e allora, magari....
Magari, cosa? Non hai forse detto non esser possibile per noi due una vita insieme, che la fuga non sarebbe una soluzione e poi....
E poi cosa? Ma ora la situazione  cambiata, mi sar pi facile allontanarmi da casa Strozzi, dove non chiuderanno certo il portone di casa a chiave e potrei....
Potresti! Sono io che non sono pronto adesso.
Francesco, cosa ti ha fatto mutare opinione, proprio ora che si apre uno spiraglio per noi, prima che mi vendano ad altri!.
Ebbene cosa  successo dentro la casa, prima che arrivassimo?.
Francesco lo sai, sono svenuta sulla porta per il fumo mentre, Dio mio, quegli uomini erano scesi e....ho avuto paura, ma non  successo niente.
Come fai a essere cos sicura dal momento che sei svenuta?.
Sono sicura del fuoco che incalzava, del fumo, della paura, altro non so, cosa dovrebbe essere accaduto di pi.
Quei due, il Manigoldo e l'altro... la sua voce esita e non termina la frase.
Ma non penserai che....
Il garzone non risponde; la sua faccia  diventata dura e impenetrabile.
Guardami Francesco, dimmi con gli occhi quello che le parole non osano pronunciare....
Francesco volta lo sguardo altrove, incrociando le braccia.
Ho capito, te lo dico io, tu temi che il Manigoldo mi abbia....
Francesco si volta e prima che finisca la frase incalza: Non dire niente, non posso immaginare nemmeno... Taci ti prego.
E tu vieni a fare l'offeso con me: se pensi che io sono stata oltraggiata, va', cerca l'uomo e fallo arrestare, ma non rifartela con me. Che colpa avrei io per meritare il tuo disdegno, abbi la forza di guardarmi in viso.
Ho il diritto di sapere, io.
Diritti, diritti, tutti voi accampate diritti, e io non ne ho alcuno, certo cosa dovevo aspettarmi, sono una schiava.
Appunto, non dimenticarlo, ma io sono libero e devo proteggere la mia faccia, non voglio che nessuno si prenda beffe di me. Sono un uomo, anzi un fiorentino, conclude la frase con una punta d'orgoglio, fissando i suoi occhi diritti in quelli di lei.
Allora allontanati da me, resta pure nella tua convinzione, non meriti risposta, dal momento che non sono niente, straniera e schiava.
Silenzio.
Allora la schiava russa di ser Lapo ti dice di andartene!, pronuncia queste parole senza esitare, taglienti come una lama.
Francesco si allontana a testa bassa, ha le lacrime che gli salgono, ma le trattiene, come gli hanno insegnato fin da piccolo. Un uomo  un uomo, non deve piangere e la sua donna deve essere pura, magari schiava ma non deve avere conosciuto altri che lui, come dice il predicatore, citando la Bibbia.
Anche Caterina vorrebbe piangere, eppure lo sdegno glielo impedisce. Non pu immaginare che un simile sospetto possa aver mutato i sentimenti del ragazzo. E poi che importanza avrebbe per lui se il Manigoldo, Dio no, non  successo di questo  sicura, non avverte fitte, i panni sono asciutti. Dio ha voluto preservarla, salvandola dal fuoco e da tutto il resto. Forse Iddio aiuta la piccola schiava, venuta da lontano. Un segno che non tutto  perduto.  viva e questo conta. Francesco non  diverso dagli altri, bene ha fatto a non fidarsi, anche se un dolore sordo si  introdotto nella sua mente, che non riesce a domare. Il fuoco non  pi fuori ma dentro e brucia altrettanto e le impedisce di urlare.
Caterina vieni con me, mi manda monna Alessandra Strozzi, ti aspetta a casa, intanto bevi, avrai la gola riarsa.
Caterina sorseggia un bicchiere colmo e poi ne domanda ancora, la gola brucia e il dolore come un pugno d'acciaio le comprime il petto.
La pazienza  rimedio a ogni dolore e per abbi pazienza nelle tue tribolazioni dice la vecchia serva, come se avesse intuito la sua pena.
Insieme si allontanano lungo la via, illuminata appena dalle lucerne votive ai tabernacoli. Le fiamme sono domate e il fumo si spande ovunque, fra le pozze d'acqua del recente temporale. Iddio nella sua misericordia ha voluto aiutare questa creatura.
Caterina cammina alta e diritta come un fuso accanto all'ingobbita donnetta che le sta accanto, senza parlare e senza domandare. La vecchia ha vissuto abbastanza per capire che ci sono momenti in cui non occorrono le parole, anzi spesso quelle sono d'impaccio. La vita  stata dura con lei e ora  costretta a elemosinare un tetto dalla padrona Alessandra, eppure i suoi dolori mai potrebbero avvicinarsi a quelli vissuti nei pochi anni della giovane schiava. Strappata ai suoi genitori, alla sua terra, incatenata e... pu immaginare quello che l'aspetta in futuro.
Sar venduta di nuovo, come un'asina o un capretto. Monna Alessandra gliel'ha spiegato che  cos, anche la Bibbia lo dice e anche il nostro vescovo Antonino. Eppure lei non riesce a condividere l'opinione per cui le creature di Dio debbano essere messe alla merc di chi pu pagare. Qualcosa non torna, ma nessuno chieder mai il suo parere per questo, n su questa terra n in Paradiso fra i santi.
Quando vedi il fuoco nella casa del vicino, reca l'acqua nella tua, dice il proverbio, e cos anche noi ci siamo preparati, l'altra notte. Raccontami, Caterina.
Non ricordo quasi nulla, monna Alessandra, ora devo scendere, perdonate.
Fai bene e sbrigati, potrebbe sempre arrivare Filippo, magari stasera e occorre preparare un buon desinare.
Filippo non verr n quella sera n altre, pensa Caterina, ma ogni tanto la madre si convince che il caso possa favorire il rientro del primogenito a Firenze per qualche ora e questo pensiero la conforta e le permette di tenere ogni cosa sotto controllo. Fa affidamento su di lui, perch l'altro figlio Lorenzo, sempre in viaggio verso terre lontane, ama solo divertirsi. L'anno scorso ne ha fatta una grossa: con una brigata di amici  entrato nel convento di Santa Chiara a Napoli e l... per fortuna lo zio  riuscito a mettere tutto a tacere. Ma chiss cos'altro potr combinare! Per ora la madre deve pensare ad accasare Filippo,  per lui lo zio ha proposto una fanciulla de' Barbadori che, dice:  bella e ben nata, ma si pu sperare di pi.
Terremo le mani in pasta, e al tempo si piglier il meglio, mormora Alessandra fra s e s.


Capitolo 14.

Dopo il temporale l'aria  rimasta umida e monna Alessandra insiste con i digiuni perch  convinta di tener lontana la peste. Appare molto debole e questo la preoccupa, tuttavia in casa nessuno mostra i segni o  rimasto a letto pi del dovuto.
Il fratello ha mandato anche il dottore, per accertarsi che tutto andasse bene e poi  arrivata dallo speziale la radice di zenzero che viene custodita religiosamente in uno scrigno, tante volte ce ne fosse di bisogno. Secondo Caterina sono aumentati gli ammalati, anche se nessuno vuole parlarne, ma il medico sembrava molto indaffarato e teneva sotto il naso una spugna bagnata di aceto e profumi. Pare che i pi ricchi custodiscano polvere di perle sminuzzata o addirittura mumia, come riferisce il garzone dello speziale. Che sarebbe una specie di corpo essiccato in un paese lontanissimo, le spiega. Eppure le persone si incontrano spesso e si toccano e forse sua nonna, al villaggio, aveva ragione quando raccomandava in caso di malattie di stare alla larga il pi possibile dalla gente e lontani dall'umido.
A Firenze tutti chiedono una processione per portare la statua di San Giovanni, in giro ma il vescovo non ha ancora dato l'assenso e le persone strepitano. Pensano sia l'unico rimedio! Monna Alessandra non condivide e non andr, n lei n le sue figlie, e cos Caterina rester a casa e non incontrer nessuno, tantomeno.... chi teme e vorrebbe vedere. Dio misericordioso!
La schiava stringe forte gli occhi e si scrolla, come un gattino infuriato, il pensiero che l'ha colta di sorpresa. Non prega pi, a dire il vero l'ha sempre fatto con scarsa convinzione, ora poi in questa casa le sembra se ne curino poco. Certo la fede l'aiuterebbe a sopportare, ma se Ges ha voluto che lei fosse schiava, perch chiedere aiuto proprio a lui? Ricorda invece quelle strane processioni al villaggio, di notte.
Ha in mente quella notte di San Giovanni in cui lei e sua sorella si nascosero nel capanno e li videro tutti nudi fare il bagno di vapore, bere l'idromele e ridere ridere, con coroncine di fiori in testa. Poi iniziarono a correre fra gli alberi a coppie e si appartavano fra i cespugli. Teneva la mano a Irina e voleva portarla via, ma la curiosit la inchiodava l e anche la paura di essere viste e sgridate dai genitori. Dov'erano i suoi, fra tante sagome non era riuscita a distinguere sua mamma e suo padre. Quando le risate cessarono, erano iniziati fruscii e lamenti, come l'ansimare di un animale ferito, poi le grida attraversarono la notte e solo allora riusc ad allontanarsi nell'oscurit, trascinando Irina che voleva rimanere e chiedeva cosa stesse succedendo.
Il giorno dopo tutto era tornato normale ed erano ripresi i lavori nei campi sotto il sole che bruciava la pelle. Aveva chiesto a sua nonna, l'unica persona di cui non aveva soggezione, cosa succedeva la notte di San Giovanni e lei aveva raccontato di un rito antichissimo per rendere fertile la terra e ingraziarsi gli spiriti per un buon raccolto. Fra un po' parteciperai anche tu e ti piacer molto, ma bisogna aspettare che la luna porti il sangue al tuo corpo. Sei ancora troppo piccola, le aveva detto e baciandola sulla testa aveva sussurrato parole sul dono che la rendeva speciale.
Tu sei la favorita a presiedere i riti antichi di fertilit e poi cingendo con le tue braccia gli abeti infonderai il soffio della vita e le raccontava che gli alberi un tempo erano uomini e bisogna per questo avere rispetto per le piante.
A volte hai visto anche tu annaffiare le tombe. Il pope non doveva saperlo, ma in realt tollerava quelle usanze che da sempre si perpetuavano, insieme a credenze antichissime, come alla mietitura, quando occorre essere veloci e precisi perch l'ultimo bracciante a finire si ritrova proprietario di uno spirito e si espone alla vendetta. Era successo a suo cugino a cui era bruciata la casa di notte e la famiglia era rimasta senza nulla, costretta a vivere degli aiuti di parenti e amici. Ma Caterina aveva il sospetto che pi degli spiriti suo cugino si fosse attirato l'antipatia dei vicini per questioni di bestie da pascolare.
E sugli animali si raccontavano tante fiabe, nei lunghi mesi invernali, ed erano le donne intorno al fuoco a far sciogliere le parole che catturavano l'attenzione. La pi brava era babushka e la chiamavano anche da altri villaggi per le feste. Prima dei balli, lei porgeva le fiabe quasi fossero boccali di idromele o dolci croccanti e tutti tacevano e ascoltavano come in chiesa, anzi di pi, si lasciavano trasportare fra storie di cavalli alati e capanne che si girano sulle zampe dei galli al tramonto. Di Caterina dicevano: Ha il mal di luna, quindi pu prevedere il futuro e aiutare nelle malattie, che sia santificata!. Era Baba Jaga a salire sulla culla della luna e immergersi in lei.
Non era vero, non aveva aiutato monna Vaggia e nemmeno ora con la pestilenza sa cosa fare, n potrebbe cercare dei rimedi, sua nonna non ha fatto in tempo a insegnarle. L'unica cosa saggia  star lontani dagli ammalati e poi, al bisogno, usare, rafano e pezzi di creta bagnati per abbassare la febbre pestilenziale come aveva letto nel libro di memorie di ser Lapo: Stai lontano dall'aria corrotta e dagli infermi, scappa appena puoi, fuggi ogni malinconia e pensiero. Continuava con altri consigli, forse per i suoi discendenti, non sapeva ancora che la Ginevrina sarebbe morta e tutto il resto, accaduto in pochi mesi. La rovina della famiglia e del palazzo, in completo abbandono. E cosa ne era stato di lui? Un uomo chiuso, con la faccia triste e gli occhi immobili. Una statua di legno. In tanti anni di matrimonio, sua moglie non aveva imparato a scrutarne il cuore, per questo si sentiva sola, anche quelle rade volte che non era in viaggio.
Un bel modo per uscire di messa e dimenticarsi di debiti, mogli e disgrazie! Peccati ne ha tanti sulla coscienza, le ripete spesso monna Alessandra Strozzi, che non nasconde l'antipatia per il vicino.
Una volta Caterina aveva obiettato che forse era morto.
La cattiva erba non muore mai, ricordati, prima o poi verr a reclamare i suoi diritti anche su di te, cosa credi. Finora sei stata fortunata, Vaggia ti ha trattato come una figlia. Quella povera Ginevra campata s e no due anni, mai una volta che il padre l'abbia presa in collo n fatto un sorriso. E poi quella mania di tagliarle i capelli a zero. E dire che aveva una bella testina fulva di riccioli... ma le teneva al freddo, madre e figlia, per avarizia, cosicch si  ammalata.
Cosa, cosa  successo,  morta per colpa di ser Lapo? domanda Caterina.
Lasciamo perdere le chiacchiere, piuttosto so che Lena ti maltratta. Se non fosse che devo ancora maritare mia figlia l'avrei gi venduta, ma aspetto per la mala lingua. Non ce la faccio a castigarla e Filippo non pu farlo da lontano.
Infatti monna Alessandra subisce le stranezze della sua vecchia schiava e Caterina  strabiliata da tanta sfacciataggine. Da quando poi  arrivata lei, in casa la situazione  peggiorata. Continui dispetti e scenate di rabbia. Lena l'accusa di aver preso il miele o bevuto il vino. Impazzisce di gelosia. Ma la giovane Caterina  abituata e ricordando Ghita sa che la miglior difesa  stare immobile, come gli animali che si fingono morti di fronte al lupo o alla volpe.
Fa' quel conto che io fussi la schiava e lei la donna scrive monna Alessandra a Filippo, in un foglio che ha sbirciato sullo scrittoio. Ha una grafia chiara e ordinata e redige lettere ai figli lontani che commuovono per il desiderio che esprime di rivederli: Mi credo di morire con questa voglia di vederti, e credetti venire a Roma pel perdono.
Caterina percepisce la grande sofferenza di Alessandra e leggendo le sue lettere avverte questa delicatezza di mamma, specie quando parla del figlio piccolo, da cui non vorrebbe separarsi e trova mille scuse per rimandare il viaggio. E pensa se m' dura cosa. E questo figliolo mi rimase in corpo alla morte di tuo padre e l'ho allevato credendo che solo la mia morte lo separerebbe da me...
Nel leggere quella frase Caterina ha avuto un sussulto, cercando di ricacciare con forza il pensiero che si materializzava davanti ai suoi occhi. Il ragazzo disteso, immobile, a letto con le braccia incrociate e il rosario tra le dita. Per fortuna  entrata Lucrezia per chiederle di acconciarle i capelli e l'immagine si  dissolta.
Allegra ed esuberante, Lucrezia si diverte a fare il verso alle altre serve e poi parla dei pretendenti che sua madre sta esaminando. Si meraviglia che in Russia le ragazze siano libere di scegliere il marito, e poi se l'unione non funziona si pu sempre divorziare. E se un uomo non torna pi a casa sua, un soldato, un carcerato, le mogli possono cercarsi un altro compagno. La giovane  affascinata dai racconti sulle terre slave, pone domande, e trova ingiusto che si possano vendere e comprare esseri umani, ma soprattutto si diverte ad immaginare la faccia del futuro sposo. Alto o basso? Biondo o bruno? Vecchio o fanciullo? Alla finestra guardano in strada i giovani e indicano i cavalieri pi belli. Qualcuno alza lo sguardo e fa un inchino col cappello piumato e loro due si ritraggono appena. Poi arriva monna Alessandra a cacciarle via, dicendo che le ragazze per bene non stanno a oziare alla finestra, devono tessere e cucire, altrimenti non troveranno marito.
In cuor suo la madre era stata contenta dell'arrivo di Caterina, cos la sua Lucrezia si svagava e la schiava, che era intelligente e pronta, le avrebbe insegnato anche a leggere, perch lei non aveva avuto tempo con tutti gli affari da sbrigare per i figli lontani e sempre arrovellandosi su come farli tornare. Cercare alleati, mantenere la famiglia unita, pagare le tasse e risolvere ogni problema, come avrebbe fatto il suo uomo, il povero Matteo, portato via dalla peste. Che Dio l'abbia in gloria!
Per una volta che lo baci, credi che te la scemi! rintuzza Lucrezia e chiede notizie di Francesco e vuol sapere se si siano mai baciati.
La schiava si adombra e risponde secca: Mai. Poi scappa in cucina ad aiutare le serve che la guardano con odio, per l'inusuale intimit fra lei e la giovane padrona.
Tutte tacciono, tranne Lena che quel giorno le grida Troia, bulivacca, credi che non lo sappia che hai goduto col Manigoldo, anzi dicono sia stata tu a incendiare la casa per fuggire con lui, quell'assassino e boia.
Caterina non replica,  la prima volta che l'accusano di una simile oscenit, forse non  la sola a pensarlo, forse l'ha sentito dire in giro!
Non risponde alle provocazioni,  questa la sua forza e di notte legge. In casa Strozzi ci sono tanti libri, pi che da monna Vaggia e la porta dello studio sempre aperta. Anche la padrona legge ogni tanto, ma pi che altro scrive e parla di una nuova dimora grande, grandissima che costruir suo figlio Filippo, una volta riammesso a Firenze. Questo palazzo avr un grande architetto a progettarla, peccato che messer Brunellesco sia morto, ma un altro maestro di valore di sicuro. Vedranno i fiorentini chi  Filippo Strozzi! Intanto si prepara ad acquistare la casetta confinante con la sua. Tesse trame con parenti e amici, redarguisce Lorenzo, cerca moglie per Filippo. Dura come il ferro, dicono le sue serve. L'unica debolezza l'ultimo nato... cos gracile ma allegro e giocoso, di gentile complessione. Se l'avete caro non lo fate partire le ripete il medico.
E infatti l'avevano mandato in villa per sfuggire alla peste, per questo Caterina non l'aveva incontrato. La padrona non si era decisa a partire perch a giugno la peste era ricominciata ed erano morti alcuni fra gli amici. Scriveva:
Non si pot fuggire per le ville perch la malattia fa gran danno in tutto il contado fino a Prato non ci sono campagne indenni, eccetto che a Quaracchi...ma a Campi fa fracasso. E ancora non ha fine; che ve n' degli ammalati.  tanta la gente che vi muore che le case sono vuote... N altro per questa. Iddio di male ti guardi.
La tua Alessandra che fu di Matteo Strozzi, in Firenze.
La lettera si concludeva con la data del 5 giugno 1450. Come queste missive riuscissero ad arrivare a destinazione e poi ritornare sotto forma di risposta  per Caterina una gran meraviglia: non sa che una fitta rete di relazioni unisce le famiglie fiorentine anche in luoghi lontanissimi, come Londra o Parigi, ma della Russia non vi  traccia, solo i genovesi o i veneziani si sono avventurati fin l e specialmente i genovesi che hanno una colonia a Caffa dove hanno intrapreso questa fiorente attivit di vendita di merce umana, di solito, giovani donne e bambine.
Sbarcata a Genova infatti ricorda di essere stata condotta in Vico degli Schiavi. Naturalmente non capiva la lingua, n sapeva cosa volesse dire la parola schiava, anche se intuiva che non era pi padrona di se stessa e che la sua vita, dopo il lungo viaggio in mare sarebbe stata diversa... Forse come quando si porta un cavallo a domare o un maiale per la festa di San Nicola, tutto bardato e legato in modo che non possa scappare, ma attirare l'attenzione della gente su di s... Voleva dire questo.


Capitolo 15.

Dopo l'approvazione del vescovo, la processione con la statua di San Giovanni non si fa attendere, e la peste dilaga come c'era da aspettarsi. Con l'aumento dei casi sospetti infatti era lievitata la paura e si temeva la rabbia del popolo e la difficolt a mantenere l'ordine.
Il santo evidentemente non ha poteri sufficienti a debellare il male, pensa Caterina. E cos ragiona anche monna Alessandra, dopo i lutti del periodo trascorso a Pesaro ha imparato. Grazie ai suoi divieti nessuno della casa partecipa e cos nessun familiare viene contagiato. Si liberano le schiave pro rimedio anime, dice il prete a monna Alessandra. Caterina ci spera. Qualcuno pagher per ottenere la salvezza in cambio di una vita liberata. Una vita per un'altra vita?
Per Caterina aveva rischiato ed era uscita di nascosto. Era entrata in Duomo sperando di rivedere Francesco. Lo aveva notato dietro una colonna, forse non voleva incontrarla, ma nella cattedrale era rimasta abbagliata dall'enormit dello spazio, un senso di vuoto austero e poi qualcos'altro aveva catturato la sua attenzione, cos l'aveva perso di vista e non ne aveva saputo pi niente.
Un giorno al Mercato Vecchio le passa accanto Hysa dell'isola del Sale, Caterina la riconosce da dietro la capigliatura crespa e la catenella che tintinna al polso. Quando si gira la carnagione bruna come il cuoio si illumina, su un sorriso di denti bianchissimi, nel vederla: Dove vai sorella? l'apostrofa.
A casa degli Strozzi, ma rester l ancora per poco. Verr a prendermi un nuovo signore, un certo ser Giovanni... e intanto osserva quel colorito insolito del volto e delle mani, che la prima volta erano rimaste al buio della scala.
Guardati da lui, lo conosco, sono stata la sua schiava e vedi questo... scoprendosi la fronte mostra una lunga ferita che attraversa la pelle.  stato lui, prima di vendermi al bordello. Il resto lo puoi immaginare. Ti dico solo una cosa. Scappa appena ti  possibile, anche se  rischioso....
Ma tu potresti aiutarmi, non conosco nessuno, tranne il garzone Francesco.
S, lo so, eri con lui quando ti sei persa.  venuto da me a chiedere informazioni, era triste e l'ho consolato. A modo mio s'intende, del resto mi pagano per questo.
Caterina deglutisce e prova un impulso di gelosia nel guardare la rivale, cos diversa da lei, ma non dice nulla.
Mi ha comunicato che era in partenza, vuole imbarcarsi da Pisa, non so altro. Cercalo, ti vuole bene, ma  confuso. La gelosia lo divora e poi la famiglia, insomma siamo schiave, non possiamo amare nessuno, per, tu sei giovane. Osa, non fare come me che per vigliaccheria non ho nemmeno provato, non ho amato nessuno....
Le parole di Hysa sono rimaste vuote. Non l'ha pi rivista e nemmeno Francesco. Poco dopo  venuto a prelevarla Giovanni della Casa.
Le previsioni pi nere di Hysa si sono avverate. Chiusa al buio di una casa, in cui non si aprono mai le imposte, ha trascorso il tempo, dimentica di s e del suo passato.
La primavera  tornata, per non se ne accorge. Vive come in un brutto sogno, non presta attenzione al suo corpo che cambia. Ogni tanto con nostalgia conversa col fantasma di monna Vaggia o ripensa ai giorni di casa Strozzi; si sono scordati tutti di lei, anche la giovane Lucrezia con cui chiacchierava e scherzava. Perch meravigliarsi, dopotutto lei non esiste, non  una persona, ma sempre schiava, schiava, si ripete ogni giorno Caterina.


Capitolo 16.

La vita di Caterina un giorno prende un altro corso, Giovanni la porta a casa di Lusanna la dalmata, quella che dicevano fosse la sua amante. La bella vedova bionda che aveva incontrato una volta davanti all'Arte dei Linaioli, che incedeva come fosse una regina. E come la fortuna toglie cos d, la schiava intravede una nuova occasione per un'esistenza pi umana, finalmente alla luce, in una casa dove le finestre sono sempre aperte e dalla strada provengono suoni, grida e canti. La vita stessa la riaccoglie, anche se dolorante e ferita nel profondo.
Tieni la bocca chiusa con lei e con tutti, non raccontare niente di noi, altrimenti te la far pagare aveva sentenziato, sotto il portone Giovanni. E lei non aveva obiettato e mai avrebbe messo in discussione quell'ordine.
Lusanna, sempre bellissima, abita nel quartiere di San Lorenzo, non lontana dalla dimora di Cosimo dei Medici, al di l del Duomo, dove Caterina non si era mai avventurata prima. Per questo le sembra di vivere in un'altra citt. Esce poco, ma  contenta, non ha desiderio di incontrare gente e se ne sta quieta cercando di non pensare, lavora molto, sciacqua panni, rassetta, cucina e sbriga tante faccende pesanti, di cui non si duole affatto, e la padrona aggiunge sempre altre incombenze, bislacche e inutili. Ogni tanto come da un'esistenza che non le appartiene pi ritorna il ricordo di Francesco, allegro e ciarliero, mentre passeggiavano per il Mercato Vecchio: due fanciulli innamorati, inconsapevoli di quello che il destino stava preparando.
Oggi  un giorno speciale e in casa fervono i preparativi per la processione di San Giovanni, il patrono di Firenze, la festa pi importante.
La padrona ha voluto mettere sulla finestra dei tessuti preziosi che le ha regalato il suo sposo e si  abbigliata con cura e sfarzo, perch tutti sappiano che lei  la moglie di un Della Casa e per tanto le attribuiscano il rispetto dovuto ai ricchi.  ormai finito il tempo in cui qualcuno si permetteva di apporre corna di bue alla sua porta, quando era ancora vivo il suo primo marito.
Lusanna  una donna rispettata e anche invidiata dalle vicine. Non succede spesso che la figlia di un artigiano vada sposa a un ricco mercante. In questo giorno ha l'opportunit di sfoggiare l'occasione che la bellezza le ha regalato: un marito ricco e potente e l'anello al dito testimonia il patto che  avvenuto fra loro. Nemmeno un anno  trascorso dal giorno delle nozze in casa, davanti all'autorit del frate. Oggi avr modo di zittire quelle cornacchie, brutte come il peccato, che gracidano e non vedono l'ora di metterla alla gogna perch sia arrestata. Ora Lusanna esulta: nessuno, proprio nessuno, pu mettere in discussione l'unione celebrata davanti a Dio, nessuno pu scioglierla. Questo per far tacere le voci che girano malevole sulla sua persona. Lei non  l'amante, la concubina di ser Giovanni,  la moglie legittima, la sposa che presto gli dar un figlio.
Un figlio sarebbe il pi bel regalo da fare al suo uomo, per dimostrargli il suo amore. Finora non  ancora successo, deve sbrigarsi perch se ci non avvenisse ser Giovanni potrebbe cercare altrove l'erede legittimo delle sue sostanze, proprio adesso che  morto il padre. Cos chiede a Caterina se per caso non conosce una pozione che usano al suo paese. Le erbe magiche si raccolgono proprio questa notte, lo sanno tutti.
Caterina non conosce pozioni, quando  partita era troppo giovane per comprendere i segreti delle erbe. Ricorda i fuochi che venivano accesi nelle campagne la notte di san Giovanni, la notte delle streghe che si aggiravano per i boschi, ma non crede che esistano infusi per diventare madri, ricorda che monna Vaggia si era recata ai Bagni di Lucca; per la verit lo aveva letto nel Libro di Ricordi.
Lusanna sembra scrutare nel pensiero.
Non posso andare ai Bagni, alle acque calde, come tante nobili fanno per favorire il concepimento, so che ser Giovanni non permetterebbe, non posso chiederlo, sarebbe come ammettere... insomma, Caterina cerca qualcosa, va dallo speziale ma, mi raccomando, devi dire che serve a te, ti dar il denaro. Si sa che le schiave vengono affittate a far da balie e i bambini messi agli Innocenti. Pagano bene, sai, e i padroni si rifanno delle spese.
La sera Ekaterina  sempre stanca e non ha pi avuto modo di scrivere e poi teme che qualcuno la veda. Al palazzo di monna Vaggia poteva leggere. Ripensa a tutti quei bei volumi rilegati, scampati per fortuna al fuoco e ora chiusi in attesa che il giudice disponga dell'eredit, a meno che qualcuno non se ne sia impossessato rivendendoli, probabilmente, in via dei Cartolai, s in quella strada che ha visto con... Francesco.
Caterina si allontana ed esce in punta di piedi dalla stanza. La nuova padrona  alquanto bizzarra e spesso le chiede l'impossibile: fare e disfare letti, strofinare i pavimenti a losanghe rosse fino a farli brillare, e non sembra mai contenta. Da quando ha scoperto che sa tessere, la tiene occupata al telaio mentre lei parla, parla. Lo strumento  grande e le pezze risultano enormi per Caterina che  abituata ad oggetti di piccole dimensioni, come al villaggio, dove i telai erano minuscoli.
Da piccolina ricamava cinture. Era brava e sua mamma accarezzandole le treccine bionde diceva che da grande avrebbe avuto anche lei il suo campo di lino da seminare per poi tessere pezze da vendere: Sei cos brava, Katiuscia che diventerai ricca con i tuoi ricami. Caterina si guardava le scarpe di scorza d'albero e sospirava pensando che ne avrebbe desiderato un paio di cuoio, come quelle della ragazza che aveva attraversato i campi sulla trojka con il padre e i suoi fratelli, tutti ben vestiti! Avvolti in una nuvola di bianco. Di sua mamma ricorda invece la treccia e lo sguardo triste, poi durante l'inverno della fame, la faccia livida e le orbite cerchiate.
Spesso Lusanna la scruta con aria interrogativa e vorrebbe sapere di pi.Dimmi di te, del tuo paese lontano, le chiede con tono suadente.
Potrebbe raccontarle queste cose, i ricordi si fermerebbero in una posa che solo lei pu darle, ma sarebbe come sporcarli di una tinta che non le appartiene pi. Nemmeno con monna Vaggia lo ha fatto.  trascorso molto tempo dalla morte della dolce padrona, la peste  passata, falciando le sue vittime, ma nessuno ha pregato per lei, nessuno l'ha liberata, comunque non  stata contagiata e questo  un fatto. Mastro Totto, il barbiere, Ghita, Lucia e tanti altri che aveva conosciuto, anche il notaio, se ne sono andati. E col notaio  svanita la possibilit di far valere il testamento.
Lusanna  troppo curiosa e fa domande turbinando intorno alla questione che sembra starle pi a cuore, e cos lei elude e finge di non capire la lingua. Talvolta sbaglia nel pronunciare le parole, anche per non infastidire la padrona che si meraviglia sempre della sua intelligenza. Ha nascosto di saper leggere e scrivere e custodisce gelosamente la penna e il calamaio con i fogli delle lettere mai spedite a Francesco e alla nonna.
Francesco l'ha visto l'ultima volta alla processione per la peste in Duomo. Mentre tutti erano usciti dalle porte lei si era voltata un'ultima volta.
Un prete inginocchiato di spalle si era materializzato sull'altare. All'elevazione del Corpo e con in mano l'ostensorio, alle parole Hoc est corpus meus, qualcuno si era accasciato al suolo, sembrava ferito. L'uomo vestito con eleganza stava riverso con la faccia vitrea e gli occhi sbarrati. Che orrore aveva provato, come era possibile morire cos, in una chiesa consacrata? Nessuno si era accorto di nulla solo lei sembrava aver visto. Forse era il primo appestato che incontrava o solo un fantasma partorito dalla sua mente, l'immagine di qualcosa che sarebbe accaduta in futuro, come le spiegava sua nonna. Il dono. Non ha mai raccontato questa storia, cos come non ama parlare di s, del suo male che ha saputo celare bene. Ora le tornano in mente le parole di Hysa: Cercalo, ti vuole bene, ma  confuso. La gelosia lo divora per tu sei giovane... Ekaterina, provaci non fare come me che non ho amato nessuno.... Avrebbe dovuto cercarlo ancora, supplicarlo, convincerlo del suo amore e poi sarebbero scappati insieme, come si erano ripromessi quel giorno in Santa Croce. Prima dell'arrivo di Giovanni era ancora possibile tutto. Nessuno aveva liberato le schiave per guarire, come si diceva. Ma in quei giorni del contagio, fra la confusione e la paura, nessuno avrebbe fatto caso a lei se fosse scappata con il suo Francesco.
Caterina, ti sei incantata? Rispondi alle mie domande, non vergognarti,  vero che hai avuto un figlio da quel garzone riccioluto?.
Caterina replica debolmente che non  vero e pensa con orrore al bambino di cui non sa e non vuol conoscere il destino. Poi si sente richiamata di nuovo al presente. Avvampa e non riesce a controllare il rossore che sale, cos si gira verso la finestra ma la padrona si  accorta delle manovre brusche e infila il coltello nella piaga.
La tua faccia  arrossita, allora  vero quel che dicono. Per non sei rimasta incinta, ma io ti prometto che se trovi la pozione per me, io, io ti regaler questa veste e anche, anche.... La padrona cerca nella sua mente qualcosa da promettere.
Caterina tace e ha abbassato la testa, il suo cuore  in tumulto per quelle parole; risponde a bassissima voce che lei non vuole niente e non potr fare niente.
Vai dallo speziale e consulta anche le donne al pozzo, da oggi ti mander a prendere l'acqua, cos potrai riportarmi i segreti della citt e fra questi ci sar pure il modo per rimanere gravida. Non farai motto con nessuno di quello che ti ho detto, ti conosco, ho capito che sarai muta, e poi, io, io... e la faccia di Lusanna si addolcisce io ti prometto che ti liberer, non subito certo, ma fra poco, sorride mielosa.
A quelle parole Caterina si tira su con la testa e fissa con occhi interrogativi la padrona, che la osserva e poi sentenzia: Certo, quando sar vecchia, vecchia come monna Vaggia e ti... continua uno sproloquio che Caterina non ascolta, la sua testa invece ritorna al testamento: Io Vaggia degli Alberti libero la detta Caterina, sicch per l'avvenire possa fare la volont sua come pu ogni libero e fedele cristiano.
Ricordava a memoria ogni parola, ma il testamento era sparito, come aveva saputo dalla padrona e per questo lei era diventata di propriet di ser Giovanni della Casa e lui l'aveva regalata alla sua donna. Regalo di nozze per la bella Lusanna che aveva incantato il ricco mercante.
Lusanna  bellissima nell'abito verde che mette in risalto gli occhi e la carnagione chiara.  la gamurra di seta che indossava il giorno delle nozze, confezionata con la stoffa portata da suo marito. S, suo marito possiede anche una bottega d'arte di seta e le ha regalato la pi preziosa e sottile tela di taffett.
Giovanni le ha detto che a Firenze ormai quest'arte sta soppiantando quella della lana e ci sono tante nuove botteghe che competono con la citt rivale, Lucca. L'arte prospera e le stoffe magnifiche si vendono bene negli empori di Bruges, Parigi e financo Lubecca, sul mar Baltico...
Il genero di monna Alessandra, Marco Parenti, ha una bottega avviata, vero?.
Ah s, risponde poco interessata, poi aggiunge malevola: Dicono che gli Strozzi con questo matrimonio si sono un po' abbassati. Del resto Giovanni mi racconta che devono accontentarsi e che secondo lui non gli leveranno mai il bando perch messer Cosimo non li pu soffrire, ma cosa importa, invece Giovanni lo vede spesso. Eh s,  amico di Cosimo de' Medici... e gira su se stessa e accenna un inchino, come se fosse in presenza del primo cittadino di Firenze. Si pavoneggia davanti a uno specchio, ma non riesce a vedersi per intero e chiede a Caterina che effetto fa.
Dovr farmi regalare uno specchio pi grande, come faccio altrimenti a sistemare le pieghe della gamurra?.
Per questo ci sono io padrona e le aggancia la sterminata fila di bottoni delle maniche che si appongono sopra la veste. L'abito  cos lungo da nascondere le scarpine preziose, anch'esse di seta, ma Lusanna solleva con cura maliziosa la gonna in modo da mostrare la caviglia sottile nelle calze bianche. Nell'avvicinare le braccia, la manica formata da una serie di strisce di tessuto si apre nei tagli, facendo sbuffare la camicia anch'essa bianchissima e abbagliante.
Vi sistemo i lacci delle maniche e con sapienza tutta femminile li ferma in morbidi fiocchi lucenti.
Caterina, ma io voglio osservarmi e i tuoi occhi non sono i miei, siamo diverse e tu non ti intendi di acconciature e abiti femminili, non mi hai detto che portavi le scarpe di scorza d'albero! e ride sonoramente con singulti.
Siete contenta madonna! I vostri occhi ridono: quando arriver ser Giovanni rimarr a bocca aperta e sar orgoglioso di voi.
Ora pettinami, con cura mi raccomando, intrecciami i capelli con questi nastri e tirameli su, mettendo in risalto la nuca e il collo, come ho visto sulla testa di Simonetta Vespucci.
Lusanna si studia, mentre la schiava compie l'operazione e nella dolcezza delle mani dell'altra sente i brividi che le provocano le carezze di Giovanni, per..
Dovr farmi regalare una collana, il vestito  spoglio senza una gioia e questa catenina d'oro col ciondolo di corallo  poca cosa per una Della Casa, concordi?.
Caterina la rassicura dicendo che  bellissima lo stesso, e non le occorrono pietre preziose come per le vecchie madonne che si aggirano a messa tutte agghindate credendo di nascondere le rughe e le macchie sulla pelle. L'incarnato  d'avorio e i capelli splendono, anche grazie alla tintura di ranno che hanno usato per la festa.
Lusanna per si rammarica di non esser riuscita a ottenere quel tono di biondo particolare che ha la sua schiava, che specifica di averli avuti sempre chiarissimi, ma nessuno se ne sorprendeva perch al suo villaggio tutte le fanciulle sono bionde e lei teneva i capelli raccolti in trecce, due le ragazze e una sola treccia le donne maritate.
Non fate nulla allora e la pelle non vi si sciupa esposta al sole? E... credi che anch'io... la frase rimane sospesa perch si sente aprire la porta e immediatamente compare ser Giovanni.
Alto, piantato sulle gambe forti un po' arcuate, si ferma a osservare le due donne, senza avere il tempo di dire Ave.
Deh', Giovanni, non saluti la tua sposa? Sei rimasto a corto di parole? Vedi l'abito  quello delle nostre nozze, ho solo fatto qualche ritocco per renderlo pi prezioso, data l'occasione e mentre parla lo guarda fisso e si stira la stoffa sui fianchi, sollevando il petto a rendere pi sottile la vita stretta nella gamurra.
Sei veramente splendida ma... e intanto getta una lunga occhiata alla schiava che abbassa lo sguardo e si allontana nel vano della finestra.
Ma cosa? Prosegu, sembri confuso, Giovanni, non ti aspettavi di trovarmi gi pronta, agghindata come si conviene alla moglie di un Della Casa. Mancherebbe qualcosa, qui... e si tocca il lungo collo piegandolo con civetteria da un lato Ma tu saprai certo come fare e aggiunge un broncio studiato.
Lusanna sei davvero bellissima, un angelo dipinto, se ti vedessero cos sarei orgoglioso di te, ma, c' una cosa che volevo dirti e....
La schiava fa per andar via attraversando il fondo della stanza come un'ombra.
Caterina, rimani pure, ho ancora bisogno di te. Le intima Lusanna con una voce che vorrebbe essere autorevole ma s'incrina sull'ultima sillaba.
S, che ascolti pure, tanto  una schiava, le sue parole non sono niente borbotta Giovanni, che continua a parlare, a questo punto con toni duri.
Vedi, la mia famiglia non  ancora pronta per essere informata delle nozze, non ho ancora ufficializzato con i miei fratelli la cerimonia. Mi occorre pi tempo per prepararli alla notizia, non vorrei suscitare, nella sorpresa, rancori e risentimenti e....
Dicesti di averlo fatto! E che a loro non importava dei tuoi affari e che nessuno pu ostacolare il nostro amore e io... trattiene a fatica le lacrime e interrompe la frase.
Lusanna, ricordi male. Ti ho detto che avrei parlato con i miei fratelli, non che l'avessi gi fatto. Poi dopo la morte del maggiore, che lascia la vedova e tre figli piccoli, devo occuparmene io, mi occorre tempo. Ti ho detto che li avrei preparati, ma mi sono reso conto di quanto la notizia li offenderebbe. Ora che nostro padre  morto, devo pazientare.
Aspettare, aspettare,  una vita che aspetto e anche mio fratello che mi ospita qui in casa sua vorrebbe che io vivessi con il mio sposo e che insomma tu ti occupassi di me, come moglie legittima.
Te l'ho detto, a suo tempo, ora  presto, sciuperei i rapporti con la mia famiglia; con tuo fratello parler io quando torna e poi non ho sempre portato in questa casa sufficienti vivande e mercanzie per ricompensarlo del fastidio?.
Cosa dici Giovanni, non vorrai farmi credere che mi hai comprata per un piatto di lenticchie! Io, io sono una donna onesta e se non ti amassi cos, avrei gi trovato altri pretendenti, sai, dopo la morte del mio povero marito Andrea.
Allora se sei donna onesta, levati questi panni e l'anello e va in processione con gli abiti vedovili, come si conviene. Non discutere oltre e senza aggiungere altro si gira e apre la porta, facendo volteggiare il mantello su se stesso.
Giovanni, fermati! Se esci da questa casa non ti vedr mai pi.
Fa quello che  il tuo piacere, ma ricordati non sortire fuori abbigliata cos per la processione, altrimenti incorrerai nella mia ira e tu sai di cosa sono capace. E senza aggiungere altre parole sbatte l'uscio della camera e si avvia al portone. Risuonano i suoi passi nei pesanti calzari di cuoio.
Caterina ha assistito alla scena a occhi bassi e ora impietrita non sa cosa fare. Non pu e non vuole guardare quell'uomo che conosce fin troppo bene e intende di cosa pu essere capace e sa che questo  un addio in piena regola. Lusanna continuer a illudersi, tramer, brigher, lo supplicher e lo lusingher con parole e gesti seduttivi, con voce allettante, con lacrime e insulti, minacce e promesse. Nel suo sguardo, che ha incontrato solo per un attimo, ha letto la risolutezza di un padrone che sa cosa fare.
Caterina non vuole rammentare, eppure quel pensiero si attacca con artigli e denti, quel momento terribile e la separazione violenta, l'essere piccolo e indifeso che ora... No, con uno sforzo sovrumano sente placare dentro di s il dolore e la memoria si appanna, poi il vuoto, l'assenza totale che purifica e separa.
La padrona  rimasta in mezzo alla stanza, immobile, con lo sguardo fisso in un punto. Tutta adorna e pettinata sembra una statua dimenticata da uno scultore svagato. E intanto Caterina non pu fare a meno di pensare che se le cose stanno cos anche il suo destino potrebbe mutare e lei finire chiss dove. Di nuovo l'incertezza del futuro, un futuro sempre da schiava e forse peggiore di questo presente.  singolare come ci si abitui alle nuove circostanze e l'idea di cambiare, l'idea di riattraversare ancora quel cunicolo buio, senza sapere cosa ci sar dall'altra parte, l'atterrisce.
Caterina ha imparato a tenere a freno il passato, legato alla catena come un cane che provi a romperla e ogni tanto ci riesce, ma non ha imparato a rendere neutro il futuro. Il futuro  assenza, un mare in tempesta su una barca che devi guidare in porto con un carico prezioso, ma gi sai che l sarai catturato dai pirati e annegato.
Caterina, schiava maledetta! Lo so che  tutta colpa tua,  dal giorno che sei entrata in questa casa che le cose sono andate male, tu porti la mala fortuna. Lo dicono, sai, che prima hai ucciso monna Vaggia, dopo aver fatto sparire il corpo di ser Lapo e ora vuoi portarmi via Giovanni, se non l'hai gi fatto. Ma io uccido te.
Le si scaglia contro, graffiandola in faccia e scaraventandole addosso mille improperi. Lei che aveva sempre modi gentili e parole compunte. Si era sforzata di recitare la parte della moglie di un nobile, ma ora ha gettato la maschera.
Caterina appare sorpresa,  la prima volta che la nuova padrona la tratta male,  un po' brusca, ma non l'aveva mai picchiata. Le  crollato addosso il mondo in cui aveva creduto di vivere, l'illusione di un amore vero. Caterina capisce, ma quest'atteggiamento da parte di Lusanna, che considerava migliore e forse anche amica, la ferisce e la umilia. Potrebbe difendersi, dire che non  vero, monna Vaggia era gi malata e lei non ha fatto nulla per avere Giovanni, anzi non voleva, ha resistito e poi... Sarebbe inutile, anzi la sua rabbia aumenterebbe. La tattica  sempre la stessa con chiunque: non opporre resistenza, fingersi morta. Per funziona solo con le donne, gli uomini sono sciacalli che divorano la preda e poi vanno via lasciando il marchio dei loro denti impresso per sempre, anche quando tutto  finito e niente sar pi come prima, niente torner al suo posto. L'unico luogo dove vorrebbe andare  all'Ospedale degli Innocenti,  l che forse si trova lui, che non ha nome e non la conosce.
I pensieri la distraggono dal dolore, ma a un certo punto non sente e non vede niente, ha gli occhi chiusi. I colpi sono cessati e i suoni ritornano normali dopo il clamore di pochi momenti prima. Sente un pianto, prima debole, poi sempre pi chiaro e sonoro. Avverte sulle sue braccia un umidore denso e poi le mani sulla sua faccia a cercare conforto e la testa si china sulla sua spalla e solo allora il pianto si fa inarrestabile.
Anche Caterina piange in silenzio.
Lusanna ha deciso di rimanere in casa: l'idea di farsi vedere con gli abiti vedovili e la testa coperta da un mantello le  intollerabile. Ma  intollerabile anche restarsene da sola. Il fratello e la moglie sono gi usciti con i figli e cos pure Caterina, che ha mandato fuori affinch possa spiare Giovanni o avere notizie.
La schiava non voleva uscire, le dispiaceva lasciare la padrona da sola in circostanze cos tristi, poi camminare fuori le procura ansiet e non desidera affatto festeggiare e andare in chiesa, dal momento che il suo rapporto con Dio si  rotto come un vaso di terracotta schiantatosi a terra in mille pezzi. I cocci non si rimettono insieme e anche se lo fai restano i segni e per ora non vuole rincollare un bel niente.
Lusanna, dopo il pianto e la rabbia sfogata, si  pentita di quelle parole al suo uomo e si chiede se non abbia fatto male a mostrarsi cos adirata, dopotutto lui aveva chiesto di aspettare. Forse ha rovinato tutto,  stata precipitosa! In fondo sono passati cinque anni soltanto, senza contare quando suo marito era vivo e si incontravano di nascosto a casa del vicino. Certo... Quella volta che l'aveva visto nella chiesa dei Serviti, davanti all'immagine dell'Annunciazione, era iniziato tutto da l! E lei lo avrebbe preso un trovatello della Ruota, ma sperava ancora in una grazia della Vergine, come era capitato ad altre donne sterili. Poi il figlio del notaio Della Casa l'aveva vista pregare e se ne era innamorato e lei di lui.
Come mai non l'aveva notato prima? S, prima di sposare, diciassettenne, Andrea. Eppure frequentavano la stessa parrocchia, entrambi del quartiere di San Lorenzo. Poi dopo una posta serrata sotto casa di lei e altri sguardi in chiesa, finalmente si erano parlati, e lui le aveva confessato di essersi perdutamente innamorato, giurando che l'avrebbe sposata, se fosse rimasta vedova. Per lei aveva lasciato Roma, dove lavorava, e si era trasferito a Firenze, socio nell'impresa commerciale dei fratelli. Giovanni aveva ventidue anni ed era un giovane bellissimo ed educato e le parlava con i versi d'amore di Guido Cavalcanti.
Chi  questa che ven, che ogn'om la mira, che fa tremar di chiaritate l'are e mena seco Amor? e aggiungeva un sospiro alle parole e anche Lusanna sospirava e lo guardava appena con gli occhi bassi, ma capiva che ormai non si sarebbe pi sottratta a quella presa. Lei maritata, lei donna onesta, la pi bella della parrocchia di San Lorenzo, lei che tutti si giravano a guardare senza osare rivolgerle la parola, lei in preda al demone che tutti sottomette e apre nel cuore le ferite.
Come quella che si  aperta oggi: non pu tollerare l'idea di non rivederlo, mai pi. Sarebbe come perdere una gamba, peggio, tutti e due gli occhi e la parola. No. Lusanna non riesce a concepire una simile prova, dunque deve ragionare, trovare una strada, prima che sia troppo tardi, anche se non pu cercarlo. Deve attendere. Il tempo della luna nuova e lui sicuramente torner, deve farsi desiderare e poi l'unico modo  dargli un figlio.
I suoi parenti e quelli del primo marito dicevano che era sterile, che dal suo ventre non sarebbe uscito niente. Una zucca vuota, quelle parole orribili ritornano a ossessionarla. Non  cos, lei lo sente, di sicuro c' un modo, gliene hanno anche parlato le vicine. Alcuni medici concordano che la donna che voglia rimanere incinta non deve starnutire. Ora mander Caterina fuori, parlando si vengono a sapere tante cose. Ma s... racconter quello che vuole,  pieno di schiave che partoriscono fanciulli e poi vengono mandate a fare le balie, penseranno che anche loro vogliano fare questo. E poi, poi torner ancora dalla Beata Vergine all'Annunziata, magari incontrer proprio Giovanni... e...
Su quel pensiero che la conforta, sull'idea che si pu far qualcosa e non rimanere immobile, preda delle decisioni di altri, Lusanna si addormenta, con indosso ancora il bellissimo abito verde delle nozze.


Capitolo 17.

Caterina e il resto della famiglia, fuori per le strade, sono immersi nella folla che si accalca, vociando o cantilenando preghiere come fossero stornelli. I venditori ambulanti offrono per pochi soldi frutta secca e bevande zuccherose, invitando i bambini che li guardano con occhi imploranti. Caterina tiene per mano la pi piccola dei figli di Antonio, spaventata pi che incuriosita da ci che le accade.  la prima volta che assiste alla festa e anche la schiava non ne ha mai avuto l'occasione.
Ricorda invece quel terribile corteo l'anno della peste, quando era morta monna Vaggia e l'arcivescovo non voleva dare l'assenso alla processione; poi aveva ceduto e i superstiti si erano riversati in chiesa e fuori. Ci fu un silenzio che avvolgeva e quando aveva parlato Antonino, quel silenzio era stato tagliato di netto e cos le vite delle persone che i giorni seguenti si erano spezzate. In quei momenti terribili lei aveva desiderato ammalarsi, ma non era successo e ora  l che stringe la mano paffuta e tenera della piccola Lisabetta.
In prossimit della chiesa dove sono le reliquie del patrono la folla  cos fitta da togliere il respiro e con la bambina in collo che si stringe, nascondendo la faccia fra i suoi capelli, prova un profondo senso di gratitudine per essere viva. Controlla sempre il resto della famiglia, ma in quel frangente sa che  facile perdersi se ci si ferma un attimo a osservare. La piazza  ricoperta di teli azzurri, i rovesci, per ripararsi dal sole o dall'acqua, ma oggi per fortuna  una giornata serena e le botteghe espongono una quantit di oggetti fra i pi belli che gli artigiani fiorentini abbiano saputo realizzare: drappi di seta, tessuti intrecciati d'oro, spade dalle impugnature intarsiate, gioielli con perle opalescenti che sembrano la luce della luna e pietre verdi come l'acqua del mare che ha visto dalla nave a Genova, borsette intrecciate di fili d'argento e tante cose che la fanno sentire sommersa dalla bellezza e abbagliata. Crede di svenire, cos distoglie lo sguardo e si concentra sulle persone.
Garzoni in tuniche corte e calze colorate, donne elegantissime e contadine dallo sguardo vuoto e le bocche aperte, artigiani con i loro attrezzi di lavoro in mano per la benedizione, vecchi irosi e signori a cavallo con aria superba che la guardano come per fulminarla o le fanno gesti osceni con la bocca. Ecco Lucrezina Strozzi con il marito! Caterina fa un inchino e la saluta, ma l'altra finge di non riconoscerla. E soprattutto tanti bambini, allegri, sorridenti e vocianti, fra urla e inseguimenti scherzano a tirarsi sassi e nascondere la mano; bambine pi caute nel gioco, maliziose e intriganti, come lei da piccola. Mangiucchiano e si divertono in quel giorno dedicato a San Giovanni. Tutti i fiorentini sono stati battezzati l dentro, in quella chiesa dalle porte d'oro che pare sia una delle sette meraviglie del mondo e i visitatori osservano silenziosi lo splendore delle Porte del Paradiso di messer Lorenzo Ghiberti.
Ecco, arrivano i portatori della statua del santo, vestiti di nero e dietro una miriade di uomini e ragazzi con in braccio enormi cilindri. Osservandoli da vicino, si accorge che sono ceri, grandissimi e in sagome diverse e spesso con figure umane che li accompagnano.
Dagli ai bamboccioni, forza avvicinatevi! urla un fanciullo che ha l'aria di essere il capobanda. Tirate fuori i lacci con gli uncini che li buttiamo di sotto.
Gli altri sembrano esitare, poi uno di loro parte e inizia una guerriglia per staccare i bambocci di cartapesta dal cero.
Sparite, bestiacce, sono per il nostro patrono, la devozione per il buon raccolto, andatevene subito o chiamo i birri.
I ragazzi fanno boccacce e continuano il loro gioco.
La piccola Lisabetta in braccio a Caterina sorride divertita e sbatte le mani grassocce, mentre tutt'intorno si  fatto un largo silenzio.
Passa un uomo su un destriero elegantemente bardato, dalle zampe sottili e il morso nervoso.
 messer Cosimo, e rimbalzano l'informazione, poi si ode un applauso generale e un'unica voce: Viva Cosimo de' Medici, il nostro signore.
Lunga vita, Dio sia con voi. Le mani si alzano a toccarlo o a stringere un lembo del mantello ornato di zibellino, che porta disinvoltamente con una spalla scoperta. Accanto c' un fanciullo di pochi anni, vestito di broccato, come un piccolo principe.  Lorenzo, il nipote. Caterina ha un sussulto, quel ragazzo  destinato a un grande avvenire, lo vede declamare canti e discettare con uomini potenti e artisti e poi... meglio distogliere lo sguardo dalle fantasie, non vuole sapere cosa accadr al fanciullo che guarda altezzoso e ingenuo a un tempo.
Cosimo, attorniato dalle guardie, sorride e saluta chiamando anche qualcuno per nome e poi fissa il suo sguardo malinconico su Caterina, che accenna un inchino e arrossisce. Di profilo la ragazza nota il suo naso adunco e il rosso porpora del cappello e dell'abito che brillano al sole. In effetti c' in quell'uomo, in contrasto con l'espressione mesta, una forza che sprigiona dai suoi occhi e un'andatura altera come se avesse il mondo in gran dispetto. S, proprio cos pensa Caterina e cerca di ricordare dove l'ha gi sentito.
Mentre si sforza di far tornare alla mente chi abbia pronunciato quelle parole, osserva Cosimo allontanarsi con il suo seguito per prendere posto in processione e solo in quel momento si accorge che la bambina  sgattaiolata via fra la folla. Era attaccata al suo vestito, per un attimo l'aveva fatta scendere e, proprio mentre passava il signore di Firenze,  scomparsa. Cos piccola e spaurita, come far a ritrovarla e se qualcuno l'avesse rapita?
Lisabetta, Lisabetta, comincia a chiamare con la voce strozzata.
Avete visto una fanciulletta vestita di azzurro.  alta cos, con i capelli biondi a boccoli e....
Cercala pure, ma fa in fretta, che la folla potrebbe schiacciarla, mi sembra di capire che l'hai lasciata da sola. Dice una donna con fare di rimprovero.
No, mi sono distratta solo un attimo mentre passava messer Cosimo.
Non lo sai che con i fanciulli non ci si pu distrarre? Ora va, cercala e prega Dio di ritrovarla.
Che diranno il padre e la madre? Non posso nemmeno immaginare le loro facce, la loro disperazione. Devo ritrovarla ad ogni costo. Magari si sar nascosta o... non posso pensare altro. Cosa mi faranno se non la trovo?.
Presa dallo sconforto, vorrebbe fuggire. In quella confusione potr unirsi a una compagnia di girovaghi, forestieri, gente di campagna che torner alle proprie case e l'aiuter. No, non si illude, la riporterebbero alla padrona. E la bambina, come abbandonarla al suo destino? La bambina ormai si  persa, Caterina, le urla una voce dentro, Vai per la tua strada fai i fatti tuoi, non la troverai pi e allora i genitori ti daranno una punizione esemplare o ti consegneranno alla giustizia.
L'istinto le dice di cercare Lisabetta, a ogni costo.  troppo piccola e indifesa. L'idea che possano farle del male la costringe a muoversi, a procedere a passettini. Caterina spinge con i gomiti: scruta, si abbassa, domanda a tutti, ma nessuno risponde; sono presi dalla festa,  come cercare un ago in un pagliaio, nella migliore delle ipotesi qualcuno che la conosce la riaccompagner a casa pi tardi, altrimenti un'anima in pi in Paradiso, dove ce ne sono cos tante che nessuno se ne preoccupa. I bambini muoiono come le mosche nei primi anni di vita e i genitori finiscono col rassegnarsi alla sorte, sperando che mettendone al mondo tanti qualcuno sopravviva e diventi adulto, ma le ferite rimangono aperte, come  accaduto con la Ginevrina di monna Vaggia e con la figlia del barbiere. Quante ne ha viste durante la peste, accasciate in un angolo o deposte in fretta nelle fosse comuni. Ma questa volta no.  solo colpa sua, deve ritrovarla, altrimenti andr ad annegarsi in Arno.
Caterina, afflitta, ma con la determinazione che viene dalla paura, cerca un luogo d'osservazione pi alto. Dopo vari tentativi sale sui gradini del Duomo. Da l guarda la distesa di gente, come un tappeto in movimento oscillante, non riesce a scorgere n l'azzurro dell'abito n i boccoli e tantomeno la figuretta di Lisabetta. Rimane cos, attonita e senza fiato, urtata e palpata da mani viscide e sudate. Apprezzamenti pesanti le vengono rivolti apertamente, profferte e inviti.
 terrorizzata e non sa cosa fare, chiamare le guardie, forse implorare, buttandosi ai piedi di Cosimo affinch l'aiuti. Ma mentre se ne sta l prostrata si sente toccare sulla spalla, in un sussulto si volta. La bambina le tende le braccia esili piangendo e lei l'afferra, con il cuore impazzito di gioia; ne aspira il profumo acuto che sa ancora di latte e urina, quando volgendo la faccia in su verso la persona che ha riportato la piccola, una sorpresa ancora pi grande le fa spalancare la bocca e strabuzzare gli occhi.
Salute a te, Caterina, non dirmi che non mi riconosci, mi pare mill'anni che ci siamo incontrati e la guarda inclinando la testa, con aria complice e sfrontata.
Un momento di silenzio: a entrambi torna alla mente l'immagine del fuoco a palazzo Davizzi, la notte dell'incendio.
Salute Francesco, sono sorpresa di trovarti dopo tanto tempo, in mezzo alla festa di San Giovanni risponde senza esitare.
 la tua figliola, si era perduta? indica la bambina che le si  avvinghiata al petto, come un rampicante tenace.
Oh no,  la nipote di monna Lusanna, la mia padrona. Sono cos felice di averla ritrovata, non puoi immaginare la paura che mi sono presa.
Francesco sorride compiaciuto; i loro occhi si incrociano per un attimo, ma Caterina china lo sguardo. Stringe la bambina cullandola un poco, mentre Francesco le spiega di averla vista in lacrime al canto dei Leoni, sotto lo speziale del Cappello e nessuno che sapesse dirgli chi fosse; poi una donna ha ripetuto che l'aveva vista in collo alla russa e lui col fiato in gola l'aveva cercata fra la gente.
Caterina si limita ad annuire,  troppo felice per la bambina, non pu e non vuole pensare ad altro, n riesce ad esprimere i suoi sentimenti. Tace e osserva il passaggio della processione: chierici e preti, monaci e frati, di varie regole, e abiti dal marrone al bianco al grigio, fino al nero. Portano in mostra un'infinit di reliquie, di fronte alle quali tutti si inginocchiano e fanno il segno della croce, restando sbalorditi. Seguono le compagnie d'uomini secolari, a coppie, sotto lo stendardo della chiesa dove la confraternita si raduna: alcuni vestiti da angeli intonano, con suoni e strumenti di ogni specie, laudi e canti melodiosi.
Non  stato facile... dice Francesco, accanto alla fanciulla estasiata.
Caterina sembra non ascoltare, poi si volta e sorride.
Francesco prosegue quasi urlando, e rinvigorito dall'espressione di lei, ribadisce che non  stato facile, affatto, con tutte quelle persone e i cavalli e i venditori. Poi da lontano l'ha vista sui gradini del Duomo e l'ha riconosciuta subito, nonostante l'asciugatoio in capo che le copre anche un po' il viso. Allunga la mano per scostarlo, ma lei si ritrae contrariata, ha deciso di non mostrare pi il biondo dei suoi capelli e non lo far certo ora, alla presenza del garzone di mastro Totto.
Francesco devo lasciarti, i parenti di Lisabetta saranno in pena e sicuramente mi puniranno, ma non mi importa, ora che l'ho ritrovata potr sopportare ogni cosa.
Anche di avermi incontrato, dopotutto sono stato io a riportartela, cosa sarebbe successo se non l'avessi vista?.
Ti ringrazio e sono in debito con te, ma ora, lasciami andare.
Sono tornato per la festa e ho sperato di rivederti dice abbassando la voce e cercandole la mano.
Sei stato via a lungo? Lo ignoravo. Una schiava non riceve notizie se resta a casa e nessuno si preoccupa di farle sapere cosa succede a coloro che ha....
Coloro cosa? Continua! incalza Francesco.
Coloro che ha conosciuto, come te, monna Alessandra e sua figlia....
Firenze  grande ma le notizie corrono, specialmente al Mercato Vecchio o dal fornaio, mentre le donne aspettano.
Io non vado a cuocere il pane, oggi sono uscita perch la mia padrona ha voluto cos.
Lusanna di Benedetto, il sarto di Schiavonia? La vedova di Andrea Nucci, il linaiolo. Era amico dei miei fratelli, ha lavorato per loro. In questi giorni non si parla d'altro, veramente di lei si  sempre ragionato,  molto bella e poi dicono abbia avvelenato il marito; la vedemmo insieme allora....
Non  vero, Lusanna non  malvagia, non pu aver ucciso il marito. La conosco bene. Solo che  troppo bella per non destare gelosie fra le vicine, soprattutto dopo il matrimonio con ser Giovanni.
Quale matrimonio? Si dice sia la sua ganza e per questo  montata in superbia e non saluta pi nessuno.
Veramente il matrimonio c' stato, alla presenza dei testimoni, in casa del fratello.
Cosa dici! Hai assistito, hai visto con i tuoi occhi il prete che dava la benedizione?.
No, io sono arrivata dopo in casa sua.
Gi, il regalo di nozze di ser Giovanni: la schiava.
Caterina si adombra e prova un dolore acuto al costato, cos abbraccia ancora pi forte la bambina, che solleva la testa impaurita, svegliandosi dal sonno che l'ha colta.
Vado via, ti ho detto, devo proprio ritornare dai padroni.
Guardati intorno! La folla te lo impedirebbe e poi i birri hanno chiuso con le corde e i pali, proprio ora che stanno passando i barrocci.
Caterina si gira e non pu trattenere un grido di sorpresa. Davanti ai suoi occhi si  materializzato un enorme carro con sopra fanciulli e adulti che oscillano nel vuoto o sobbalzano al movimento. Le trombe e i naccarini accompagnano con una musica cadenzata dal timbro cupo. Non fa in tempo a realizzare di cosa si tratti che i portatori all'ordine di un maestro riprendono la marcia. La gente applaude, qualcuno si fa il segno della croce, i bambini gridano di sorpresa, salutando altri fanciulli che dall'alto sobbalzano e a mani giunte sorridono, felici nei loro abiti candidi e orgogliosi mostrano ali di piume morbide che oscillano al ritmo lento dei buoi.
Ma sono angioli! esclama Caterina, stringendo e riaprendo gli occhi, dubbiosa se credere ai suoi sensi.
Sei rimasta a bocca aperta, certo che non lo sono. Si tratta di fanciulli, poveri e meritevoli, che si sentono chiamati a una funzione importante e i genitori pensano cos di guadagnarsi il Paradiso.
Per un attimo mi sono apparsi come spiriti celesti, mai li avevo visti prima.  straordinario, come fanno a stare lass fermi, senza cascare a terra?.
Ci sono dei congegni di ferro che li sostengono, ma non li puoi vedere perch intorno intorno si aprono gli abiti e i festoni di ghirlande.
Bello! E batte le mani come una bambina, la piccola Lisabetta la imita, ridendo felice.
E non potresti credere quali meraviglie furono create per il Concilio, quando arrivarono i Greci con l'arcivescovo di Russia e l'imperatore Giovanni rimase tutto inzaccherato nell'acquazzone; poi entr nella chiesa di San Felice in piazza.
Nevvero, l'arcivescovo di Russia era qui?.
L'ho visto con questi occhi, ero solo un fanciullo, ma lo ricordo come fosse ieri. Dentro la chiesa il soffitto era pieno di angeli e santi che si muovevano volteggiando nell'aria e i contrappesi dei ferri giravano e spostavano le figure che si illuminavano allo scoprirsi dei lumi. Sembrava proprio di essere in cielo e questa meraviglia procur al costruttore grandi lodi. Era Filippo, il grande Brunelleschi! esclama.
Anche questo  davvero un corteo strabiliante, sembrano per i carri di Carnasciale, quelli li ho visti una volta dalla finestra.
 proprio quello che dice il nostro arcivescovo Antonino. Pare che voglia proibirli, forse  l'ultima volta che li vedi. Il nostro arcivescovo  un sant'uomo, ma in materia di divertimenti e feste si mostra piuttosto rigido; del resto  uno scotto che bisogna pagare quando abbiamo a che fare con i santi!.
Un santo! Sei sicuro? e intanto pensa che se anche i santi sono dell'opinione che la schiavit sia giusta, allora non c' speranza.
Caterina guarda, guarda, sta arrivando San Michele Arcangelo con la spada pronta! Lo vedi?  sul prossimo carro.
La ragazza fa un sobbalzo e non riesce a trattenere un grido, mentre stringe la bambina coprendole la testa con il braccio: grandi ali nere che volteggiano, forconi e caligine. Intorno una nuvola di fumo. In mezzo a quest'immagine infernale, San Michele vestito di bianco e con i ricci biondi trattiene e spinge con il piede nudo e roseo un essere nero e schifoso che si dibatte ai suoi piedi.
Mio Dio, ma  proprio lui? chiede trattenendo il respiro.
Certo,  Satana con i suoi diavoli, ma San Michele lo ferma.
Al passaggio del carro, donne e fanciulli urlano ma qualcuno ride divertito e motteggia con il pi intraprendente dei demoni, quello schiacciato dal piede.
Satanasso, ti hanno catturato, ora prova a liberarti se sei cos potente. Vai da mastro Lorenzo e tentalo con una donna.Va che se ti riesce ne catturerai di anime!.
Ma lo sanno tutti che Lorenzo non gradisce le donne, nemmeno le pi belle, travstiti da fanciullo, sar facilissimo per te risponde un altro.
Il diavolo apre la bocca e mostra la lingua vermiglia e lunga: i denti risplendono bianchissimi, fra il rosso e il nero della pelle.
Caterina indietreggia e si copre la faccia, poi comincia a tremare tutta e si accascia. In quella confusione nessuno pare accorgersi di niente. Francesco abbraccia la ragazza e la sostiene, cercando di liberarle la faccia dall'asciugamano che porta sul capo. Spunta una testina biondissima che il ragazzo si appresta a ricoprire con la stoffa. La bambina piange, la folla si accalca. Francesco si sente smarrito e vorrebbe proteggere la ragazza, ma non sa esattamente cosa fare. Poi ricorda che mastro Totto le aveva dato qualcosa da mordere e le infila in bocca un fazzoletto, ma disavvedutamente un dito rimane incastrato sotto i denti che stringono forte. Trattiene un grido e alla fine, con difficolt, riesce a sfilarlo. Ora  pieno di sangue e la bambina continua a piangere. Sono tutti protesi a guardare i diavoli, quando scorge una mendicante che li osserva.
Aiutami, prendi la bambina, devo portare mia moglie via da qui dice turbato.
La donna lo guarda senza rispondere, continuando a mangiucchiare un torsolo di mela fra i buchi della bocca, quasi senza denti.
Ti ricompenser e fa tintinnare le monete dentro il sacchetto di cuoio che porta appeso alla cintura.
Gli occhi della donna brillano, getta via il torsolo e allunga le braccia verso la bambina. Un odore pesante di cibo marcio si diffonde nell'aria, gi satura di effluvi. Ma questo  veramente troppo e lo stesso Francesco non nasconde un moto di ribrezzo. Poi si riprende e le porge la bambina.
Spintonando e urtando la gente che ostruisce il passaggio, risponde alle imprecazioni con un Datti la mala Pasqua e procede a testa bassa, fino a che la folla dirada e si apre un varco, cos arrivano sotto la volta dei Pecori e da l proseguono verso la chiesa di San Salvadore, addobbata per la festa.
Caterina  un peso morto e, quando finalmente trovano una panca libera, Francesco la adagia con cura. La fanciulla apre gli occhi e si guarda intorno smarrita.
Cosa  successo, dove mi trovo? Mio Dio, Lisabetta.  stata ritrovata?.
Eccola, la vedi!, la bambina le si getta addosso, e smette di piangere.
Francesco allunga qualche moneta tintinnante alla mendicante che non sembra soddisfatta e lo guarda con un ghigno. Meriteresti il bastone e non monete sonanti. Va', sparisci.
La vecchia si allontana svelta, trascinandosi la gamba offesa come un trofeo.
E tu, Francesco, cosa ci faccio qui?.
Caterina, ti sei sentita male nella calca, hai avuto quel mancamento....
Ho capito, non dirmelo, lo so, ancora una volta eri presente tu... mi dispiace.
Non dire cos, io, io ti sono venuto in soccorso e sono felice di esserti stato accanto, come quel giorno nella bottega del barbiere.
Ah, allora, la prima volta che ci siamo visti... e tu hai mantenuto il segreto?.
Non dubitarne. Io in questi anni ho pensato sempre a te... io ti amo.  turbato lui stesso della semplicit di quelle parole.


Capitolo 18.

Quel traditore di Giovanni mi ha ingannata, sono sua moglie e lui si  preso la figlia di Piero Rucellai! grida Lusanna non appena Caterina varca la soglia di casa. Eppure mi ha dato l'anello prosegue, guardando fissa Giuliana, l'amica che  venuta a trovarla appena saputa la notizia.
Gli  vero quello che ho detto, cio che egli non ti torrebbe mai, risponde Giuliana.
E tu non l'hai visto fuori con la sua ganza, quel traditore infame?, dice a Caterina, facendo il gesto di strapparsi i capelli.
Ferma, padrona, volete sconciarvi la testa? Non l'ho visto oggi alla processione, e poi sapete io e Lisabetta ci siamo perse, abbiamo avuto paura l in mezzo.
Di cosa cianci, come ci si fa a perdere? Allora non hai guardato come ti avevo ordinato? e fa per allungare la mano aperta.
Caterina ha un sussulto e chiude gli occhi, mentre uno schiaffo sonoro le si stampa in faccia. La bambina ricomincia a piangere spaventata, quel giorno ha vissuto anche troppe avventure per la sua et, forse non ricorder molto, ma di sicuro assocer lo schiaffo alla giornata di festa, quasi fosse stata lei a riceverlo. Giuliana prende la bambina e comincia a cullarla, raggiungendo il vano della finestra per osservare cosa accade di sotto. Dice a Lusanna di calmarsi, dopotutto ha avuto anche l'anello e quello non glielo leva nessuno e potr andare dal vescovo e raccontare come sono andate le cose. Ammesso che tu sia creduta! aggiunge a bassa voce.
Lo sguardo di Lusanna ha un guizzo improvviso che le illumina il viso acceso di rossore sulle gote. Ch'io sia consolata, Giuliana. Mi auguro che tu abbia ragione, a ogni modo mi batter con le unghie e coi denti per riaverlo, quel traditore.
Caterina osserva in silenzio i repentini cambiamenti d'umore della padrona, le sembra troppo volubile e fragile. Per strada ha fatto finta di non ascoltare, ma al suo passaggio, molti commentavano su di lei. Dicevano che Lusanna  montata in superbia e ancora non sa, la meschina, che ser Giovanni ha sposato una Rucellai, come  giusto che sia. Da quando in qua la figlia di un sarto della Schiavonia pu aspirare a una casa illustre fiorentina? era la frase che circolava per le strade.
Si favoleggiava di doni e gioielli degni di una principessa, perle e rubini dentro un forziere per le gioie e un cassone fatto dipingere appositamente da un maestro valentissimo, qualcuno suggeriva il nome del Ghiberti stesso! E poi, proseguivano: Il pranzo con biancomangiare e beccafichi avvolti nelle foglie di vite, e la sposa, quindici anni, bionda e senza trucco, chiara, con le pianelle, bella e grande nella persona e onesta! Ser Giovanni ha saputo scegliere alla fine e la buona memoria di suo padre non sar turbata concludevano in molti.
Ah, ah, ora la Dalmata abbasser il capo e si vestir d'umilt.
Nemmeno se le si spalancasse l'Inferno con tutti i diavoli! Vedrai di cosa sar capace:  una furia. Il matrimonio  stato celebrato ieri alla loggia dei Rucellai, ma nessuno sapeva niente, tranne i parenti stretti e tutti gli invitati sono stati avvertiti da ultimo. Proprio al palazzo che disegn l'Alberti.
Caterina si era ben guardata dal raccontare alla padrona i discorsi che aveva afferrato, anche se avrebbe voluto chiedere come mai Marietta Rucellai fosse considerata una mercanzia, come lei stessa dopotutto. Forse che Lusanna lo era stata per il marito Andrea? Correvano voci che non fosse attratto dalle donne ma dai maschi.
Si sente spossata e stanca, come se avesse preso un'usciata in pieno viso. Non ricorda. Era sulla panca di San Salvatore con Francesco che pagava quella mendicante. Poi piano piano le tornano in mente gli ingegni, la festa, la bambina persa e poi ritrovata. Cerca di rimetterne insieme i cocci, per farli combaciare e ricostruire un vaso. Avrebbe bisogno di quiete e riposo, ma non  possibile. Se solo potesse riprendere a scrivere, forse comprenderebbe meglio.
Francesco  tornato. Francesco ha detto che la ama, ma perch era andato via? Non ricorda pi cosa  successo la notte dell'incendio.  passato tanto tempo, la casa di monna Alessandra, la peste e poi ser Giovanni l'ha ricomprata dal fratello di ser Lapo Davizzi e... manca qualcosa, un coccio che impedisce di chiudere, cos l'acqua esce e il vaso  inutilizzabile. Eppure un baluginio si accende e...
Caterinaaaa! Vieni subito! grida attraverso le stanze Lusanna, come se quella casa fosse un castello. Antonio le chiede: Dove sei stata con la bambina? Non ti abbiamo pi vista.
La schiava arriva e intanto il baluginio nella sua testa si  spento e il ricordo sparito nel buio. Spiega che all'arrivo di ser Cosimo a cavallo si  distratta e li ha persi di vista.
Dove sei stata tutto questo tempo? Hai una brutta cera, color verde rame. A ogni modo, hai sentito, a Firenze non si parla d'altro, pare che tutti sapessero, solo noi eravamo all'oscuro. Possibile che non hai udito nulla per le vie? dice Antonio con tono burbero.
No, credetemi e arrossisce, ma lui non se ne accorge, preso com' dalle beghe familiari. Comunque ritrovarla a casa con la piccola  un sollievo. Non vuole castigarla, dopotutto la schiava  premurosa e docile. Una volta sola l'ha battuta, uno schiaffo, non ricorda perch. Dopo si era dispiaciuto, in vita sua non aveva mai usato le mani con nessuno, n con la moglie n con i figli e per questo tutti lo considerano un debole, ma lui ama la quiete, vivere del suo lavoro e pregare Dio. Adesso se non fosse per la sorella potrebbe dormire sonni tranquilli.
Si erano illusi, tutti, di questo matrimonio, eppure lui non era affatto sicuro, gli sembrava che la superbia di ser Giovanni mal si confacesse all'umile casa di via del Cocomero. Certo il rito era stato celebrato e c'erano anche testimoni, alcuni vicini, ma nessun notaio aveva rogato l'atto e ora Lusanna s'era ficcata in testa di querelare l'amato mettendosi contro una delle famiglie pi potenti di Firenze. Spesso come la fortuna toglie cos d e come d cos toglie pensava fra s.
Entra Lusanna, fiera e con gli occhi rossi, prorompendo: Allora Antonio, tu mi accompagnerai dal nostro vescovo e insieme racconteremo il fatto.
Sorella, ma non baster, occorreranno denari per il processo, avremo tutti gli occhi addosso.
Non m'importa, ci sono i 250 fiorini della dote riavuta alla morte di Andrea, ora non mi servono pi e se riesco a dimostrare che sono sua moglie dovr prendermi anche senza dote.
Cosa vuoi che siano 250 fiorini per la famiglia Della Casa. Ma ragiona, smettila di illuderti, ci hai umiliato e hai gettato la vergogna su tutti noi.
Lui deve vergognarsi, e dovr restituire la dote ai Rucellai, e prendere me come moglie legittima. Immediatamente avverte il rimorso per il fratello e le nipoti ancora da maritare e dice sentenziosa: Hai ragione, ammazzami.
Ammazzati tu! ed esce sbattendo l'uscio.
Subito dopo appare Giuliana; evidentemente ha origliato e con fare risoluto si accosta a Lusanna che annaspa come alla ricerca d'aria e le dice di ricordarsi del vescovo Antonino e se suo fratello non l'aiuter potr rivolgersi a un procuratore.
Lusanna annuisce, ancora non riesce a parlare e l'ultima frase del fratello l'ha colpita in viso come una secchiata d'acqua gelida. A uccidersi ci aveva gi pensato e la morte le era apparsa nel pomeriggio l'unica soluzione per porre fine alla sua sofferenza e togliere il disonore dalla casa del fratello. Soprattutto senza Giovanni la vita le appariva vuota. Per i mesi e gli anni a venire, cosa avrebbe atteso ancora? Non un figlio che quelli non erano venuti, non un'altra casa o altro marito. Le si apriva l'orrore di un'esistenza chiusa fra quattro mura come pinzochera o peggio moglie di un villico che per tutta la vita le avrebbe rinfacciato il suo passato.
Non si sarebbe venduta a nessuno, mai e poi mai. Bisognava combattere e sperare nell'aiuto del vescovo santo. Certo, si diceva che avesse risposto a Cosimo in persona che non era necessario raccomandarsi al vescovo, perch se il Grande Medici era nel giusto avrebbe avuto giustizia, n pi n meno che l'uomo pi umile di Firenze. Lusanna era nel giusto e dunque lui l'avrebbe aiutata, giacch Giovanni non poteva prendere due mogli, anche se una era giovane e ricca e l'altra figlia di un sarto della Schiavonia e senza amicizie.
Tu hai ragione Giuliana, combatter da sola per ottenere ci che mi spetta. Io sono la moglie di ser Giovanni della Casa.
Riconciliati con tuo fratello, se si ravvede ti sar d'aiuto. Da noi una donna non pu rappresentarsi da s nei tribunali, allora fa' pace con lui e rabboniscilo.
Sei saggia Giuliana e generosa, ascolter i tuoi consigli. Ti ringrazio.
Fa' come ti ho detto... e se hai bisogno, vai al Presto, presso l'Ebreo degli Spini in piazza Santa Trinit, per il mantello e il vestito verde con le maniche a liuti avrai quel che ti necessita in fiorini, e nessuno sapr niente dei fatti tuoi.
Seguono giorni convulsi alla ricerca di un procuratore per la causa di Lusanna. Antonio si reca personalmente dal vescovo e viene ricevuto, con sua grande meraviglia. Una camera spoglia: un gran crocefisso di legno al centro della parete sotto il soffitto a volte. Il vescovo si ricorda della famiglia di Antonio, che abitava nella casa di via del Cocomero, dove aveva vissuto con la madre vedova prima di entrare nel convento dei Domenicani.
Quando torna a casa il fratello, visibilmente eccitato, racconta quanto sia stato colpito dalle parole dell'uomo. Ma quale uomo? Un santo che, con grande semplicit ma allo stesso tempo con una determinazione sorprendente, ha spiegato cosa fare e si  mostrato amareggiato che una vedova onesta fosse stata beffata da un uomo importante, un usuraio, che contraddice le leggi di Dio e non rispetta il sacro vincolo del matrimonio. Pronunciava le frasi con una vocetta stridula che non si addiceva al portamento e alla carica, ma le sue parole erano confortanti e quando Antonio nel congedarsi si era inginocchiato e aveva baciato l'anello, il santo si era alzato mostrando una corporatura esile e rattrappita e aveva detto: Non  me che devi ringraziare, figliolo, ma Lui indicando il crocefisso dagli occhi tristi.
Antonio  tornato a casa raggiante e pieno di speranza, forse la sua sfortunata e bellissima sorella non ha avuto torto nel far valere i propri diritti di donna maritata, poi ripudiata per una giovanetta di famiglia nobile, s, ma che il Della Casa non aveva la facolt di sposare. Bigamo, aveva sentenziato il vescovo. Perch proprio ora Giovanni ha cambiato idea? Si domanda il fratello, senza trovare risposte.
Certo, la relazione di Lusanna con Giovanni era incominciata prima che morisse il marito di lei, in casa dei vicini, dove si incontravano, ma questo l'arcivescovo non lo avrebbe saputo.
Lusanna esulta e il viso appare disteso: fra il biondo dei capelli lucenti si staglia l'incarnato roseo in cui finalmente i grandi occhi scuri appaiono asciutti, seppure un po' arrossati. Ha un'aria infantile e indifesa che la rende ancor pi attraente. In casa sono abituati a vederla superba e rabbiosa, capricciosa e triste, lunatica, come dice lo speziale che le prescrive pillole di malva e clisteri.


Capitolo 19.

Caterina va spesso fuori, al pozzo ad attingere acqua, al forno per il pane, a comprare caci marzolini al Mercato Vecchio. Le serve di altre famiglie le chiedono sempre informazioni sulla sua padrona; qualcuna insinua che adesso abbasser la cresta, altre vantano la bellezza di Marietta e dicono che Lusanna  troppo vecchia e rimarr sola e senza protezione. Poi  figlia di un sarto della Schiavonia e gli stranieri sono tutta gente rotta e perch non hanno nulla penano poco a levar campo e cos questi, chi credono d'essere! Se a suo padre avessero dato una bella lezione, come quando assaltarono con pietre e bastoni la casa di Niccol fiammingo e cercarono di rapirne la figlia dopo averlo ucciso... Erano del popolo di San Lorenzo, perch gli stranieri vengono per lo pi qui ad abitare e prendono le nostre case e ci rubano i lavori. Lo inseguirono fino in via Guelfa e lo ferirono con un coltello... Vi rammentate, poi i condannati ottennero la grazia per Pasqua concludeva la storia una vecchia.
Caterina non pu ricordarsi dell'episodio, ma sa che gli stranieri sono malvisti e spesso scoppiano risse e qualcuno ci rimette la vita. Pensava che Lusanna ormai fosse stata accettata, invece i fiorentini non dimenticano, hanno memoria lunga e sono superbi coi forestieri, specialmente quelli di Schiavonia. Finch era stata con ser Giovanni... e ora cosa accadr mai? Per, si  accorta di un andirivieni in casa, sensali che cercavano di combinare un nuovo matrimonio per Lusanna. Ora che tutti sanno, qualcuno si  gi fatto vivo. La padrona  ancora molto bella e i fiorini della dote fanno gola a qualche tessitore.
Il fratello, che s'era rincuorato dopo il colloquio col vescovo Antonino, cerca di non scoraggiare i pretendenti perch da uomo semplice, ma con i piedi saldamente ancorati a terra, sa che non si pu esser certi dell'esito, santi o non santi che t'aiutano. Il mondo  fatto per i potenti e di questo  certo. Meglio non rischiare di perdere capra e cavoli.
Nell'affaccendarsi generale, Caterina ha meno da fare in casa, salvo trascorrere lunghe ore con Lisabetta che le  tanto affezionata e ha finito col chiamarla mamma, cosa che la turba profondamente. Ma certi pensieri se li fa passare strofinando pavimenti e andando ad attingere acqua al pozzo in piazza San Lorenzo, dove incontra Francesco, che sembra trovarsi l per caso. Si scambiano brevi frasi e lui la guarda con occhi imploranti e teneri. Caterina cerca di apparire distaccata e fredda ma in cuor suo si sente felice. Il garzone, non pi barbiere, imbarcatosi con Tommaso Minerbetti lavora per la sua compagnia che ha sede a Genova. Di l a pochi giorni la nave ripartir ed  sua ferma intenzione condurre la schiava con s, a qualsiasi costo. Caterina ama questa risolutezza e la forza che sprigiona dalle sue braccia robuste. La giocosit dei primi incontri  stata sostituita dalla sensualit del desiderio che esprime con tutta la sua persona e con lo sguardo. Un luccichio si accende anche negli occhi di Caterina, quando lo guarda e ne ammira i riccioli scuri e lucidi che si scompiglia togliendosi il berretto e facendo l'inchino. Caterina ride divertita e si compiace. Ma c' qualcosa che non riesce a comprendere bene. Un lampo si accende negli occhi e Francesco si incupisce di colpo come fosse ormai su una galea lontana nel mare.
Un giorno sotto la volta delle case dei Martelli la spinge dentro il portone.
Allora hai preso la decisione?.
Pazzo! Sei pazzo, Francesco, non andremmo da nessuna parte, ci riprenderebbero subito. Gli Otto di Guardia hanno messo quattro tamburi per le denunce anonime contro gli sviatori di schiave.
Caterina, gli Otto di Guardia sono una magistratura nuova, voluta da Cosimo. Ha suscitato dissenso tra i giudici tradizionali, nessuno ne riconosce l'autorit e poi, ormai, dovresti avere pi fiducia in me. Pensa se m' dura cosa ripartire per star via ancora mesi e non rivederti e magari perderti per sempre. Lusanna deve restituirti a ser Giovanni, lo sai bene, lui ti reclama a s per la legittima moglie Marietta.
Vatti con Dio, Francesco, quando tornerai vedremo: saprai del testamento di monna Vaggia. Io devo esser libera, ma il testamento non si trova.
Sicuro, come non si  pi trovato ser Lapo e la casa di via Porta Rossa  vuota e nessuno ha pagato i lavori dopo l'incendio. Caterina, pensaci bene.
Ho paura, cos rischio di perdere quel poco che ho. Qui ho Lisabetta, le voglio bene e anche Lusanna dopotutto  una brava donna.
Una troia! Ecco quello che va dicendo di lei ser Giovanni e dice anche che presto avr ragione al processo, che andr a Roma dal Papa in persona.
Francesco forse ti prendi gioco di me! Ora che stai diventando un mercante sposeresti dunque una schiava?.
Siam noi sul motteggiare Caterina, non l'hai capito che ti amo davvero!.
E non ti importa del Manigoldo e che io, io... tace e ricaccia indietro, come un boccone viscido, quello che sta per raccontare e che non ha mai detto a nessuno.
S il tuo male, ma riesci a vivere e penso tu possa anche avere figliuoli.
Caterina scuote il capo tristemente.
Insomma non si vuol stare a giocare e la cinge con foga, quasi senza avvedersene. Subito sente il corpo della ragazza cedere sotto l'abbraccio e i due iniziano cos ad abbandonarsi ai baci e alle carezze.
Ehi! Voi due che fate al buio? grida una voce che rompe l'incanto.
Nulla, la fanciulla non sta bene e io la sto aiutando, risponde Francesco, cercando di coprire la ragazza per non farla riconoscere.
S, aiutando... So io cosa volevate fare e qui nel portone di casa mia. Accor'uomo! Marito vieni fuori, porta la lanterna che non si vede!.
Caterina, copriti il capo con lo sciugatoio e andiamo via dice con un fil di voce e la prende per mano trascinandola all'aperto.
Per fortuna non passa nessuno, escono in tempo per udire i vicini imprecare.
Hanno scambiato la nostra casa per il bordello da quando vengono alla Stufa a lavarsi, tutti questi tedeschi che si arrangiano a fare i tessitori.
Sicuro, e danno la colpa alla peste che si  portata via tanti uomini. E se ragioniamo delle gravezze, noi paghiamo il catasto e loro si arricchiscono, come quella Lusanna che ora va dicendo che  la moglie di ser Giovanni della Casa.
Le voci si spengono nella corsa verso la piazza e i due ragazzi riescono a malapena a salutarsi prima che Caterina chiuda dietro di s l'uscio di casa.
Domani ti aspetto al Canto alle Macine, al forno dei Bonsi. Caterina sospira, in cuor suo sa gi che non potr mancare all'incontro. Ha ceduto, ora sente di appartenergli. Ja tebja liubli, dice con le parole che credeva di aver dimenticato e aggiunge: Tu sei il mio respiro, cos ripeteva la nonna quando erano rimaste sole loro due dopo l'inverno della fame.
La nostra diletta figlia in Cristo, Lusanna di Benedetto, donna di Firenze, ci ha informato che nonostante sia legalmente contratto il matrimonio tra lei e un certo Giovanni di Ludovico della Casa, costui ha sposato un'altra donna con pubblico rito e scambio di promesse e di anelli e con le atre cerimonie solenni d'uso... in nomine dei, a d 4 del mese di giugno, in Roma...
Hai sentito sorella, cosa scrive il Sommo Pontefice in persona, Callisto III in questo breve messaggio? Devo andare subito a consegnarlo al vescovo, perch vedi con questa lettera il nostro Antonino, che Dio ce lo conservi in salute, pu istruire il processo contro Giovanni per aver peccato di bigamia.
Mio Dio, ma per la bigamia c' il rogo, mi aveva detto Giuliana Magaldi quando era ancora vivo il povero Andrea!.
Questo  quello che dicono i semplici, hai mai visto un rogo per i potenti?.
A dire il vero no, in tutta la mia vita, per potrebbe esserci una prima volta e poi ho paura per me stessa.
Non ti riconosco Lusanna, combattiva e fiera, ma,  adesso che la cosa si fa per davvero, non vorrai mica trarti indietro? Visto che siamo in ballo....
No, voglio continuare! Andr in giro a testa alta e potr dire che sono la moglie di ser Giovanni della Casa.
Antonio esce per recarsi in fretta al vescovado, mentre Lusanna chiama la schiava che sta giocando con Lisabetta.  euforica e, contrariamente alle sue abitudini, si ferma ad accarezzare la nipote, lodando Caterina per le attenzioni verso la piccola mentre la madre  occupata a tessere il lino nella bottega del marito.
Caterina, preparami l'abito, voglio uscire. Devi accompagnarmi a messa, ho bisogno di pregare. Sai, ci sar il processo e voglio ringraziare la Vergine per avermi fatto la grazia.
Sono felice per voi, spero che non sar arduo incontrare i giudici e spiegare. E di Marietta cosa ne sar?.
Affronter il mondo se sar necessario, non ho paura di nessuno e tantomeno dei Rucellai, potenti, s, ma io ho il vescovo dalla mia parte. Marietta trover qualcun altro che la sposi,  giovane e la dote promettente far gola. Certo non  pi vergine ormai. Tanto peggio per lei, non doveva sposare Giovanni, lo sapevano tutti che eravamo marito e moglie e lui mi amava e mi ama da dodici anni!.
Sar stato il padre a volerla sposare e poi per Marietta non  vecchio?.
Mi fai meravigliare, non sai che a Firenze i mercanti si sposano intorno ai quarant'anni? Prima devono curare i loro affari all'estero, non ricordi il figlio di monna Alessandra, Filippo? La madre andava in chiesa a cercargli moglie.
Ecco l'abito per uscire e Caterina tira fuori da un cassone di legno una sopravveste azzurra di seta, molto semplice. Prendo le pianelle ricamate.
Almeno le pianelle le abbiamo tenute, mi spiace per l'abito con le maniche a liuti, ma servivano denari per il processo, sospira chiudendo gli occhi.
Per strada Lusanna incede con portamento regale, un piede avanti all'altro: occhi bassi, china il mento appena e accenna un mezzo sorriso a destra e a sinistra a quanti la salutano. Caterina la segue, leggermente arretrata, ha per mano la piccola che fa i capricci perch non ha voglia di camminare: osserva gli occhi degli uomini, guardano la padrona con desiderio, ma non osano sfidare il suo sguardo come invece fanno con lei.  ancora bellissima, si pu capire che ser Giovanni abbia perso la testa, poi, dopo la morte del padre,  diventato lui il capo famiglia e ha la potest sui figli del fratello appena morto. Troppa responsabilit tutta insieme.
Per come lo ricorda, Giovanni  un uomo pratico, pieno di superbia, come tutti i fiorentini, anche quelli poveri e... non vuole ripensare al resto. Certo un bell'uomo, gran portamento, virile. Scuote con forza la testa. Vorrebbe seppellire dentro di s quel dolore. Con l'aiuto di Antonino forse... ma Caterina ci spera poco. Quell'uomo, quella brutalit, anche se lei era solo una schiava, quell'uomo non accetter mai di essere messo nel sacco e sbugiardato davanti a tutti. Un brivido le percorre la schiena. Ha giurato a se stessa di cancellare tutto, come se il bambino non fosse mai esistito, mai nato. Stringe forte la mano di Lisabetta, che la trascina oltre l'angolo, al canto dei Tedaldi. La bambina lascia la mano e comincia a correre, poi si ferma all'improvviso, rassicurata dal fatto che Caterina  dietro.
Padrona, aspettatemi. Riprendo la Lisabetta e vi raggiungo.
Non fare come l'altra volta, sbrigati. Questa fanciulla ha l'argento vivo addosso, se fossi sua madre sarei preoccupata. Quando crescer dovr maritarla presto, prima della maggiore che ha quattordici anni, mentre parla raggiunge le due che fissano, dietro una finestra, due occhietti verdi spalancati e un musino a punta.
Gatto rosso, gatto brigante. Venite via, andiamo.
Muscina, muscina, musc chiama la bambina.
La bestiolina si avvicina incerta sulle zampe, ma la padrona le ordina di continuare la passeggiata e poi un gatto non porta niente di buono, pensa.
 cos piccolo, viene voglia di prenderlo in collo.
Non farti intenerire, non mi piacciono i gatti.
Lisabetta piange, ma viene trascinata scalciante e col visino paonazzo, mentre la schiava cerca di consolarla con parole dolci. Lusanna non ha garbo con i fanciulli, pensa, eppure dice di volerne uno a tutti i costi, ma  solo per legare a s Giovanni. Ah, se conoscesse la verit! E intanto abbraccia la bambina per calmarla.
Saranno i vermi che la fanno gridare cos. Lo speziale ha una ricetta con aloe e succo d'arancia per farne un impiastro che si dovr applicare sopra il cuore .
Occorre l'argento vivo, le altre misture non funzionano, lo vidi con le mie sorelle. Basta non possiamo pi spendere danari dallo speziale, tanto i vermi passano come sono venuti. Quante ciance per questa fanciulla!.
Caterina fa cenno di s con la testa. Oh se potesse usare le erbe della nonna, di sicuro avrebbero tutti un gran giovamento! Sorride perch la sua padrona  tornata dell'umore allegro, come quando era felice con ser Giovanni e lui, entrando in casa, domandava a voce alta: Dov' la mia moglie?.
Attraversano un tratto di via del Cocomero, una strada ampia con alti edifici, poi svoltano fino al palazzo dei nobili Pucci per imboccare infine via dei Servi fra i negozi di ceraioli che si accalcano numerosi all'inizio. Al passaggio delle donne garzoni e artigiani escono fuori dalle botteghe per osservare e fare commenti, con in mano le caratteristiche statuine di cera, le stesse che Caterina aveva visto portare in processione alla festa di San Giovanni, ma pi piccole.
Questi fallimagini dovrebbero essere pi devoti degli altri e invece ci guardano come se non avessero mai visto una donna in vita loro, le dice Lusanna all'orecchio.
Mastro Benintendo, o che non le avete finite tutte le immagini per la festa di San Giovanni? domanda a un uomo corpulento con le maniche della camicia arrotolate e in mano una statuina abbozzata.
Monna Lusanna, le richieste alla Vergine non si esauriscono mai e sono delle pi strane, guardate questa!.
Le donne si fermano ad ammirare. Per quanto il lavoro non sia finito ha tutta l'aria di raffigurare un gatto. La bambina grida di gioia e vorrebbe tenerlo in mano. L'artigiano si piega e le porge l'oggetto. Lisabetta ride contenta.
Ma ditemi  proprio un gatto?.
Una gatta, a esser precisi... me l'ha commissionata uno che l'avea perduta e fece un voto, se l'avesse ritrovata di mandarla all'Annunziata dei Servi e cos far.
Una gatta! Mastro Benintendo vi pare cosa naturale far voto per una gatta!.
Madonna mia, che ho da dire, c' chi fa voto per avere un bambino e chi per ritrovare una bestia. Io mi limito a eseguire il lavoro, purch mi paghino.
Ma questa  idolatria, monna Lusanna dice prontamente Caterina. Un modo per gabbare Dio e tutti i Santi.
Caterina taci, non son cose che puoi comprendere, piuttosto maestro Benintendo, quanto mi costerebbe una figura non tanto grande?.
E cosa vorreste che vi forgiassi di bello?.
Beh, qualcosa come un putto, ma senza ali, e con tanti riccioli intorno al volto e un bel sorriso sulla bocca a forma di cuore.
Ho capito, vorreste un fanciullo da portare all'Annunziata.
S, solo per diletto e non per voto, vorrei regalare alla Madonna un'immagine fatta da voi, bella come questa gatta, ma con sembianze umane.
Mastro Benintendo sorride e aggiunge Vi coster diciamo dieci soldi e un cacio marzolino, ma se volete aggiungiamo anche un fiocco d'argento per appenderlo e quello sar un po' pi caro.
Va bene, mi raccomando usate tutta la vostra arte e non lesinate con la cera.
Sapr accontentarvi, rimarrete soddisfatta e magari la Madonna vi far la grazia!.
Ma che dite, io sono vedova, lo fo per una mia parente che non pu avere figlioli e se ne duole da mattina a sera, cos l'aiuto.
Non dubitate, tornate fra qualche giorno, accenna un inchino e guarda con insistenza Caterina prima di rientrare a forgiare le immagini dentro un gran calderone fumante e profumato di cera.
Le donne riprendono il cammino verso la chiesa che si staglia tutta bianca alla fine della strada. Lusanna pensa che Caterina debba tacere quando si parla di cose sacre. Ma non la rimprovera perch  contenta della lettera ricevuta dalla Curia e poi dell'immagine che vuol portare in chiesa per la grazia. A quel punto il processo sar di sicuro vinto e se Giovanni si ritrovasse un erede nessuno metterebbe pi in dubbio il loro matrimonio. Un erede! Di certo sarebbe maschio e bello come il sole, con i riccioli biondi come i suoi e gli occhi simili a tizzoni ardenti del suo uomo: in pi la ricchezza aiuta sempre.
Lusanna ha proprio voglia di chiacchierare e si rivolge a Caterina: I fiorentini si lamentano sempre delle tasse, ma con questo nuovo sistema non si sfugge e siccome gli stranieri pagano, non avranno pi da ridire. Ma tu Caterina lo sai, quando vivevi al palazzo di ser Lapo, chiss quanti ne hai visti in coda per presentare i fogli agli ufficiali del Catasto, perch c' dal 1427, io avevo sette anni e lo ricordo bene, quell'anno mor la mia povera mamma... e poi mio padre spos Mea... e.... Caterina si limita ad annuire, non osa contraddire la padrona.
Parlando, parlando entrano in chiesa: Oh, che icona meravigliosa!  l'effige della purissima madre di Dio, quella che hanno dipinto gli angeli! esclama Caterina emozionatissima. Dinanzi sono allineate le immagini di cera che pu ammirare da vicino: una moltitudine di figurette. Piccole, grandi, nuove o antiche e consunte, ma tutte appese alle pareti. Certo belle sono belle davvero!
Lusanna, tutta raccolta con le mani giunte e lo sguardo pietoso, spiega che le persone guarite sono pi di seimila. Uno era stato colpito da una freccia, l'altro era cieco, la mano di cera vuol dire che era senza mano.
Madonna, vedete laggi dei putti coi piedi scalzi e la vestina corta, proprio come lo volete voi da mastro Benintendo!.
S, pi bello, coi ricci. Il mio bambino sar il pi bello e le si illuminano gli occhi, poi si inginocchia a pregare.
Caterina non sa se la padrona potr esaudire il suo desiderio di maternit, ma ricorda che per lei l'evento arriv in modo assai brutale, senza che ci fosse necessit di chiedere nulla. Oggi anche lei potrebbe domandare una grazia, magari per la buona riuscita della fuga con Francesco. Desidera essere libera, ma non sa come si rappresenta la libert. Forse un uccello con le ali aperte, una colomba gentile, meglio un'aquila che vola alto e ha gli artigli e il becco per catturare le prede e difendersi.



Capitolo 20.

Babushka cara,
ho trovato il tempo di scriverti solo questa notte, perch ora dormono tutti dopo aver festeggiato per la lettera che il pope di Roma ha inviato al vescovo di Firenze a proposito del matrimonio della mia nuova padrona con un signore ricchissimo e superbissimo. Questi ora ha sposato un'altra donna e vuole divorziare. Io sto bene con la padrona che  bellissima ma strana, un giorno ride e l'altro piange, un'ora  adirata con me e l'ora dopo mi ha perdonata. Per le voglio bene e penso anche lei, a modo suo. Mi dicevi che capivo sempre le ragioni dell'altro e che sapevo perdonare.
Monna Vaggia mi ha fatto dono della libert, sul testamento, ma il notaio  morto di peste e non si trovano pi le carte. Chi crederebbe mai a una schiava!
Forse un giorno torner ser Lapo e tutto sar chiarito. Per ora attendo alle mie mansioni e spero che la nuova padrona trovi ragione in tribunale, diversamente io sar di nuovo venduta. C' il giovane che dice di amarmi, Francesco, che vuole portarmi via. L'aveva gi detto prima dell'incendio al palazzo. Ha viaggiato molto, ora  tornato e insiste perch scappi con lui. Io ho paura, ma lo amo e vorrei seguirlo. Vorrei mettere un'immagine nella chiesa della Madonna dei Servi, si chiama proprio cos. C' un'icona dell'Annunziata che aiuta le donne e tutti coloro che hanno bisogno di esser soccorsi, anche chi ha perso un gatto! Poi dicono che noi crediamo negli di e non siamo cristiani!
Tu non puoi rispondere a questa mia che non ti arriver mai e poi non sai scrivere, n comprendi la lingua fiorentina, ma sappi che penso a te ogni giorno. Chiss se papa  tornato dal viaggio e ha portato di che sfamarvi. Io qui mangio tutti i giorni e ho messo su carne. Forse papa ha trovato una nuova sposa. Sarebbe buona cosa per lui.
Tua Ekaterina schiava

Appone la firma e soffia sul foglio per asciugare l'inchiostro. La prossima volta non scriver pi schiava! Lo ripiega con cura, come ha visto fare a monna Alessandra. Chiude la lettera insieme alla penna d'oca e la boccettina nera, dietro il mattone, dove appende la pentola che nasconde ogni cosa. Avrebbe tanta voglia di leggere un libro. Prova a raccontarsi da sola la storia della castellana di Vergy, per paura di dimenticarla.
Caterina ha deciso di tornare in chiesa alla Santissima Annunziata. La scelta della fuga  un richiamo, una ghiottoneria per un'affamata, cui non sa rinunciare, ma  consapevole che fare qualcosa contro la legge potrebbe portarla alla distruzione. Di nuovo picchiata e umiliata. Di nuovo esposta ai pi perversi desideri e di sicuro marchiata, infamata, forse mutilata. Questi orrori risuonano come moniti a una fuga con Francesco, desiderata, agognata, ma soprattutto temuta. E se Francesco scoprisse la verit? Mi terrebbe ancora con s o scapperebbe di nuovo? Non c' nessuno a cui chiedere consiglio, nessuno pu aiutarmi, eccetto babushka, lei s,  tanto devota alla Vergine che forse soccorrer la sua povera Ekaterina. Oh s, s! esclama mentre gira le matasse di lino nel calderone e si brucia la mano perch ha rimestato con troppa forza nell'acqua bollente.
Padrona, mi sono fatta male, dov' l'unguento, datemi qualcosa.
Prendi la brocca dell'acqua, rinfresca la pelle e ti dar refrigerio.
L'acqua l'ho gi versata sopra ma  finita e continua a dolermi, aiutatemi, vi prego grida la schiava saltando da un piede all'altro e smuovendo il braccio.
Esci, va fuori, corri al pozzo a prendere altra acqua e poi ti dar l'unguento, sbrigati, va' non voglio una schiava mutilata. Corri. E ride.
Giunta al pozzo dei Toscanelli trova le donne radunate che spettegolano come al solito. Parlano della padrona, ma cambiano subito argomento. Le donne l'aiutano a tirare su il secchio cos riesce a rinfrescarsi la pelle. Le consigliano di trovare una pianta di aloe e usarne il succo. Ce n' una vicino al Convento di San Marco. Corri, vai che la padrona ti aspetta e non ti fermare a parlare con i garzoni. E ridono scomposte e sonore, come uno stormo di anatre allo stagno, schizzandosi a vicenda.
Prosegue a testa bassa col capo coperto per non esporsi agli sguardi. A quest'ora sono tutti indaffarati nelle botteghe. Le strade appaiono silenziose e ombreggiate. Il caldo comincia a farsi sentire, ma non  ancora insopportabile. Per ora non ci sono stati segnali del morbo, forse quest'estate li risparmier, specialmente se non verranno piogge, come accadde dopo la notte dell'incendio e morirono in tanti. Povero mastro Totto. Sar felice lass, far le barbe agli angeli. Ride dell'assurdit, ma se li immagina tutti pronti per essere serviti da quel brav'uomo, in fila con le ali ripiegate e i riccioli biondi da sacrificare alle forbici e la peluria sul viso da eliminare. E le femmine? Forse gli angeli non hanno la barba!
Intanto  arrivata in piazza e ha modo di contemplare, sui due lati, la lunga fila di colonne grigie che ornano lo Spedale degli Innocenti, con le ghirlande e i tondi decorati di putti azzurri e bianchi. Alla fine dei portici, nascosta dietro la scala, la ruota. Una grata con un rozzo desco di legno che gira. Solo i bambini molto piccoli passano attraverso la grata per essere deposti. La campanella serve a richiamare l'attenzione, affinch le madri possano dileguarsi senza essere viste. Era finito l il suo bambino? Quello che aveva appena intravisto, prima che ser Giovanni lo avvolgesse in una coperta per portarlo via nella notte, mentre lei era rimasta sola a piangere e contorcersi dal dolore. Dopo la sofferenza del parto, un altro strazio che l'avvolgeva, senza darle tregua, senza spasimi e contrazioni, solo dolore bruto.
Troppo ossuto, pare un coniglio - aveva urlato la levatrice -, sar mica uno scambiatino? aveva gridato. Tanto va a finire agli Innocenti e dunque ci penseranno loro, se credono sia stato scambiato dal demonio con quello vero.
E cosa gli faranno? aveva replicato Caterina terrorizzata.
Nulla. Spesso vengono lasciati morire affinch il demonio li ricambi con i veri o... torturati, detto a bassissima voce per una nota di compassione.
Sei schiava e allora il figliolo non  tuo, ad altri spetta la decisione e se il padre vuole pu riconoscerlo e lui sar libero, secondo la legge fiorentina.
Ripensando a quel bambino, di cui non conosce la sorte, si domanda spesso della medaglietta spezzata da far combaciare con l'altra met, cosicch un giorno possa ritrovarlo. Un giorno... s, ma quando? Visto che sarebbe fuggita con Francesco e, se tutto andava per il verso giusto, mai avrebbe rimesso piede a Firenze!
Lusanna non deve sapere quanto era successo prima che lei fosse regalata per le nozze segrete. Giovanni non aveva detto niente e anche Caterina tace, non deve raccontare a Francesco niente, mai. Questo  il prezzo da pagare per la fuga. Solo in chiesa trover conforto.
In Santissima Annunziata vede su un leggio il libro dei defunti sepolti nella cripta. Caterina legge sillabando il nome, accanto quello del padre e la carica o l'iscrizione all'arte, l'anno e il giorno della morte. Riprova di nuovo l'emozione di trasformare segni in suoni. I nomi cominciano a esserle familiari. Ora che inizia a sentire la citt meno estranea dovr lasciarla. Sospira profondamente e prosegue.
Nel cortile c' una piccola folla radunata, genuflessa. China il capo e si inginocchia anche lei. Dentro si celebra messa grande e non tutti hanno trovato posto, ma vogliono la benedizione del vescovo.
Antonino? chiede Caterina.
E chi altri se non lui susciterebbe tanta devozione a Firenze?, le spiega una donna dai tratti rozzamente scolpiti. Siamo arrivati qui, stamattina presto, cos attendiamo di vederlo, pare abbia preso sotto la sua protezione il caso di una vedova. Ci sar un processo... perch?.
Caterina, che sa tutto, preferisce tacere e annuisce.
Ma tu capisci la mia lingua, non sei del contado, non ho mai visto un viso come il tuo e dei capelli cos, perch li tieni coperti?.
Caterina sorride gentile, china lo sguardo e scivola via fra la folla. Ora meno che mai vuole farsi notare, desidererebbe somigliare piuttosto a una di queste contadine per rendere pi facile la fuga. Raggiunge a fatica l'ingresso interno alla chiesa, si sistema accanto al portone spalancato, in modo da udire le parole di questo sant'uomo, di cui tutti parlano e da cui dipende anche il suo destino.
Il silenzio  totale, facendo un grande sforzo riesce ad ascoltare la liturgia in quella strana lingua che non comprende. Il rito procede: in fondo un uomo vestito di rosso e intorno altri prelati e ghirlande di fiori, strisce dorate in una profusione di suoni secchi e sibilanti, cos monotoni che Caterina si assopisce quasi. D'un tratto le parole diventano comprensibili. La predica.
Il vescovo attacca nella sua vocetta sgraziata con la storia del funerale di un usuraio, allorch Sant'Antonio intim che quel corpo non dovesse essere seppellito in luogo sacro e ramment dal Vangelo di Luca: Perch dove  il vostro tesoro, l sar anche il vostro cuore. Allora i chirurghi aprirono il petto dell'usuraio ed effettivamente non lo trovarono: era nascosto nel forziere.
Fra i fedeli si solleva dalle panche un oooooh! di prolungato stupore e consolazione per quanti poveri e onesti sarebbero finiti in Paradiso con la Vergine e tutti i Santi e invece l'usuraio precipitato negli abissi con i diavoli, per sempre. Ma Caterina sa che non  proprio cos perch basta innalzare cappelle ed edificare chiese, lasciare agli ospedali, come hanno fatto per l'ospizio degli Innocenti, proprio l accanto, impiegando denaro. Diecimila fiorini nel restauro del convento di San Marco, come pare abbia fatto Cosimo, a detta di ser Giovanni che presta a usura lui stesso, tanto che gli hanno imbrattato la casa di rosso. Il vescovo distingue alcuni casi, ma Caterina a quel punto non ascolta pi e lascia che le parole scivolino come vapore leggero nelle sue orecchie, quando la sua attenzione  catturata di nuovo.
Un uomo vedendo una giovane di Schiavonia la condusse a casa sua e la tenne con s, ma in tre anni la schiava non profer parola... Non penserete che sia una bella cosa rapire una fanciulla al padre e alla madre in quel modo. Per io dico che, l dove se ne trova anche una sola che sia incantatrice o strega, fate che siano sterminate tutte, che se ne perda il seme, come dice il nostro San Bernardino, perch la schiavit  nelle Sacre Scritture e anche uno schiavo battezzato non  libero.
A quel punto Caterina non pu rimanere ad ascoltare e spingendo fra i corpi, sentendosi pi volte tastare, raggiunge l'ingresso ed esce respirando a pieni polmoni. La decisione  presa, non ha avuto bisogno di pregare: la risposta  arrivata dalle parole del vescovo. Fuggir, seguir Francesco, ma deve premunirsi. Al tempo!
Ripercorre in fretta la via dei Servi; vuole arrivare presto a casa, non deve irritare Lusanna, e intanto osserva la mano che ha cominciato di nuovo a dolerle per la scottatura. Una vescica ricopre ormai il dorso e le dita appaiono rattrappite e rosse. Si  dimenticata della pianta di aloe e l'acqua non ha avuto il suo effetto. Che importa, guarir e non sentir pi dolore quando sar scappata con Francesco.
Oddio,  l che l'aspetta, al solito posto, dove si erano dati appuntamento qualche giorno prima, ma ora  tardi, non pu spiegare, deve tornare a casa.
Lui la vede e le corre incontro sorridendo.
E no, non ti lascio andare cos e le si pianta davanti a ostruire il passaggio.
Ti prego, fammi passare, ti spiegher! Ci vedremo presto, te lo prometto.
Ma fuggirai con me, come hai detto?.
Lo giuro, verr con te dove vorrai, ma dovremo preparare la fuga per bene.
Fermati, dammi un bacio e la trattiene per un braccio.
Pazzo, potrebbero vederci e il nostro piano andare in fumo.
Hai ragione, ma io ti voglio, Caterina, non sai quanto ti amo e ti desidero, non posso pi aspettare. Mio Dio, cosa hai fatto alla mano?.
Nulla, un po' d'acqua a bollore, passer, ora brucia.
Allora va', ti aspetto. Non dimenticare: hai giurato.
Trascorrono giornate calde e intense per la famiglia di Lusanna. Caterina continua i suoi lavori di imbiancatura del lino. Fa molta attenzione al calderone che bolle sul focolare e aspira i vapori di cenere e stoffa bagnata che le lasciano una leggera sensazione di stordimento, come quando con Ghita beveva il vino di monna Vaggia, solo che quello aveva un sapore buono e odoroso. In casa stanno attenti alle provviste e la cognata tiene ogni cosa sotto chiave, quindi le  difficile assaggiarne ancora. Quando in famiglia festeggiarono l'arrivo della lettera da Roma brindarono e ne versarono un po' anche a lei. Un gusto cos forte e acuto, diverso dall'idromele o la birra della sua terra di Rus', non lo aveva mai assaporato.
Ser Giovanni non si  pi visto, le vicine dicono che  furibondo perch si  presentato a casa di Giuliana Magaldi in via dei Pilastri, dove i due si incontravano prima che morisse il marito. Lusanna non deve preoccuparsi perch Giuliana non pu che confermare degli incontri e anche delle nozze, celebrate in casa da fra Felice. Invece il fratello, pi esperto delle cose del mondo, ha paura che Giovanni possa comprare i testimoni; lui ha potere e denaro, senza calcolare l'amicizia di Cosimo! Antonio preferisce non rivelare queste considerazioni e lasciare la sorella tranquilla, visto che si  appena rimessa in salute e appare sorridente e di buon umore. Sarebbe una crudelt insinuare dubbi; forse sono solo brutti pensieri perch ha un umore malinconico, come dice lo speziale, quando va a comprare il lattovaro di iperico e melissa. Colpa della bile nera che spesso gli rende difficile prendere sonno.
Lusanna  amorevole con tutti e in special modo con Caterina. Fa strani discorsi circa la statuetta di cera commissionata a mastro Benintendo: sar pronta fra breve, ma in qualche modo occorre anche aiutare la Vergine a compiere la sua opera. Ora che Giovanni non viene pi a casa, sarebbe comunque impossibile rimanere gravida e dunque Caterina potrebbe esserle di grande aiuto, ovviamente la ricompenserebbe.... magari pi in l potrebbe liberarla.
La schiava non capisce, in ogni caso la sua decisione  presa. Fuggir.
Incontra Francesco al forno. Nel vederlo mentre si scuote i ricci Caterina avverte quel tuffo al cuore che segna ogni loro convegno amoroso e sente che le gambe vacillano. Un senso di gioia si impadronisce di lei, come quando beveva la malvasia con Ghita e dimentica tutti i dolori patiti, tutte le umiliazioni, le botte, dimentica perfino chi .
Oggi ti porto con me a vedere ci che avevo promesso di mostrarti, la prima volta che ci siamo incontrati da soli, quando ti condussi al Frascato. Ricordi?.
Eccome se mi ricordo! Che paura ho avuto, temevo mi volessi consegnare al Manigoldo. Francesco mio, ora devo cuocere il pane per Lusanna.
Non preoccuparti, andiamo al forno di Iacopo, al canto di Nello. Lasciamo la farina e lui ci dar una forma col triangolo, come sempre quando vai da sola, sono d'accordo, cos avremo qualche ora per noi.
Caterina  perplessa, il ricordo le ha risvegliato antiche paure.
Fidati, mi dispiace che quella volta hai dubitato di me. Comunque  vero, me lo propose, ma io non avrei accettato. Tu sei scappata e hai fatto bene perch lui non ci avrebbe pensato due volte a piantarmi un coltello in corpo e rapirti. Uno come lui non si fa scrupolo di niente dopo che ne ha giustiziati chiss quanti alle Stinche, per volere della Signoria certo, ma il boia ci provava un gran gusto. Infatti fu condannato per le crudelt su un fanciullo che aveva fatto soffrire troppo mentre lo strangolava. Riusc a evadere, in quei giorni convulsi della pestilenza. Mi credi adesso?.
Caterina annuisce, presa dalla dolcezza dello sguardo di Francesco pi che dalle sue parole.
I due si avviano con fare sospetto e cauto, evitando le strade pi affollate che delimitano il Duomo. La cupola spicca rossa e perfetta da ogni slargo fra le vie e sopra i palazzi, grande come una sfera di fuoco, almeno cos appare a Caterina. Sono qui, fiorentini. Venite, questo  il centro del mondo, sembra suggerire. E da questo centro io mi allontaner per sempre, esclama felice.
Persa nelle viuzze del Mercato Vecchio: sente le voci dei venditori che sovrastano il fracasso dei carri e degli animali da macello. Gli odori si fanno penetranti come gli escrementi dei cavalli, ma soprattutto prevale quello dolciastro e acuto della carne dei beccai, sotto la ghirlanda. Li osserva da lontano e guarda le contadine davanti ai cesti di verdure e le serve con i corbelli per la spesa. Garzoni e venditori si affollano sugli usci delle botteghe e ridono e qualcuno gioca a cricca, o tric-trac. Molti uomini si dirigono verso il Frascato, dove ci sono i bordelli, ma Caterina scuote il capo, perch sia chiaro che non vuole passare da l.
Hai ragione - dice Francesco - faremo un'altra via, non voglio correre il rischio che ti perda come l'altra volta.
Caterina accenna un mezzo sorriso, ma quel ricordo la fa soffrire di nuovo.
Una donna vestita di stracci colorati fa volare con una mossa il cappello di un uomo. Lo raccoglie, lo guarda maliziosa e se lo ficca in testa scappando via per un vicolo e ridendo a squarciagola.
Vedi, un gioco antico, la troi... la meretrice gli ha rubato il cappello e ora lui andr a riprenderselo e per riaverlo dovr pagare ride. E lui sar ben felice di pagare.  un gioco vecchio quanto il mondo, le meretrici lo sanno e i maschi si fanno catturare ben volentieri. Ma mi ascolti?.
Caterina  rimasta di stucco, quella donna sembrava proprio Ghita, eppure le avevano riferito che era morta di peste all'Antella.
Hai uno sguardo enigmatico come una gatta, anzi sembri la sfinge d'Egitto come me l'hanno descritta i viaggiatori.
No, mi ero sbagliata, per un attimo ho pensato fosse Ghita!.
Arrivano davanti a una chiesa, in piazza di Sant'Andrea, piuttosto angusta e deserta per l'ora. Di lato si apre la residenza dei Linaioli, come spiega Francesco, indicando il mezzo rosone a raggera sopra la porta intarsiata.
Eccoci, siamo giunti dove volevo condurti la prima volta. Ci tengo a mostrarti ci che mi sta a cuore e vorrei che insieme, insomma... Svelta, entriamo prima che tornino gli uomini da desinare.
Caterina tradisce un attimo di esitazione, ripensa a Ghita finita cos male, ma il ragazzo la tira per un braccio e la introduce all'interno dell'edificio. Poi si richiude il portone alle spalle.
Il buio della stanza  rischiarato dai raggi del sole che filtrano dall'alto e illuminano di taglio un grosso armadio collocato in fondo alla stanza. L'atmosfera appare sospesa cosicch i due procedono piano piano tenendosi per mano. Francesco avverte la rigidit delle dita di lei, un po' sudate. Con parole gentili e a bassa voce cerca di rassicurarla senza fornirle tuttavia spiegazioni. Via via che gli occhi si abituano alla luce, migliaia di stelle dorate nel blu cobalto del cielo si illuminano, creando una condizione di magica attesa. Caterina tace, lo sbigottimento iniziale  sostituito da un sentimento di curiosit e dolcezza, infatti adesso la sua mano stringe quella di Francesco, che la accarezza, chiudendola in un gesto caldo e protettivo. Dipinte, sul grosso armadio a punta, le immagini di due santi. Sembra di essere in Chiesa, pensa. Uno lo riconosce  San Marco, venerato anche in Russia.
 il santo patrono dell'Arte, i linaioli gli sono devoti perch un suo frate  stato rigattiere e don al convento le sue sostanze... poi fa cenno di tacere portando l'indice alla bocca e con un fil di voce le impone di chiudere gli occhi.
Caterina docile obbedisce e rimane immobile l davanti; ode un cigolio e un tonfo di porta sbattuta leggermente.
Ecco, ora puoi guardare!.
Uno sfolgorio d'oro e azzurro li avvolge e li trattiene muti di fronte a un' immagine grande e imponente di Maria col bambino riccioluto in braccio. Figure leggere contornano madre e figlio, sono angeli suonatori, sinuosi e impalpabili con i loro strumenti cos perfetti che sembra di udire una musica tintinnante.
Caterina osserva rapita l'eleganza del tratto e lo sfolgorio dei colori, in particolare il drappeggio del vestito, consistente come a toccarlo. E la spilla d'oro a rilievo, l'aureola raggiante.  meraviglioso, ancora una volta pensa sia la cosa pi bella mai vista e le ricorda le piccole icone russe.
Per dipingere coi colori oro e azzurro e argento, dei migliori e pi fini, e anche i lapislazzuli per i blu, hanno dato l'incarico a fra Giovanni da Fiesole che l'ha ultimata da poco ed  costata ben 310 fiorini all'Arte dei Linaioli.
Me ne aveva parlato gi monna Vaggia. La cifra  tre volte il prezzo che hanno pagato per lei, non pu fare a meno di calcolare.
Sei tu, Caterina! La Madonna ti assomiglia in maniera impressionante, guarda gli occhi un po' tristi e i capelli e il sorriso mesto... Non trovi? Eppure il disegno  del maestro Ghiberti e tu ancora non eri giunta a Firenze, come pu essere?
Ma come fai a essere cos esperto del dipingere? Ti sapevo barbiere e oggi sei mercante?.
Hai detto il vero, ma quando ti ho lasciata, dopo la morte di mastro Totto, sono tornato per un anno a stare a bottega dallo Scheggia. Ho imparato tante cose, so preparare le tavole e eseguire qualche particolare, ma non ho davvero appreso quell'arte, il maestro non mi ha pi voluto perch il mio talento era scarso, ma sai perch volevo farmi dipintore, Caterina?.
No, come potrei sapere, se non ti ho pi visto da allora.
Immaginalo, vedi questa Madonna come ti somiglia? Ecco io volevo dipingere la tua faccia e il tuo sorriso, volevo imparare quest'arte per raffigurarti e tenerti sempre con me. Ecco,  tutto: l'ho detto.
Caterina continua a tacere, abbassando gli occhi che iniziano a luccicare.
Quando ho visto questa Madonna, ho capito che mai sarei riuscito a uguagliare il maestro e ho abbandonato l'idea, continuando a dipingere senza cuore, come diceva il mio pittore a bottega: Francesco non porti amore per la nostra arte, torna a fare il linaiolo co' i tuoi fratelli.
E tu sei partito, invece....
S, per dimenticare! E poi i miei fratelli non mi volevano, non mi hanno mai considerato uno di loro, perch io sono... sono il figlio bastardo di mio padre. Sono stato allevato agli Innocenti, poi in punto di morte mio padre mi riprese, ero gi grandino, forse fece un voto. Non so nemmeno chi sia mia madre, n se  ancora viva. Per mi ha abbandonato e questo non potr mai perdonarglielo. Perch ti dico queste cose, Caterina? So solo che il Manigoldo mi ha fatto risvegliare un odio profondo contro tutti. Il Manigoldo, maledetto... Non riuscivo a tollerare che tu fossi stata di altri!.
Francesco, io sono una schiava, ricordalo sempre, e tu stai sviando una schiava, ci sono pene severe per questo.
Certo, ma fuggiremo insieme e allora sarai solo mia, mia per sempre. Potremo andare a Barzellona, avremo dei figlioli e tu sarai la mia donna.
Alla parola figlioli Caterina si adombra, forse  il momento di raccontare la sua storia... Ma si volge verso il quadro e l'immagine del bambino sembra ammonirla a non farlo. Caterina rimanda ad altro momento, non ora, no, questo  un attimo di perfezione. Qui davanti alla dolcezza dello sguardo di Maria, che ammira il suo piccolo, pu sperare in un'altra vita, finalmente libera. E San Marco poi non liber lo schiavo? Sicuro, come le raccontava sua nonna e qui  rappresentato proprio San Marco, il cui corpo come le suggerisce Francesco fu portato a Firenze prima di essere sepolto definitivamente a Venezia.
Caterina potremmo andarcene a Venezia e da l imbarcarci per Caffa e poi... ti riaccompagnerei in Russia....
Francesco!  un viaggio interminabile, pericoloso e poi, cosa troverei l?.
Come desideri. Ad ogni modo voglio portarti via al pi presto e te lo prometto davanti all'immagine di questa Madonna che tanto ti assomiglia e che cos bene seppe dipingere frate Giovanni. Prometti che diventerai la mia sposa?.
Qui davanti, Francesco, io ti prometto eterno amore e far come tu crederai.
Amor mio accontentate il vostro e mio disio, / prendiamo insieme dilettosa gioia!
Ancora una volta sente risuonare dentro di s i versi della castellana di Vergy, che ripete piano prima di abbandonarsi al lungo bacio davanti alla Sacra Immagine.
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FINE Parte 1.